Un presepe diverso – Racconto breve

di Aldo Lupo

-Dimmi un po’, signorina, dove devi andare con quel vestito da regina, con lo scettro in mano e quel cappellino che sembra un cono rovesciato?

Era arrivata una sera così stranamente vestita Marta, la nipote più piccola, ma la più intraprendente e giocosa di tutte. Sembrava più scherzosa del solito e spiritosa nella cappa d’un colore scuro, quasi nero, tutto costellato di stelle e stelline bianche e quel cono appuntito in testa che la rendeva ad un tempo strana e sbarazzina.

Era contenta e felice nella sua precoce mascherata e, un po’ impertinente e sicura, ribatté al nonno:

-Non vedi che sono vestita da strega, anzi sono una strega – e con le mani cercò di spaventare il suo ignaro nonnino, minacciandolo di graffiarlo e di mostrargli i suoi poteri malefici.

-Non inorridire, non voglio ridurti in cenere, perché non ho proprio intenzione di restare senza il mio simpatico nonnino: ti voglio troppo bene, sai!

Non era una regina, precisò, ma una streghetta che si avviava ad un convegno di spiriti maligni decisi di combinare qualche maleficio a chi non avesse corrisposto ai loro “dolcetti o scherzetti”.

-Ma tu ci credi alle streghe e a tutti gli spiriti cattivi che vai ad incontrare? – finse di incuriosirsi il nonno.

-Certo che no! – rispose sbrigativamente la nipote, decisa a troncare la conversazione per non arrivare in ritardo all’incontro con le amiche. Volevano divertirsi quella sera in cui ricorreva la festa di HALLOWEEN.

– Non credi, ma ti vuoi divertire ugualmente, vuoi sentirti un personaggio che non esiste. Bella coerenza la tua! Sono curioso di sapere da chi hai imparato a festeggiare una ricorrenza che non è in calendario, di entrare nei panni di personaggi che non stanno né in cielo né in terra. Non è più normale volere le cose possibili, imitare personaggi reali, divertirsi nelle nostre feste? Ne abbiamo tante! E tutte belle.

– E quali sarebbero? Una! Dimmene una!

Non una, ma tante iniziò ad elencarne il nonno, cominciando dalla festa del patrono di Taviano, di san Martino, per la quale erano già incominciati i preparativi, che si vedevano già in piazza. Erano già arrivate le giostre e si stavano accampando nella piazza sant’Antonio per la felicità di grandi e piccini. Anche il Natale era prossimo e già e nei negozi si notava l’atmosfera natalizia con gli scaffali pieni di personaggi del presepe, abeti ecologici e palle e palline colorate. E poi… poi il carnevale non si sarebbe fatto attendere con il suo lungo periodo festaiolo. Bastava saper aspettare e nell’attesa prepararsi, organizzarsi per vivere al meglio gli eventi. Sembrano feste proprio dei bambini.

-Però, nonno, noi ci riuniamo, così, per stare insieme! Non c’è nulla di male!

-E invece sì, ce n’è di male! – sbottò. – Non è una festa nostra e non c’è nessun buon motivo per festeggiarla. I mostri non esistono, l’hai detto tu, e nemmeno le streghe. Allora perché far festa? “Ricordati di santificare le feste” ti hanno insegnato al catechismo e…  tu ci credi?

-Certo che ci credo, ma non è peccato incontrarsi con le amiche, stare insieme e divertirsi portando un pochino di allegria in casa delle persone e, -rivoltasi alla nonna, aggiunse- Prepara le caramelle per quando veniamo stasera!

– Oh, non venite! Non ho nemmeno un cioccolatino: non farmi fare una meschina figura! – supplicò la nonna.

Se ne andò, Marta, incurante delle precisazioni del nonno, con un’espressione giuliva, pregustando già una serata spensierata e felice.

Fu una bellissima esperienza quella che la ragazza condivise con le sue amiche. Aveva il sapore e lo stupore della prima ore passate libera, da sola, senza l’occhio vigile della mamma e lontana dai capricci dei fratellini.

Ma il tempo, inesorabile, trascorreva veloce. Con le prime nebbie e i temporali improvvisi, con il primo freddo e l’odore dei camini accesi, arrivò dicembre, il mese più atteso da tutti i bambini.

Anche Marta, si lasciò prendere dall’entusiasmo; – Quest’anno il mio presepe lo farò da sola. Nessuno mi dovrà aiutare, sono già grande! – sentenziò. Ma sarà un presepe diverso, non come quello che da piccola allestivo con papà sotto il caminetto. Quanto mi piaceva! Le pecorelle non si contavano, tanto erano numerose, ma molte, poverine, erano azzoppate per le numerose cadute. Le stelline poi… brillavano ogni anno di luce diversa e facevano da cornice a quel paesaggio da favola. Però la sera di Natale all’appuntamento mancava sempre il personaggio più importante. Proprio quando eravamo pronti per la processione per la sua nascita, la mamma era alla ricerca di Gesù Bambino che noi avevamo fatto viaggiare per la casa chissà dove. Ma quei momenti sono qui. nel mio cuore: sono i miei tesori! -.

Marta si lasciava trascinare dall’onda dei ricordi incantevoli e dolci dei natali trascorsi, ma per quest’anno proponeva un presepe diverso.

-Fatemi pensare – esplose entusiasta-  vorrei mettere dei personaggi nuovi…ma reali. Vorrei mettere un papà e una mamma che hanno perso il lavoro e non hanno niente: solo il tesoro che stringono tra le braccia, il loro futuro. Nonostante le umiliazioni e le difficoltà che la vita presenta loro, pregano in un dignitoso silenzio per loro e per tutti coloro che si trovano nelle stesse situazioni.

– I pastorelli chi saranno? -, intervenne curiosa Sara, la sorella più grandetta, con un tono piuttosto scherzoso.

-Saranno… saranno tanti altri bambini scalzi, smagriti, con i vestiti laceri addosso che porteranno la loro povertà, la loro infanzia umiliata e calpestata come segno di solidarietà. E poi … poi ci metterò le luci. No…! Non posso lasciare questo bel presepe senza le luci, le luci intermittenti, che mi hanno incantata da sempre. Le metterò anche quest’anno, statene certi, ma saranno luci diverse: saranno le luci della speranza, dell’accoglienza, della fiducia negli altri, della condivisione con i diversi. Brilleranno di luce intensa, ci voglio credere, anzi ci credo. Sarà la luce vera, quella che dovrebbe unire ogni cuore che festeggia il Natale del Signore.

Sarà troppo?

Non lo so… ma io cercherò sempre di impegnarmi per una società più giusta.

Aveva ragione il mio nonno quando mi diceva che alcune feste non ci appartengono, non fanno parte della nostra cultura, non fanno vibrare l’anima, non ci comunicano il desiderio di diventare migliori.

Domani gli chiederò il suo parere e lo ringrazierò per avermi consigliato divertimenti ed esperienze più significative.

Redazione

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