Why do you love Cotugno? Diario di un salentino in Russia – Settimana 5

di Antonio Schiavano

Suso per Locatelli. Dai, su ragazzino, l’abbiamo visto tutti che c’è quell’angolino libero, tentalo quel tiro. Lo so che ce la puoi fare, te la spingo io dentro quella palla. Falla roteare per bene nello spazio, falla arrivare lì dove Gigi non può arrivare (Gigi eh, mica Gigio. Lui arriva dappertutto, vero Khedira?).

Da Mosca ci parla di Milan Juve? Sì, perché va bene il Cremlino, va bene la Piazza Rossa, ma una vittoria contro quelli lì rimane sempre una grande soddisfazione, soprattutto in una settimana che non è che abbia dato grandi gioie.  Il perché? Perché anche a Mosca ogni tanto ci si piglia male, si soffre, si pensa. Alla fine non mi riconoscevo mica più. Dopo un mese qui in Russia ancora nessuna fisima mentale, non mi ero neppure mai lamentato, oddio ogni tanto forse sì, ma comunque si era nettamente sotto i miei standard abituali.

Quindi, Suso per Locatelli. Suso per Locatelli. Suso per Locatelli. Cosa fa? Tira? Ma cosa tira da là. Non entrerà mai, non entrerà mai. Ma quando vinciamo? Non ce la faccio più a perder contro di loro. L’assenza di una vittoria contro di loro è un assedio, ma ti chiedo una tregua. E la tregua per fortuna l’abbiamo avuta, anche se durante l’assalto finale qualche sofferenza c’è stata. Ma Gigio, non Gigi, Gigio sa come arrivarci sulle traiettorie difficili. Sì, che lo sa.

Finisce la partita. Fischio finale. Cara Mosca, se anche in una settimana così regali queste gioie, non si può che amarti. Ma cosa sarà mai successo di così tragico durante questi tragiche giornate? Sono arrivati loro, l’incubo di tutti gli studenti. Gli esami, maledetti esami, stupidi esami. Vi odio. Ma poi come sarà mai un esame in Russia.  Tutto il weekend in dormitorio. Studia, consuma, crepa. Studia, consuma, crepa. E sono schiattato. Panic in the streets of Moscow. Un weekend fra domande fondamentali come “Cosa vuol dire per te Strategic Intelligence?”, grafici di economia, Molotov Ribentropp e il loro patto, un capolavoro della politica estera sovietica di fine anni Trenta.

Il gol di Locatelli, comunque, non è stato il solo momento degno di nota della settimana.  Forse, non è stato neppure il più importante. Ovviamente scherzo, vincere con la Juve dopo quattro anni è una soddisfazione quasi ineguagliabile; però ascoltare dal vivo Mearshmeir non è da meno. MEARSHMEIR. Durante il suo discorso ero tutto un fremito. Condividevo ogni sua singola parola, al contrario di Jasmine, ma lei è una yankee, cosa ci posso fare?

Si parlava di crisi ucraino-russa e Mearshmeir ha espresso un concetto molto lineare. L’Ucraina riveste un ruolo fondamentale per la Russia e non si poteva pensare che avrebbe assistito inerme al suo spostamento verso Ovest. Washington ricordi Cuba negli anni 60? La Baia dei Porci? Not on my border. Not in my house. Yankee come anche voi Juventini che tanto poi arriva Locatelli che mette la palla all’angolino e questa volta non c’è Rizzoli che tenga.

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