Un viaggio nella terra della vite e dell’ulivo

di Serena Palma

Un mito greco attribuisce ad Atena la nascita del primo olivo che sorse nell’Acropoli a protezione della città di Atene. La leggenda racconta che Poseidone ed Atena, disputandosi la sovranità dell’Attica, si sfidarono a chi avesse offerto il più bel dono al popolo. Poseidone, fece sorgere il cavallo più potente e rapido, in grado di vincere tutte le battaglie; Atena, colpendo la roccia con la sua lancia, fece nascere dalla terra il primo albero di olivo per illuminare la notte, per mendicare le ferite e per offrire nutrimento alla popolazione. Zeus scelse l’invenzione più pacifica: Atena divenne la dea della suddetta città e la pianta d’olivo ne divenne il simbolo di quella cultura greca.

Un lembo del Salento, la terra delle Serre Salentine abbraccia un paesaggio che incanta il visitatore: la pianura tra i rilievi delle Serre di Parabita, Racale e Casarano e l’habitat costiero che morbido scende sul mare, sono uno scenario di percorsi sensoriali sognato e immaginato dai turisti provenienti da ogni e dove. Ecco allora, che i nostri piccoli paesini baciati dal caldo sole salentino si disseminano su antichi tracciati di terra rossa dipinti, come in quadro, da infinite distese di ulivi e vigneti, da sempre ricchezza alimentare della nostra terra, che oggigiorno piange per la tanta infamia e negligenza del popolo italiano. Eppure l’ulivo fin dalla notte dei tempi è risultato essere una pianta sacra agli dèi, si pensi ad Atena raffigurata in tutte le arti (pittura, numismatica, ceramica) con in mano un ramoscello d’ulivo, peraltro simbolo di pace e pianta prediletta nei riti pasquali! Ma l’uomo, come sempre, non si smentisce mai, finendo per sfatare e distruggere la storia dell’ulivo, profondamente legata a quella dell’umanità.

Nelle origini di questo prezioso liquido dorato, l’olio extravergine d’oliva, storia e mitologia si intrecciano strettamente, fino a confondersi e a segnare l’architettura paesaggistica del nostro Salento dove gli spettacolari tappeti di ulivi sono solcati da scie interrotte di muretti a secco (costruzioni tipiche dell’edilizia contadina), i quali a loro volta arricchiscono e abbelliscono la distesa della macchia mediterranea, prolifera vegetazione di rosmarino, ginepro, mirto, lentisco e ginestre. Ed allora il Salento non è solo la terra del mare, che a fazzoletto bagna la costa e le spiagge dorate; il Salento è anche e soprattutto espressione della genuinità di un popolo, che col sudore del proprio lavoro e la fatica delle proprie braccia è riuscito a regalare al mondo un paesaggio costruito con l’ingegno di chi, seppur poco colto, ha saputo realizzare opere di importanza rupestre. Tutto questo, però, quando un tempo l’uomo non minacciava l’agricoltura, né invadeva la pretenziosa edilizia contadina!

Dolmen, menihr e specchie poi, fungono da cornice a questo scenario naturalistico salentino, che quasi abbracciano i secolari alberi d’ulivo comparsi, probabilmente, per la prima volta nell’Asia occidentale, e poi diffusi in tutta l’area mediterranea, dove il suo culto fu consacrato da tutte le religioni. Non è un caso, che fin dai tempi più remoti l’ulivo fu considerato un simbolo trascendente di spiritualità e sacralità. Sinonimo di fertilità e rinascita, di resistenza alle ingiurie del tempo e delle guerre, simbolo di pace e valore, l’olivo rappresentava nella mitologia, come nella religione, un elemento naturale di forza e di purificazione. A conferma della millenaria storia dell’ulivo, pertanto, ricordiamo come la tradizione pone di fronte all’antica Gerusalemme il “Monte degli Ulivi”, divenuto simbolo di venerazione. Una siffatta storia, tanto agricola quanto mitologica, dovrebbe farci riflettere sull’importanza di tale pianta che ha esaltato l’armonia paesaggistica della nostra terra, puntellata di ‘caseddhi’ e di antiche torri d’avvistamento, eppure accade, che quell’identità regionale tipica del nostro Salento e quell’inestimabile patrimonio paesaggistico e culturale tramandato a beneficio dai nostri avi, oggi sia demolito e annientato dall’inoperosità e incuranza dell’uomo, affaccendato ai propri interessi! È pur ora di riprenderci e rimpossessarci della nostra cultura e delle nostre tradizioni!

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Redazione

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