Why do you love Cotugno? Diario di un salentino in Russia – Settimana 3

Ed è giunto anche il momento di prendere la decisione più difficile: quale squadra supportare a Mosca? Per quali colori soffrire ogni domenica?

Prima di partire pensavo che la scelta sarebbe facilmente ricaduta sul CSKA. I suoi colori tendenti al rosso-azzurro non lasciavano presagire la possibilità di una scelta differente.  Ma è bastato poco per cambiare idea. Semplicemente non potevo supportare “la Juve di Russia” una squadra che assieme allo Zenit tiranneggia in Russia grazie alle sue ruberie.

Anche il bianco e il rosso, poi, non sono così male. Spartak Mosca. Squadra operaia, non del ministero della difesa o ancor peggio della Gazprom e con questo nome tendente al romano, che aiuta anche a far sentire un po’ a casa.

schiavano2-sett3Si va dunque allo stadio. Cielo ovviamente cupo e freddo tagliente. Mi mancava tantissimo andarci. Le domeniche a seguire il Casarano, poi San Siro, ormai era quasi un anno che non assistevo ad una partita dal vivo. Lo stadio dello Spartak è bellissimo, moderno. La partita inizia. Il suono dei tamburi mi rallegra fin da subito, ancora non riesco a capire perché in Italia li abbiano vietati. Dopo pochi minuti io, Andrea ed Edoardo, gli altri due ragazzi con cui siamo già in pieno clima partita. I tifosi russi ci guardano sbigottiti e sorridono per le nostre imprecazioni in italiano.

Lo Spartak sino a due settimane fa era primo in classifica con ben quattro punti di vantaggio sulla seconda.  Giocava in casa contro l’UFA una squadra di certo non nota ai riflettori internazionali, ma che deve aver studiato bene i manuali italiani di tattica calcistica. Un catenaccio puro per novanta minuti che però ha ben ripagato. Prima partita allo stadio. Prima sconfitta, ma l’amore per lo Spartak è ormai inossidabile.

Uscire dallo stadio mestamente, con il capo chino e il magone. Le delusioni calcistiche si vivono allo stesso modo ad ogni latitudine.

schiavano-sett3Ma non tutto quello che si vive a Mosca può essere replicato anche altrove. Stradoni. Musica soffusa. Lunghe file di persone camminano per strada. In lontananza la MGU uno dei sette edifici fatti costruire da Stalin simili in tutto e per tutto ad una centrale del male. Un edificio dittatoriale che incute timore, paura. Terrorizza. È il festival delle luci. Strane immagini vengono proiettate, ma non riusciamo a vedere nulla.

Ci spostiamo al Bolshoi. Il teatro più importante di Mosca, la Scala della capitale russa. Non si capisce bene cosa stia accadendo. Probabilmente siamo all’apertura di un festival techno. Soprattutto non si sa bene cosa pensare? È una meraviglia, emblema dell’eccentricità russa o un’incredibile accozzaglia di immagini messa lì per rintronare la gente?

Finalmente la Piazza Rossa. Perché dopo un mese? Tipica ignoranza italiana che preferisce il calcio alla cultura?

Durante il mese di settembre visitare una delle principali attrazioni moscovite è pressoché impossibili. I russi da buoni terroni del nord non perdono occasione per festeggiare la qualsiasi. Settembre è pieno di celebrazioni e durante esse la Piazza è del tutto inaccessibile.

schiavano3-sett3Anche la Piazza Rossa scatena emozioni contrastanti. Immensa con San Basilio sullo sfondo e Lenin sulla destra. I russi hanno la mania di controllare ogni singolo spazio. Recintare ogni luogo, racchiuderlo. I loro bisogni geopolitici di protezione dei confini vissuti anche nella quotidianità. Tutto ciò non è facile in Piazza Rossa. Entrati non se ne vede bene la fine e la cattedrale con le sue cupole multicolore è solo un puntino lontano.

Purtroppo i russi non condividono con noi meridionali anche la nostra proverbiale scarsa attitudine al lavoro. Qui non ci si riposa mai, neppure la notte.

Quattro del mattino. Non sono apparse neppure le prime luci dell’alba. Dall’esterno della camera si odono già escavatrici, martelli e le voci dei lavoratori che costruiscono a pochi metri dal nostro dormitorio una nuova residenza studentesca. Con il mio debole sonno non ho più alcuna speranza di dormire, soprattutto se il mio compagno di camera non la smette di russare, ma d’altronde da un popolo che condivide la stessa parola per soluzione e decisione (решение)non può certo perdere troppo tempo per costruire uno stupido dormitorio.

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Redazione

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