Una speranza per i patriarchi della terra

di Giancarlo Colella – Direttore Responsabile

direttoreIl paesaggio salentino, caratterizzato da immense distese di ulivi secolari, che negli ultimi decenni hanno rappresentato un fortissimo richiamo per milioni di turisti, rischia di subire una metamorfosi irreversibile. Il batterio della xilella-fastidiosa, infatti, che ha colpito vastissime zone caratterizzate dalla presenza degli “antichi patriarchi della terra”, ossia i maestosi ulivi secolari che rappresentano un patrimonio dell’umanità e che rischiano il disseccamento totale, ormai è diventato l’incubo non solo dei coltivatori, ma anche degli ambientalisti e di molti politici. Le misure drastiche adottate dalla Unione Europea, che prevedevano addirittura anche l’estirpazione delle piante sane ubicate nel raggio di 100 metri dalle zone infette, ha provocato un movimento di protesta che rischia di diventare incontrollabile. In un periodo di crisi economica drammatica, con il settore industriale ormai quasi del tutto scomparso nel Salento, dopo la chiusura o il trasferimento all’estero delle aziende del tac (tessile-abbigliamento-calzature), la crisi dell’olivicoltura rischia di provocare una vera e propria catastrofe economica. Ma i Salentini non sono gente che si arrende facilmente e così le associazioni degli olivicoltori, col supporto dell’Università e della Ricerca, stanno sperimentando diverse strategie per evitare danni irreparabili nel settore. L’ultima sperimentazione è partita di recente in un’azienda ubicata in territorio di Presicce, in contrada “Massaria de lu feu”, dove il titolare dell’azienda, Giovanni Melcarne di Gagliano del Capo, ha innestato mille alberi secolari infetti con innesti di 250 varietà, di cui 220 varietà italiane e 70 pugliesi e salentine. Ma quali sono gli obiettivi specifici dell’operazione chiamata “Xilella quick test tollerance” che il proprietario del terreno ha finanziato in toto? “La valutazione e l’ottimizzazione della pratica dell’innesto in campo, hanno dichiarato i dirigenti provinciali della Coldiretti Brillante e Piccinno, la valutazione economica delle operazioni complessive per l’innesto, la messa a punto di una procedura rapida per la valutazione della sensibilità varietale, l’individuazione delle varietà più resistenti al batterio ed al disseccamento rapido dell’ulivo”. Ma nel frattempo gli olivicoltori continueranno a vivere nell’angoscia per il loro futuro e per il loro presente. In proposito dal sindaco di Presicce, Riccardo Monsellato, è partito un appello alle istituzioni regionali, nazionali ed europee affinchè si programmi un intervento tempestivo per gli agricoltori colpiti da questa calamità, esonerandoli dal pagamento degli oneri contributivi almeno per un anno e prevedendo un supporto economico che li aiuti ad affrontare una tragedia che non ha precedenti nella storia, riportando il settore olivicolo al suo ruolo trainante dell’economia salentina e restituendo al Salento ed al mondo intero quel patrimonio ambientale rappresentato dai “patriarchi della terra”.

Gli obiettivi specifici del progetto “Xylella quick test tollerance” sono: 1) la valutazione e l’ottimizzazione della pratica dell’innesto in campo 2) la valutazione economica delle operazioni complessive per l’innesto 3) la messa a punto di una procedura rapida per la valutazione della sensibilità varietale in condizioni di pieno campo 5) la valutazione della sensibilità al batterio della biodiversità varietale, salentina, pugliese e di quella più diffusa ed utilizzata nei disciplinari di produzione delle più importanti Dop italiane, al fine anche di stabilire il grado di fragilità e rischio potenziale (produttivo/paesaggistico) dell’epidemia per altre aree olivicole italiane  6) la valutazione della suscettibilità e l’individuazione di varietà tolleranti/resistenti al Disseccamento rapido dell’olivo di una parte del germoplasma di altri paesi mediterranei prelevato in campi collezione italiani.

“La presente ricerca – dice il direttore di Coldiretti Lecce, Giuseppe Brillante – è l’attuazione concreta dell’impegno che Coldiretti ha assunto di salvare tramite la pratica degli innesti almeno 5mila ulivi secolari. L’azione dell’azienda Melcarne è antesignana delle decine di altri imprenditori professionalizzati dai corsi di innesto che abbiamo svolto nei mesi scorsi e dei vari campi sperimentali che stiamo allestendo nel Salento. La ricerca che oggi presentiamo ha una sua strategia particolare: si vuole valutare se esiste una concreta speranza per il mantenimento dell’olivicoltura nelle aree infette da xylella”.

“Il Salento è ormai “zona infetta da Xylella” non solo per decretazione amministrativa ma soprattutto perchè ormai la fitopatia ha pervaso l’intero oliveto salentino – aggiunge il presidente di Coldiretti Lecce, Pantaleo Piccinno – Persa la connotazione di area di frontiera, si sono spente le luci della ribalta ed è cessata la falsa contesa tra chi voleva salvare gli ulivi, di fatto determinando l’avanzata della malattia, e chi voleva interventi decisi per evitare che la malattia avanzasse. Ora rimane una inconfutabile realtà: l’oliveto salentino è ammalato di xylella e le sue condizioni peggiorano giorno dopo giorno. Noi olivicoltori assistiamo inermi alla quotidiana progressione dei sintomi del disseccamento che colpiscono tutti gli oliveti, indipendentemente dalle modalità di conduzione e delle cure che vengono prestate. Nello stesso tempo non siamo rassegnati al destino che questo territorio ricordi gli ulivi, le olive e l’olivicoltura come una reliquia del passato. Il campo sperimentale approntato da Giovanni Melcarne, interamente a sue spese e senza aiuto alcuno, rappresenta un patrimonio inestimabile di supporto alle indagini scientifiche. È il campo in cui rinascono e germogliano le speranze degli olivicoltori salentini. Diventerà la esemplificazione della visione del Salento olivicolo inteso come laboratorio a cielo aperto”.

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