Vita, si uti scias, longa est

Di Marisa Marzano

Si è spenta all’improvviso, lasciando tutti basiti e profondamente addolorati, in una serena e apparentemente “innocua” notte di agosto, la giovane vita del professor Daniele Mastai, un ex allievo del Liceo Classico “Dante Alighieri” di Casarano, già promessa della Filologia Classica presso l’Università degli Studi di Pisa. Egli aveva conseguito la laurea cum laude in Lettere Classiche solo tre anni fa ed era un giovane brillante, dalle elevate doti morali e culturali, molto apprezzato nei molteplici aspetti della sua personalità.
L’ultimo confronto professionale solo 10 gg. prima del triste evento. Aveva mantenuto vivi e ben cadenzati, anche dopo l’eccelsa maturità classica, i contatti col suo Liceo e in particolare con la scrivente, sua docente di Lettere al Ginnasio e di Greco nel Triennio, colei che gli aveva trasmesso il “gusto” del tradurre e le fondamenta della Grammatica Latina e Greca, che lui poi, con le successive scelte universitarie, e grazie alla sua formazione, aveva saputo approfondire e portare a sommi livelli di conoscenza. Aveva dunque piacere di confrontarsi sul percorso di studi in funzione del conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento di Lettere Classiche nei Licei della Puglia. Attendeva i risultati degli scritti, era impaziente, ma non vanificava mai il suo tempo e si proiettava fiducioso sugli orali, che aveva già pronti.
Aveva fretta Daniele: di risolvere il tutto e di andare ad insegnare Latino e Greco, quelle discipline che coltivava sin dai banchi di scuola con curiosità, con passione, con dedizione estrema, amandone l’intrinseca e scientifica logica.
La supplenza come docente all’”Orazio Flacco” di Bari, conclusasi in giugno, era stata per lui una sorta di trampolino di lancio, un banco di prova: gli aveva fatto capire senz’altro – diceva – che amava insegnare, che quello era il suo futuro professionale, che voleva essere importante punto di riferimento per gli allievi, che aveva seguito con impegno vero durante l’anno scolastico e che avevano imparato a stimarlo e ad amarlo. E Daniele era unico in questo grazie al suo modo di fare, alla sua schiettezza, la sua generosità, la sua umiltà e all’enorme bagaglio culturale che si portava dietro e che tutti sapevano riconoscere a naso, da subito, appena proferiva parola o faceva qualche citazione, con dovizia di particolari e competenza, dai classici.
Diceva nei vari contatti “Professorè, io ogni giorno traduco Demostene o Isocrate o Plutarco”, e lo faceva davvero, instancabilmente, per il gusto di farlo e il desiderio di tenersi costantemente allenato. E quell’amore per i classici lo avrebbe portato, nei suoi disegni, a fine agosto, in Grecia, con un programma di viaggio già dettagliato e ben definito in luglio, per il quale si era appunto confrontato con la sua insegnante di Greco del Liceo.
Amava le lingue classiche, ma non disdegnava le moderne! Era tornato in pace da qualche mese con l’inglese, studiato ma mai tanto amato al liceo: diceva che il viaggio fatto ultimamente con gli allievi del “Flacco” a Londra gli aveva permesso di conoscere meglio, dal vivo, quella che fino ad allora gli era sembrata una lingua ostica, molto più del tedesco, che aveva invece imparato facilmente a Colonia, con l’Erasmus.
E grazie al tedesco manteneva ancora vivi i contatti con la Germania e con alcuni ricercatori dell’Università di Colonia che lo tenevano costantemente aggiornato sui risultati della ricerca e che di recente gli avevano trasmesso un frammento inedito di Saffo che lui aveva prima analizzato con attenzione e poi riportato, durante delle lezioni, agli allievi del Classico di Casarano e del “Flacco” di Bari, che lo avevano ascoltato ammirati. Daniele però non era solo amore per le Lettere, ma era da sempre poliedrico negli interessi: amava la musica lirica e, conoscendole a memoria, cantava goliardicamente a squarcia gola, in ogni occasione giocosa, le arie più famose delle varie opere; ed era anche un fan arciconvinto di Renato Zero e del suo “Carrozzone”, i cui brani apprezzava oltre modo. Era un attivista in politica, quella sana e disinteressata, che seguiva con attenzione e passione non solo nella realtà nazionale, ma anche in quella strettamente locale.
E Daniele era teatro, era talento puro e tanto, tanto altro ancora…
Seneca nel “De brevitate vitae” scrive: “Vita, si uti scias, longa est” e questa massima sembra più che mai calzante e oggi “quasi consolatoria” per la vita di Daniele. Egli si è spento a soli 25 anni, ma ha reso la sua esistenza lunga grazie all’utilizzo consapevole che ne ha fatto: era già diventato un docente stimato, prima ancora di essere abilitato a farlo e, grazie al suo modo di essere, all’intensità dei suoi molteplici studi ed interessi, ha lasciato un ricordo eterno di sé in tutti. Una vita breve dunque, ma straordinariamente lunga grazie a tutto ciò che di straordinario egli ha fatto.
Il 10 agosto, solo cinque giorni dopo il triste evento, ognuno, guardando le stelle in cielo, ne ha visto brillare una in più e di maggiore intensità e ha pensato al caro e tanto amato Daniele…

Con profonda e immutata stima…

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