Terra&Salute: le proprietà del cavolfiore

Di Matteo Francioso

Il cavolfiore (Brassica oleracea varietà botrytis) appartiene alla famiglia delle Brassicacee o Crocifere, comprende numerose specie erbacee e piccoli arbusti.
Il nome deriva dal latino caulis (cavolo, fusto) e floris (fiore).
Le Brassicacee sono originarie del bacino del Mediterraneo, oggi coltivate in tutto il mondo.
La coltivazione del cavolfiore in Italia, è diffusa soprattutto nelle regioni centro – meridionali, in particolare in Campania, Marche, Toscana, Lazio, Sicilia e Puglia.
Il nome crocifere deriva dal fiore, composto da 4 petali i quali sono disposti a croce.
Le Brassicacee hanno una grande importanza economica.Oltre che per l’alimentazione umana, sono utilizzate per alimentare il bestiame, per la produzione di oli commestibili, biocombustibili, biofumiganti e in cosmesi.
Questa famiglia comprende numerosissime varietà, tra le quali: cavolfiore, cavolo broccolo, cavolo nero, cavolo rapa, cavolo cinese, cavoli di Bruxelles, cavolo verza, cavolo cappuccio.
La parte commestibile di queste piante è rappresentata dalle infiorescenze ancora immature nel cavolfiore, broccoli e broccoletti, oppure dalle foglie, come nel caso dei cavoletti di Bruxelles, del cavolo verza e cavolo cappuccio.
Il cavolfiore fornisce le migliori produzioni in zone a clima fresco e umido. Il fattore climatico più importante per questa coltura è la temperatura, dannose risultano le gelate.

cavolfiore

CARATTERISTICHE BOTANICHE
Il cavolfiore è una pianta erbacea biennale, con radice fittonante piuttosto superficiale. Fusto eretto sul quale sono inserite foglie in numero variabile da 20 a 40, costolute, margine intero leggermente ondulato. Le foglie più grandi hanno colorazione verde più o meno intensa a volte tendente al grigio.
Le foglie apicali (più giovani) sono di colore verde chiaro quasi giallognole, spesso avvolgono completamente la parte edule (corimbo) proteggendola dai raggi solari.
Le gemme ascellari sono inibite.
La parte edule viene chiamata corimbo, cespo, capolino, palla o testa. Il corimbo è il risultato della ripetuta ramificazione della porzione terminale dell’asse principale della pianta. La superficie superiore è normalmente convessa, ma può essere anche conica.
La parte edule presenta colorazione variabile: dal bianco – niveo al giallo, verde o violaceo.
Al secondo anno, dopo l’inverno, le ramificazioni del corimbo si allungano e formano l’infiorescenza vera e propria, a racemo, ramificata, con fiori a petali gialli.
L’impollinazione è entomofila (ad opera di insetti pronubi).
Il frutto è una siliqua, allungata, contenente fino a 25 semi, rosso – bruni, globosi.

TECNICHE COLTURALI
Può essere coltivato in piccoli orti familiari o in vasi larghi e profondi almeno 50 cm, per favorire lo sviluppo dell’apparato radicale.
Negli orti familiari, vengono utilizzare piantine acquistate in vivaio in apposti contenitori, successivamente messe a dimora nel terreno.
Il trapianto si esegue nell’intervallo che va da luglio a ottobre.
Preparazione del terreno: lavorazione profonda per consentire lo sviluppo delle robuste radici.
Richiede terreni di medio impasto, ricchi di humus e un livello elevato di umidità in corrispondenza dell’apparato radicale.
Apporto di letame ben maturo, prima della messa a dimora delle piantine, può soddisfare il fabbisogno di elementi nutritivi del cavolfiore, il quale richiede terreni ricchi di azoto, fosforo e potassio.
Le varietà tardive presentano dimensioni maggiori rispetto a quelle precoci, per cui la distanza delle piante tra le file varia dai 50 ai 100 cm e 50 – 70 cm lungo le file.
Non richiede eccessivi apporti irrigui. Irrigazione risulta particolarmente importante subito dopo il trapianto, per consentire lo sviluppo del capillizio radicale.
La bagnatura delle foglie compromette la vigoria della pianta, perché favorisce lo sviluppo di patogeni tra cui peronospora e oidio, il quale porta allo sviluppo di macchie scure sulla parte edule “corimbo” e all’ingiallimento delle foglie. Per questo motivo è opportuno irrigare a livello del terreno.
Al fine si contrastare lo sviluppo delle infestanti possiamo eseguire: sarchiatura, scerbatura manuale e pacciamatura.
La pacciamatura consiste nel coprire il terreno con materiale organico (paglia, foglie sminuzzate, erba secca) il quale dopo la raccolta del cavolo può essere interrato, trasformandosi in concime per le successive colture, oppure con materiale inorganico (film plastici tradizionali o biodegradabili).
Nella rotazione colturale è importante non ripiantare il cavolo sullo stesso terreno prima che siano trascorsi tre o quattro anni e avvicendarlo con leguminose ( piselli, fave, fagioli ed altre colture da sovescio) le quali apportano al terreno elementi nutritivi.
La consociazione con salvia, rosmarino, pomodoro e sedano è importante perché allontana la cavolaia (farfalla che provoca erosione delle foglie e marcescenza della pianta).
La raccolta è scalare, si esegue dall’autunno all’inizio della primavera, quando le infiorescenze sono bianche e compatte, eseguendo un taglio netto alla base del colletto.

PROPRIETA’ NUTRITIVE E TERAPEUTICHE DEL CAVOLFIORE
Dal punto di vista nutrizionale il cavolfiore, come per le altre specie appartenenti alla famiglia delle Brassicacee, rappresenta un alimento molto importante per la salute dell’uomo.
Il valore nutrizionale del cavolfiore è legato al contenuto di:
Vitamine: A, B, C, K, PP;
Sali minerali: fosforo, potassio, magnesio, rame, ferro, calcio;
Amminoacidi essenziali: metionina, valina, triptofano e treonina.
Il regolare consumo di questo ortaggio può ridurre il rischio di contrarre il cancro al colon, al retto, alla vescica, alla prostata, al pancreas, all’esofago e allo stomaco.
Le proprietà antiossidanti, antitumorali e antiradicaliche sono attribuite ad una serie di composti chimici, tra cui gli isotiocianati, i quali contribuiscono a bloccare la diffusione e proliferazione delle cellule tumorali.
L’elevata concentrazione di vitamine rafforza le difese immunitarie, previene lo sviluppo di malattie cardiovascolari, cataratta e ictus.
Azione positiva contro il colesterolo, potente antinfiammatorio, antibatterico, anti ulcera, regola la pressione in quanto ricco di potassio che ha la proprietà di facilitare il flusso sanguigno mediante l’apertura dei vasi sanguigni.
Il valore nutrizionale del cavolfiore rimane invariato solo se il prodotto è consumato fresco allo stato crudo, perché parte dei suoi contenuti (soprattutto vitamine) è persa durante la cottura.

CONTROINDICAZIONI
Contengono alcuni elementi che potrebbero ostacolare il funzionamento della ghiandola tiroidea, quindi vanno evitati in caso di ipotiroidismo.
Controindicati per chi soffre di colon irritabile, perché possono causare gonfiore all’addome.

USO COSMETICO
– maschere rigeneranti per il viso ottenute da foglie di cavolo pestate in un mortaio;
– composto ricavato dai germogli di broccolo da utilizzare come crema solare.

COME CUCINARE IL CAVOLFIORE
Esso presenta un basso contenuto di calorie, solo 25 calorie per 100 grammi di prodotto, ottimo per una dieta dimagrante.
In cucina è consumato come crema di cavolfiore, cavolfiore gratinato, cavolfiore in pastella, polpette di cavolfiore, cavolfiore sott’aceto, da utilizzare come contorno, sformato di cavolfiore, tortino cavolfiore e noci.


gratinatoCavolfiore gratinato

– Ingredienti: Cavolfiore 600 gr, latte intero 500 ml, farina 75 gr, burro 100 gr, sale q.b., Parmigiano Reggiano grattugiato – 80 gr, noce moscata q.b.
– Dosi per 4 persone.
– Attrezzature: forno, pentola, pirofila.
– Preparazione: pulite il cavolfiore, dividetelo in cimette e lessatelo in abbondante acqua bollente lasciandolo al dente.
Preparate, quindi, la besciamella, facendo fondere il burro e incorporando la farina mescolando continuamente.
Fate tostare bene la farina fino ad ottenere un composto color nocciola, quindi unite poco per volta il latte, lasciate la besciamella su fuoco basso fino a che raggiunga la densità desiderata; salate adeguatamente e aromatizzate con della noce moscata grattugiata al momento.
Ungete una pirofila da forno con del burro, quindi distribuite sul fondo le cimette di cavolfiore in un unico strato.
Distribuite la besciamella sullo strato di cimette di cavolfiore, quindi ultimate con una generosa spolverata di parmigiano grattugiato.
Infornate la pirofila a 180°C per circa 15 minuti o fino a doratura.
Quando la superficie dello sformato sarà ben dorato, sfornate i cavolfiori e serviteli come contorno o come antipasto.

Avatar

Redazione

leave a comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Create Account



Log In Your Account