Votare? È ora di cambiare

foto-marcoL’evoting, o preferibilmente voto elettronico, è strumento ed emblema di un processo più ampio, quello della democrazia elettronica (evito direttamente quello che è il termine inglese più utilizzato). Essa è un’occasione per superare la democrazia dei moderni, ritornando a quella degli antichi, cioè la democrazia diretta; infatti con le nuove tecnologie si può andare ben oltre l’attuale ruolo consultivo e referendario del voto. Tale assunto potrebbe per i più essere pregno di utopia. Non è proprio così. In Svezia è attivo il sistema OpenSweden (2004), in Finlandia è ben avviato il progetto noto come Esperienza di Tampere (1999). Queste due realtà sono la manifestazione della ricezione e dell’attuazione delle direttive europee riguardo il coinvolgimento del cittadino nei processi decisionali. Il “nostro” CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale) addirittura parla di cittadino elettronico che deve poter interagire con la pubblica amministrazione. Ebbene sì, l’Italia dal punto di vista normativo è la nazione capofila a livello europeo, essendo la prima ad avere un codice specifico per la realtà virtuale, tuttavia la differenza fra ciò che è scritto e ciò che è quotidianamente attuato è abissale.
Questa fase embrionale del processo ha generato comunque esperienze degne di nota. Una di queste è legata ai Media Civici, i media cioè utilizzati per finalità politiche volte all’unione fra media e cittadinanza: Facthacking, piattaforma della FondazioneAhref (nonostante i nomi, sono realtà italiane), che ha come obiettivo la creazione di una comunità di utenti che partecipino al miglioramento della qualità dell’informazione nel panorama nazionale. Altro esempio virtuoso è quello del Centro Studi Democrazia Partecipativa che ha realizzato Più cultura!, un portale che permette ai singoli cittadini di inserire proposte, formare dei veri e propri comitati di supporto, e votare le proposte giudicate ammissibili per un’eventuale realizzazione.
Punto di riferimento a livello mondiale è ciò che già nel 1994 è nato a Minneapolis (Minnesota) dall’idea dei fondatori di e.democracy.org, che hanno realizzato uno spazio di discussione e informazione online per le elezioni locali.
Così come varie sono le realtà fino ad adesso sviluppatesi, vari sono i livelli del voto elettronico: si va da quello semplice, a quello tramite dispositivi mobili, che è l’ultimo stadio del voto online. Per voto semplice si intende quello espresso tramite l’uso di un computer senza connessione internet. In tal caso, quindi, il computer sostituirà carta e matita. Esso può essere effettuato in una postazione ubicata:
• all’interno del seggio elettorale abituale;
• all’interno di un qualsiasi seggio elettorale tra quelli distribuiti sul territorio, in pratica l’elettore sceglie in base alla necessità del momento dove votare;
• fuori dal seggio elettorale, precisamente localizzata, ma in luoghi come stazioni, uffici postali, etc;
Per quanto riguarda il voto online, esso ha tre declinazioni; oltre a quella del voto online vero e proprio, cioè con l’utilizzo di internet da un terminale fisso, vi sono il voto tramite dispositivi mobili e il voto tramite telecomando. Ovviamente tali modalità dovranno essere scelte adeguatamente all’occasione, si rischierebbe infatti di ridurre l’espressione delle coscienze dei singoli cittadini a una votazione con telecomando in mano per chi è in nomination al Grande Fratello. Potrebbe da un lato incentivare con la sua semplicità alla partecipazione, dall’altro far morire quello che è un diritto e un dovere (già agonizzante visti gli ultimi dati sull’affluenza alle urne) conquistato a caro prezzo da chi ci ha preceduti.
Sicuramente il voto elettronico ha i suoi pro e i suoi contro. Una delle prime obiezioni che potrebbe essere mossa a questo sistema (soprattutto dai “maniaci della sicurezza cartacea”) riguarda la sicurezza, l’affidabilità e la trasparenza del sistema. Si tratta effettivamente di qualcosa di fondamentale, in quanto l’identificazione di chi vota, la segretezza del voto e la sicurezza del sistema stesso sono contrastanti e tecnologicamente ancora non sufficientemente garantiti. Posto che nessun sistema può essere definito assolutamente perfetto (sì, nemmeno la tanto amata carta), è ovvio che l’introduzione delle nuove tecnologie deve garantire livelli di garanzia e sicurezza almeno pari a quelli del sistema che va a sostituire. Non bisogna, perciò, farsi prendere dalle prospettive di risparmio in termini di tempo e spesa che il nuovo sistema garantisce, sacrificando quelle tutele che sono attualmente garantite dal sistema classico. Oltre a questi problemi che sicuramente sono quelli più impegnativi da superare, vi è anche il triste dato di fatto che risponde al nome di analfabetizzazione digitale. Adottare il voto elettronico (e qualsiasi altro nuovo strumento tecnologico) per aspetti fondamentali della vita del cittadino, senza essersi preoccupati della reale capacità di quest’ultimo di stare dietro al processo di informatizzazione della sua vita civica, dà vita al grave problema del divario digitale (mille volte più immediato di “digital divide”), che è l’impossibilità di accedere alle nuove tecnologie per alcuni cittadini che risulterebbero in una posizione di inferiorità rispetto agli altri. Per queste problematiche il Consigio d’Europa nel 2004 ha determinato le Linee Guida sul Voto Elettronico. In questo memorandum, oltre a principi base valevoli anche per il sistema classico, si sottolinea l’importanza della semplicità dell’interfaccia dell’eventuale piattaforma di voto che deve essere anche immediata e senza ostacoli alla partecipazione; si ribadisce come anche virtualmente i voti debbano avere lo stesso peso e come si possa esprimere un solo voto; si specifica come il percorso di voto debba essere invisibile, e debba presentare all’elettore tutte le opzioni di espressione di voto. Gran parte del documento è anche finalizzata alla segretezza del voto come si poteva intuire.
Se ci sono tanti ostacoli, perché allora insistere in un percorso che richiede nell’immediato grossi sforzi? Forse per i più sono sforzi superflui visto il periodo che vede il sorgere continuo di nuovi problemi. Effettivamente per una visione a stretto campo potrebbe essere così, visione che si è dimostrata più e più volte propria del nostro modo di pensare, volto al risolvere a qualsiasi costo i problemi di oggi senza pensare al domani. Ecco perché non si può assolutamente parlare di una società del progresso. Quindi il voto elettronico rappresenta innanzitutto un modo di snellire le procedure di espressione del suffragio, un tentativo di ridurre al minimo l’eventualità di errori nello spoglio, un’opportunità di contrastare la disaffezione elettorale dei cittadini. Questo strumento nel contesto della democrazia elettronica è l’occasione di raggiungere, conquistare, come dice T. E. Frosini, una «democrazia non delegante, ma partecipativa, che manifesta una nuova forma di libertà segnata dalla partecipazione del cittadino alla vita della collettività in forma di partecipazione al potere politico».

Marco Mariano

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