Why do you love Cotugno? Diario di un salentino in Russia – Settimana 7

Giugno 2016. Mi sveglio. Accendo la TV. Guardo i risultati del referendum britannico e noto uno strano 51% vicino al SI’. Pensavo che il torpore mattutino fosse ancora padrone del mio corpo. È davvero accaduto, sta davvero accadendo o è semplicemente l’ansia per l’esame di economia (ne avrei avuto uno di lì a poco), che crea queste allucinazioni.

15008073_10210750585581200_1070151019_oNovembre 2016. Mi sveglio. Sono le nove qui in Russia. Guardo Vicky, è sveglia. Prendiamo il telefono in preda all’ansia. Come saranno andate le elezioni americane. Vabbè avrà vinto la Clinton, figuriamoci. I sondaggi non potranno essersi sbagliati, ancora. E poi Trump Presidente? È materiale da puntata dei Simpson, nulla di realmente realizzabile. Prendiamo il telefono, iniziamo a sfogliare le notizie. Trump è avanti. 244 a 218 e sta per vincere in Pennsylvania. Trump è il presidente degli USA. Inizio a ridere, lei diventa cianotica, anche se da buona teutonica è tutto tranne che olivastra solitamente. Non riesco a smettere di ridere.

Vado al bar. I soliti due cappuccini piccoli. Martina newyorchese di Brooklyn è in lacrime, ma io non riesco a smettere di ridere. Uno dei miei tratti caratterizzanti è il mio essere assolutamente inopportuno.  In un impeto di idiozia le chiedo come si sentisse, ovviamente senza far sparire quel ghigno sorridente dal mio volto, in risposta uno sguardo amichevole come Montero o Pasquale Bruno. Anche Hugh è stupefatto, cammina nervosamente, e risponde con poco entusiasmo alla mia domanda sulle elezioni. Mike invece decide direttamente di affogare la disperazione nell’alcool.

 A mensa, Daria, siberiana, lei non piange, anzi. Cosa ci poteva essere di meglio per i russi di una vittoria di Trump, un uomo che dichiara di voler distendere le relazioni con la Russia proprio nel momento in cui sembrava si stesse per sprofondare verso una nuova guerra fredda.

15060429_10210750586101213_577153916_oNon riesco a smettere di ridere. La mia prima discussione con Vicky era arrivata proprio su questo tema. Veramente pensi che Trump possa essere un buon presidente? Veramente saresti disposto a votare Trump? le sue domande, mentre probabilmente iniziava a chiedersi che razza di uomo stesse frequentando. Sia chiaro non avrei mai votato Trump fossi stato statunitense, ma probabilmente sarà meglio di una donna che in politica estera ne ha già fatti numerosi di disastri, la Libia ne è testimone. Probabilmente non c’era posto migliore per assistere a queste elezioni di Mosca. In Russia si può capire la loro vera portata, quanto realmente siano un punto di non ritorno della storia.

Guardare gli eventi epocali da un’altra prospettiva non è l’unica esperienza irripetibile che si possa vivere a Mosca. Da sempre quando sono in viaggio cerco di cogliere delle idee che potrebbero essere profittevoli anche in Italia, a Milano ad esempio vedrei molto bene un “time cafè”. Cosa sia un time cafè lo si potrebbe facilmente intuire dal nome, ma purtroppo vi toccherà aspettare qualche rigo prima di avere la risposta definitiva, perché da buon egocentrico ho anche bisogno di raccontare un po’ della mia deliziosa vita moscovita.

Dopo una giornata trascorsa tra monasteri ortodossi in atmosfere cinematografiche nel gelo moscovita, decidiamo di fermarci. Dove andare? Ho veramente bisogno di una cioccolata calda. Il freddo si sta impadronendo del mio corpo. Conosco un posto in centro, credo ti piacerà, dice Vicky.

15007942_10210750585741204_1852977444_oUsciamo dalla metro. Il gol di Suso mi fa per un attimo dimenticare del freddo, ma la bufera di neve mi riporta immediatamente alla realtà. Camminiamo molto poco, per fortuna. Entriamo. Dove siamo? Diciamo i nostri nomi. Dove siamo chiedo?  È un time cafè. Cos’è un time cafè? È un luogo meraviglioso. Si entra. Sembra di essere nella hall di un ostello. Gente rilassata, ci si prepara il caffè o il te da sé e dopo si lavano le stoviglie. Si paga in base al tempo in cui ci si trova lì. Tempo come risorsa essenziale della nostra vita. Pagare in base al tempo trascorso in un luogo e non in base a quanto si consuma. Idea innovativa, direi.

Tra una schitarrata e l’altra immagino dove poter costruire un posto simile in Italia. Ma soprattutto quale sarebbe il giusto costo orario. Dopo tre giorni ancora non sono arrivato ad un’adeguata conclusione. Due euro poco, dieci un po’ troppo. Come incentivare la gente a restare? Ecco, c’è per caso qualcuno che saprebbe risolvere questo rompicapo?

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Antonio Schiavano

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