Io e il teatro: storia di un grande amore

Ho iniziato ad appassionarmi al mondo del teatro già dai primi anni della mia infanzia, quando dopo una recita alle scuole materne con la mia classe, decisi di voler iniziare un percorso teatrale. L’opportunità si concretizzò grazie a mia madre che, dopo essersi informata con alcuni suoi conoscenti, trovò la compagnia “La Busacca” che garantiva anche un inizio per i più piccoli.

La prima recita fu “La Giara” di Pirandello e nel giorno dello spettacolo ero molto ansioso e avevo paura di sbagliare quelle poche frasi che mi erano state assegnate. Mi ricordo che il primo anno ebbi molta difficoltà, sia perché ero molto timido e non conoscevo praticamente nessuno, ma soprattutto perché dovetti imparare molte regole sulla dizione e sul modo in cui dire ogni battuta. Quello spettacolo, seppur minimo per me, fu un trampolino di lancio e un mondo in cui potermi affacciare per conoscere nuove cose.

Il secondo anno fu molto più semplice, iniziai a farmi nuove amicizie con persone che, nonostante gli anni, recitano ancora al mio fianco. Tutto procedeva liscio come l’olio, fino a quando ci consegnarono il copione “Novellando” di Boccaccio in cui fui “costretto” a interpretare la parte di Guccio Balena, conosciuto come lo scemo del villaggio. Seppur quel personaggio non mi piacque per niente, ho capito, a distanza di anni, che nel teatro non basta fare solo quello che ti piace, ma, per migliorare, bisogna mettersi alla prova anche con personalità che non sentiamo proprie.

Con il passare del tempo, diventai uno dei punti fermi della compagnia e inizia a ricoprire ruoli di un certo livello: in “Piantala Casimiro” interpretai Marco Antonio, mentre ne “I cafoni all’Inferno” la parte di un personaggio abbastanza buffo, morto a causa delle troppe cozze mangiate in vita. Di quella recita ho un bellissimo ricordo, sia per come e quanto feci ridere il pubblico, che per il bel rapporto che si creò con gli altri componenti del gruppo. Ho ancora stampati sulla mente i sorrisi della gente che, nonostante la mia giovane età, mi resero soddisfatto e orgoglioso. Al termine dello spettacolo ero ansioso e voglioso di scoprire il prossimo testo, ma così non fu. Alla fine dell’estate, venni a sapere che a causa di problemi il percorso teatrale fu annullato. Ci rimasi veramente male, non recitai per un anno, con la sensazione di aver perso un grande gruppo di amici.

Con l’arrivo della prima media, mia madre si informò qua e là per cercare una nuova opportunità sul palcoscenico. Riuscì a trovarla ancora una volta fuori paese e, guarda caso, la “regista” della compagnia era una mia vecchia conoscenza de “La Busacca”. Quell’anno decidemmo di recitare “Rugantino” ed io interpretai Bojetto, il figlio del boia.

Purtroppo, nonostante anche qui avessi instaurato delle belle amicizie, lasciai a causa della lontananza da casa e mi iscrissi al corso teatrale proposto da “Temenos recinti teatrali”, al quale sono legato tutt’ora.  All’inizio fui molto titubante, ma alla fine feci la scelta giusta consigliato dai miei genitori. Appena arrivai ebbi grande piacere nel rivedere alcuni amici con cui avevo recitato 3-4 anni prima. Come al solito, il periodo di ambientamento fu il più difficile, ma già dal secondo anno diventai più estroverso anche con il resto del gruppo. Uno spettacolo che mi ha arricchito molto durante quegli anni fu “Usanze Antiche”, dove recitai la parte del tipico innamorato dei primi anni del 900′ che, ansioso va a casa del padre della donna amata, e, mentre festeggia il matrimonio, viene chiamato per partire in guerra per vivere la difficile vita del fronte, lontano dalla propria famiglia. Ho potuto capire la sofferenza e anche la paura di quel periodo di morte e terrore.

L’anno successivo, affrontammo il testo di “Lisistrata”, il mio primo spettacolo ambientato nel mondo greco. Ci fu un grande lavoro e fui molto soddisfatto del risultato finale e della mia crescita sul palcoscenico. Quella che portammo in scena fu una trama a sfondo moderno, in cui si parlava del sistema della non violenza sulle donne, un messaggio importante che già nelle civiltà arcaica era diffuso.

Ora, continuo il mio percorso teatrale e a giorni ci sarà un nuovo spettacolo: “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare, realizzato in chiave moderna. Io interpreterò la parte di Puck, un folletto combina guai che sconvolge lo sviluppo della trama. La paura di sbagliare è tanta, anche perché stiamo lavorando su un grande testo, ma abbiamo le capacità e le potenzialità di fare un altro grande spettacolo.

Ormai sono 9 anni che faccio teatro e posso dire di sentirmi quasi come un privilegiato per aver avuto questa passione già da piccolo. Ovviamente quando ho iniziato non pensavo che questo percorso mi insegnasse ad essere così sensibile ai problemi della vita, a crescere moralmente e a capire che, dietro ogni spettacolo, c’è un messaggio; ma soprattutto non pensavo che mi facesse incontrare e stabilire dei bellissimi rapporti con chi condivide la mia stessa passione. Per questo ringrazio il teatro che, oltre a un “lavoro”, è anche una scuola di vita.

Giacomo Rimo

Giacomo Rimo

Diciassette anni, passione per il teatro e per il giornalismo, amo lo sport e la letteratura. Per La Piazza Magazine parlo di calcio e di mercato.

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