Traffico illegale di legno in Congo

Torniamo ad occuparci della Repubblica Democratica del Congo questa volte per un crimine ambientale vero e proprio. In quest’area, come in tutte le aree tropicali, il disboscamento costituisce un serissimo problema. Il più delle volte l’abbattimento è illegale (illegal logging). La RDC non fa eccezione: si stima che il 90% degli alberi esportarti vengano abbattuti illegalmente. Secondo l’OCSE il giro d’affari legato ai traffici internazionali di legno illegale si aggira intorno ai 150 miliardi di dollari annui

Tutto ciò è permesso dai controlli sporadici dovuti alla difficoltà nell’accedere alle aree interessate, sia (e soprattutto per quel che riguarda l’Africa) dalla corruzione. Il fenomeno è noto ormai da un decennio senza che nulla di concreto avvenga. Due anni fa la denuncia del vescovo di Kilwa-Kasenga, mons. Fulgence Muteba, ad aprile il sequestro di 500 camion carichi di legname, ma la situazione continua ad essere immutata.

Il legno congolese è particolarmente richiesto per la sua resistenza ed è la Cina ad importarne di più, sempre di più. Si stima ad oggi che ogni settimana vengono abbattuti a circa 150 alberi.

Dieudonné Mwelwa, presidente dell’assemblea provinciale dell’Alto Katanga (la zona che soffre di più a causa della deforestazione), ha sottolineato che questo saccheggio delle foreste sconvolge l’ecosistema, provocando siccità e una progressiva desertificazione della regione. Inoltre, ha chiesto aiuto all’esterno, dichiarando: «Se l’Rd Congo non sa proteggere il proprio territorio, spetta agli altri paesi della regione prendersi la responsabilità di farlo…».

Mons. Muteba non si è limitato a richiamare l’attenzione internazionale su questi crimini, ma ha voluto fare luce anche sui responsabili. Secondo il vescovo del traffico sono responsabili: John Numbi, ex capo della polizia nazionale, il suo successore Raus Chalwe e alcuni membri della famiglia presidenziale

Questa tesi è avvalorata da quanto accaduto dopo i fatti di aprile. Il presidente Joseph Kabila ha ordinato di dissequestrare i 449 camion, perché sembra ci fossero le autorizzazioni al taglio degli alberi. Queste autorizzazioni, tuttavia, sembrano avere la firma del governatore della zona dell’Alto Katanga, Jean-Claude Kzembe Musonda. Anche a questo il vescovo ha potuto replicare; sembra infatti che non rientri nei poteri del governatore conferire tali autorizzazioni, a maggior ragione se riguardano la vegetazione protetta come gli alberi dal “legno rosso”.

Da tutto questo si capisce che aldilà degli attacchi di una parte e dei tentativi di difesa dell’altra, la situazione va gestita da qualcuno che sia imparziale, perché ancora una volta queste terre si dimostrano incapaci di autogestirsi attraverso gli strumenti democratici. La corruzione come più volte detto nella rubrica “Guerre dimenticate” in Africa la fa da padrona. In questo caso la questione riguarda anche noi e quindi forse egoisticamente dovremmo essere spinti ad intervenire.

Marco Mariano

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