Why do you love Cotugno? Diario di un salentino in Russia – Settimana 2

Lezione di russo, interminabile come al solito. Dodici lunghe ore a settimana, un supplizio. Non fraintendetemi non è che non voglia provare ad imparare questa lingua, ma dover sopravvivere in un’aula con dinanzi una professoressa che pretenda tu le parli in russo quando ja nie gavarju po ruschi per niente, è alquanto difficile e provoca anche forti problemi alla tua autostima.

schiavanosett2-3Lezione di russo, dunque. C’è un nuovo termine da aggiungere al mio scarno lessico: kefir. Cosa sarà? Qualcosa di simile al latte. Ma è impossibile. Latte è moloko. È una delle prime parole che ho imparato. Aleksandra Casanova, pazza con lo sguardo da shining, non insinuare in me altri dubbi.

Si scopre che una sorte di latte salato, molto in voga anche in Turchia; ma lì, in Turchia, lo accompagnano con la carne, qui no. I russi non bevono latte o suoi simili durante i pasti. Non siamo degli stupidi yankee che ne tracannano a quintali ad ogni ora del giorno.

Certo è veramente strano che io ancora non abbia bevuto del kefir. Sono ormai ventitré giorni che ordino pietanze senza capire cosa mi toccherà mangiare. A mensa? Nessuno parla russo. Al ristorante? Lontano dal centro è quasi impossibile trovare un menù in inglese.

Ma l’assenza di un menù non è il principale problema dei ristoranti russi. Domenica sera, ancora sbigottito per il risultato di Inter-Juve, vado a mangiare al georgiano a pochi passi da casa assieme a Jasmine, Edoardo (SDA) e Ludovico. Credo che gran parte della prossima stagione di Gomorra la gireranno lì: con il suo arredamento pacchiano e il terribile karaoke di sottofondo sarebbe la location perfetta. Quantomeno le pietanze, ordinate ovviamente casualmente, sperando di non dover ingurgitare rospi, insetti et similia, erano ottime.

Vi sono però delle cose che non cambiano, a nessuna latitudine. Il post-sbronza è una faccenda terribile da affrontare in ogni luogo e a Mosca, forse, è ancora più difficile. Dopo tre anni di Milano credevo di esser ormai abituato ai cieli plumbei, ma sbagliavo. Non che mi manchino lu sule, lu mare e lu jentu salentini, anzi son ben felice di esserne lontano migliaia di km. Tuttavia aprire gli occhi in un edificio sovietico avvolto in lenzuola di dubbio gusto e con un grigiore abbagliante proveniente fuori dalla finestra non aiuta certo ad iniziare la giornata al meglio.schiavanosett2-2

La depressione ti avvolge, la voglia di uscire dal dormitorio è immensa, ma piove, fa freddo e siamo tutti inebetiti, in uno stato catatonico. Si va al bar, si ordina del cibo, questa volta va male, ma ingurgito lo stesso, devo sopravvivere. Il sabato va via così, davanti al pc, al bar del dormitorio.

 

Per fortuna tristezza e depressione non sono stati i sentimenti dominanti di queste prime tre settimane. In un capolavoro della letteratura mondiale, Febbre a 90, Hornby afferma che la vita di un tifoso e quella della sua squadra del cuore sono profondamente legate. Sono anni che calcisticamente le soddisfazioni sono piuttosto scarne, ma nelle ultime settimane il Milan vince, il Casarano anche e perfino io inizio a sentirmi bene.W

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Antonio Schiavano

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