Tavianesi d’altri tempi: la Tottò

di Giancarlo Panico

Continuiamo il nostro viaggio nella rubrica tavianesi d’altri tempi e parliamo in questo articolo della signora conosciuta da tutti col diminutivo di Tottò, al secolo Antonietta Santacroce, e di suo marito Sabatino Pippi Chetta. Il loro piccolo negozio di alimentari nella Marina di Mancaversa rappresenta un vero e proprio cult per ogni tavianese. Fin quando non arrivò l’era dei grandi supermarket e dei discount, era impossibile nei nostri paesi trovare un negozio alimentari aperto nelle domeniche d’inverno. A Taviano no, a Taviano, per chi voleva, la domenica c’era il negozio della Tottò  sempre aperto. La storia di questo piccolo negozio, ancora oggi in attività, iniziò tanti anni fa e ce la siamo fatta raccontare da Giuseppe, il figlio dei signori Tottò e Pippi Chetta.

Era il 1956 quando i miei genitori iniziarono questa attività, l’ idea ci fu suggerita da un nostro parente che viveva a Bari e che lavorava presso il monopolio tabacchi, infatti la prima licenza ottenuta fu per la rivendita di sigarette (riv. n°05), ma gli stessi responsabili del monopolio tabacchi, all’atto della concessione della licenza, ci suggerirono di abbinare il tabacchino con un altro esercizio commerciale. Fu così che iniziò la nostra attività di “tabacchino e generi alimentari”, ma non fummo i primi a Mancaversa, infatti già da alcuni anni erano in attività i negozi della signora Mangione e della signora Gaetana, il nostro comunque fu il primo tabacchino, in un primo momento aprimmo in via Capri e, successivamente, ci spostammo in piazza Sant’Anna. Mancaversa in quegli anni era molto piccola, si estendeva da piazza Sant’Anna all’ attuale piazza Mancaversa. I tavianese, per lo più, d’ estate vivevano nelle vicine campagne della zona “Giannelli” e della zona “Macchie”, sistemati alla meno peggio nei “caseddhi” (trulli), non  c’erano lussi insomma, ma si viveva bene ugualmente. Per noi gli affari andarono da subito discretamente bene, oltre alle sigarette ed ai generi alimentari, vendevamo anche ghiaccio, petrolio per lampade (non c’era ancora la rete elettrica), aghi, spilli, bottoni, e, non essendoci farmacie, anche “prodotti medicamentosi” come tintura di iodio, acqua ossigenata e magnesia san pellegrino. Ricordo ancora l’ atmosfera speciale di quelle estati, soprattutto la sera, sembrava sempre festa pur non essendoci nessuna manifestazione come è consuetudine ora, i grandi s’ incontravano in piazza Sant’Anna, vicino la vecchia chiesa, per chiacchierare, e i ragazzi prima giocavano e poi si rinfrescavano con una granita artigianale, preparate da mio padre sull’ uscio del negozio, da consumare magari vicino sugli scogli, vicino al mare. Per preparare le granite si utilizzava un attrezzo chiamato “crattaturu”, che veniva sfregato su un blocco di ghiaccio (cannulu te jacciu) sgretolandolo; la granita ottenuta veniva poi insaporite con menta, orzata o altri succhi già pronti. Insomma ci bastava poco per sentirci felici in quell’epoca.
Ringraziamo il signor Giuseppe per il racconto, convinti che queste siano preziose testimonianze per non perdere la memoria delle nostre radici.
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