Terra&Salute – Il fico d’india: proprietà, benefici e usi in cucina

Terra&Salute – Il fico d’india: proprietà, benefici e usi in cucina

Terra&Salute – Il fico d’india: proprietà, benefici e usi in cucina

di Matteo Francioso

Il fico d’India “Opuntia ficus-indica” è una pianta succulenta appartenente alla famiglia delle Cactacee, originaria delle regioni centrali e meridionali del continente americano ed ampiamente diffusa nel bacino del mediterraneo. In Italia cresce allo stato spontaneo in Sicilia, Sardegna, Calabria e Puglia dove rappresenta un elemento caratteristico del territorio. Questa pianta, può essere ulteriormente valorizzata grazie alla sua rusticità e resistenza alle alte temperature, andando a rappresentare una valida alternativa alle colture tradizioni presenti nel nostro territorio, soprattutto nei terreni marginali, ricchi di scheletro prevalente e privi di riserve idriche. Infatti, il fico d’India si adatta bene a diverse tipologie di terreno, offrendo elevate produzione dal punto di vista quali-quantitativo anche in quelli aridi, sassosi, poveri di elementi nutritivi e di acqua. La crescita di questa pianta viene limitata dalle basse temperature e dalle gelate che possono compromettere buona parte della produzione, portando nei casi più estremi alla morte della stessa.

Per la coltivazione del fico d’India, in genere, il sesto d’impianto adottato è di 1,5 m x 3-5 m.

La disposizione delle piante sul terreno può essere fondamentale per meccanizzare alcune operazioni colturali.

Dal punto di vista morfologico, la pianta può raggiungere circa 5 metri d’altezza, presenta un apparato radicale superficiale e molto esteso, mentre la parte aerea è formata da fusti multipli ad andamento contorto. Le varie porzioni formanti il fusto, sono chiamate cladodi o pale (fusti modificati), presentano forma ellittica – ovale, inizialmente sono verdi e carnose, poi col passare dal tempo diventano cilindriche, di consistenza legnosa e colore grigio.  I cladodi pur non essendo foglie, assicurano la fotosintesi clorofilliana. Su di essi si originano numerosi fiori di colore gialli a partire dal mese di aprile e numerose setole e spine giallognole (vere foglie). Dai fiori si originano frutti ovali o cilindrici, carnosi e succulenti, di colore variabile dal giallo al rosso anch’essi ricoperti di numerose e pungenti setole, i quali maturano a partire da luglio fino al mese di ottobre. 

La raccolta dei frutti si effettua a partire dal mese di luglio.

La moltiplicazione di questa pianta avviene per talea, prelevando cladodi di circa due anni di età (non lignificati), i quali dopo una breve esposizione al sole al fine di favorire la cicatrizzazione delle ferite provocate dal taglio, vengono messi a dimora direttamente nel terreno, interrati fino a due terzi della loro lunghezza.

Il fico d’India non necessita di specifiche cure, ma si avvantaggia di potature a cadenza quadriennale, mediante le quali vengono asportati i cladodi alla base della pianta e quelli danneggiate o secchi.

Nel mese di maggio, a seguito della prima fioritura, è possibile eliminare fiori e frutticini in modo da favorire in autunno una nuova produzione di frutti di maggiore pezzatura e sapore. Tale operazione prende il nome di scoccolatura. 

Tra le principali avversità che interessano questa pianta troviamo:

  • cocciniglie del genere Dactylopius che mediante la loro saliva immettono nella pianta sostanze tossiche;
  • farfalla del Cactus “Cactoblastis cactorum” le cui larve scavano all’interno delle pale provocando ingiallimenti;

Sia le cocciniglie che la farfalla del Cactus sono impiegate in diverse parti del mondo come mezzo di controllo biologico per contenere le infestazioni di Opuntia stricta.

  • “Ceratitis capitata” o mosca della frutta le cui larve mediante l’attività trofica, scavano all’interno della polpa portando i frutti a marcescenza.

Dal punto di vista nutrizionale, il consumo dei frutti del fico d’India apporta al nostro organismo vitamine del gruppo A e C, sali minerali come calcio, fosforo magnesio e potassio, oltre all’elevato contenuto in fibre viscose quale pectine e mucillagini, che aiutano la peristalsi intestinale. Il frutto presenta inoltre proprietà astringenti (derivanti dal consumo dei piccoli semi in esso contenuti), antiossidanti grazie all’apporto di vitamine e lassative (grazie al consumo della polpa). I frutti essendo mediamente energetici, ricchi d’acqua e poveri di grassi e zuccheri, sono indicati per il controllo della glicemia e come alimento da integrare in una dieta bilanciata.

Come controindicazione, è sconsigliato il consumo di questo frutto per chi soffre di diverticoli, a causa della presenza dei piccoli semi in esso presenti.

I cladodi oltre a rappresentare un importante alimento per il bestiame, sono impiegati anche in campo cosmetico (sapone, shampoo, creme e rossetti).

In cucina sia i frutti che le pale sono impiegati per la preparazione di numerose ricette, come ad esempio marmellate, succhi, crostate, gelati, granite, frittelle, risotti, bucce di fichi d’india con cipolla rossa e vin cotto.

Per preparare un’ottima marmellata di fichi d’India occorrono pochi e semplici ingredienti, quali: 500 g di zucchero, 1 kg di polpa di fichi d’India, 1 bicchiere di acqua e succo di limone.

Per prima cosa occorre tagliare la polpa dei fichi d’India a cubetti molto piccoli e versare il tutto in una pentola.

Mettere la pentola sul fuoco e aggiungere il bicchiere d’acqua alla polpa dei fichi d’india. Portare a ebollizione fino a quando i cubetti di fichi non saranno ben cotti, dopodiché togliere la pentola dal fuoco e passare la polpa al setaccio in modo da eliminare i semi.

Mettere di nuovo la polpa setacciata nella casseruola e riaccendere il fuoco; nel frattempo spremere un limone.

Aggiungere lo zucchero alla polpa e quando il composto avrà raggiunto di nuovo il bollore, unire il succo di limone. Far bollire per altri 40 minuti poi, quando il composto si sarà ben addensato, spegnere il fuoco e travasare la confettura di fichi d’India calda nei barattoli precedentemente sanificati.

 

Gabriele Pasca

Giornalista, anche sportivo. Interista, zapatista, pessimista e tante altre cose in -ista. Classe 1992, studente di giurisprudenza. Leccese ma anche modenese. Insomma, tutto e niente.

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