Storie d’altri tempi: polvere di stelle a Taviano

Di Laura Lupo

Negli anni ‘70, in Taviano, un’anziana signora attraversava ogni giorno, lentamente, la piazza comprava le sigarette al tabacchino Micale, poi sedeva ad un tavolino del bar Italia; dopo aver sorseggiato un caffè, fumava una sigaretta con un lungo bocchino di madreperla e tra le volute di fumo osservava il via vai della gente.

L’agire abituale di quella signora era insolito per le consuetudini paesane; lei stessa, anche se tavianese, era considerata quasi forestiera e pochi conoscevano la sua vera storia.

Eppure la sua vita, ricca di esperienze indimenticabili, era stata una straordinaria avventura degna di essere raccontata.

lilia-dambrosioSi chiamava LILIA D’AMBROSIO, era nata a Taviano nel 1895 da Vittorio Emanuele D’Ambrosio e Susanna Ferrara, in una famiglia umile, priva di mezzi ma ricca d’amore, e aveva avuto un’infanzia povera ma felice.

A scuola ci era andata solo per imparare a leggere e a scrivere, poi aveva cominciato a lavorare fin da bambina.

Aveva appena 13 anni quando in paese giunse una delle tante Compagnie Teatrali che spesso, durante le tournèe, si fermavano a Taviano; l’evento mutò completamente il suo destino e segnò per lei una svolta fantastica.

Lilia, che era una ragazzina sveglia e capace, lavorava presso la locanda in cui erano ospitati gli attori; con il suo saper fare si rese talmente utile a tutti   che il capocomico le propose di lavorare per la Compagnia.

Pur essendo ancora tanto giovane e anche se ciò comportava andare via dal paese, Lilia accettò la proposta con entusiasmo e con il consenso dei genitori se ne partì da Taviano.

In quel tempo era frequente che le ragazze povere facessero le domestiche presso case facoltose anche fuori paese, diventando per la propria famiglia una bocca in meno da sfamare e una fonte in più, seppur modesta, di guadagno.

Lilia era una grande lavoratrice e sapeva fare tutto ciò che poteva servire alla Compagnia: badare ai figli degli attori, sbrigare faccende domestiche, cucire, tenere in ordine i costumi di scena, rendersi utile alle attrici…insomma si prodigava per tutti e si faceva benvolere; la Compagnia divenne la sua seconda famiglia, il teatro la sua casa.

Questo non fu che l’inizio. In breve tempo, assistendo alle prove di recitazione e alle rappresentazioni teatrali, imparò a muoversi sul palcoscenico, a memorizzare i testi e infine a recitare.

Le vennero così assegnate dapprima parti di comparsa e poi ruoli sempre più importanti: la ragazza impacciata e grezza si trasformò in signorina raffinata e attrice brillante.

Ma chi era stato il suo Pigmalione, e in quale Compagnia teatrale aveva imparato a recitare? Val davvero la pena di riportarlo.

Il capocomico di cui parliamo era ANGELO MUSCO, uno degli attori di teatro più bravi della prima metà del Novecento.

Di origine siciliana, nato a Catania nel 1872; aveva vissuto un’infanzia povera e da adolescente aveva svolto i lavori più umili. A 16 anni era entrato in teatro come aiuto puparo ed era stato scritturato nella Compagnia marionettistica di INSANGUINE; a 17 anni si era esibito come cantante, a 18 anni era passato al teatro di varietà, lavorando nella Compagnia di GIOVANNI GRASSO che recitava soprattutto in dialetto.

(Pompeo Lupo, nelle sue impareggiabili pagine sul Teatro a Taviano, ci racconta che il ritratto del celebre Grasso era dipinto sul boccascena del nostro Teatro Colonna).

La compagnia del Cavalier Musco sul traghetto Roma-Genova
La compagnia del Cavalier Musco sul traghetto Roma-Genova

Nel 1902, dopo aver rappresentato a Roma alcune opere, tra cui Malìa di LUIGI CAPUANA, Musco aveva iniziato la sua collaborazione con NINO MARTIGLIO, che per lui scrisse “San Giovanni decollato” e “L’aria del continente”, con RUSSO DI SAN SECONDO e con MARINELLA BRAGAGLIA.

Nel 1914 aveva fondato la “Comica Compagnia Siciliana del cav. Angelo Musco”, di cui faceva parte anche l’attrice ROSINA ANSELMI.

Musco nella sua carriera fu supportato da critici ed autori illustri che lo consacrarono come eccellente attore brillante e comico esilarante.

GABRIELE D’ANNUNZIO lo definì “Maestro del riso”; LUIGI PIRANDELLO scrisse per lui alcune commedie, tra cui “Il berretto a sonagli”, “La giara”, “Liola’”, “Pensaci Giacomino”.

Quest’ultima opera fu rappresentata anche in un film di cui fu protagonista lo stesso Musco, il quale nel 1932 aveva intrapreso una carriera cinematografica di grande successo.

Con Angelo Musco e con la sua Compagnia lavorò Lilia D’Ambrosio.

Ella tenne fra le sue braccia i figli di Musco, amandoli come suoi figli, e fu ricambiata dalla stima e dall’affetto del grande attore.

Lilia conobbe tutti i personaggi illustri già citati e molti altri ancora: poeti, critici, scrittori, politici, governanti, regnanti; nel corso degli anni ’20 e ’30 la Compagnia fece numerose tournèe in Italia e all’estero, recitando nei maggiori teatri e riscuotendo enormi successi; ovunque andassero, agli attori venivano tributate ovazioni; perfino lo ZAR DI RUSSIA in persona, porgendo i suoi complimenti, volle l’autografo di tutti su una pergamena.  E Musco, che all’epoca firmava con il segno di croce, essendo analfabeta come molti dei suoi attori, pregò quelli che sapevano scrivere di firmare anche per gli altri, commentando ironicamente: <<Non possiamo regalare un camposanto a questo povero Zar>>.

In seguito però, Musco decise di imparare a scrivere almeno il proprio nome per poter firmare i contratti di lavoro.

Nel 1927 la Compagnia fu scritturata per una tournèe in America e il suo esordio internazionale avvenne sul palcoscenico del Manhattan Opera House di New York. Lilia, prima di partire per l’eccitante avventura nel Nuovo Mondo, con l’entusiasmo di sempre inviò alla famiglia una sua bella foto con dedica.

La Compagnia Musco le aveva davvero cambiato la vita…e le portò anche l’amore.

Di lei si innamorò l’attore LORENZO CARRARA, discendente di una nota famiglia siciliana di attori da otto generazioni, fratello per parte di madre di ROSINA ANSELMI.

Lilia ricambiò il suo amore; Lorenzo aveva 40 anni, lei ne aveva solo 18 e per sposarsi fu necessario il consenso dei genitori. Le nozze furono celebrate a Taviano.

Lilia non aveva mai dimenticato il suo paese natio e quanti aveva conosciuto da ragazzina; scriveva spessissimo agli adorati genitori, alla sorella Italia e al fratello Athos, e quando una sua cara amica si sposò, giunse a sorpresa a Taviano con il marito e una parte della Compagnia per partecipare alla festa di nozze, improvvisando uno spettacolo in onore degli sposi.

La vita di Lilia scorreva serenamente accanto agli affetti più cari, sempre in giro da una città ad un’altra, tra applausi, trionfi, indimenticabili esperienze teatrali.

Ma una triste sera del 1937, Angelo Musco, dopo aver recitato al Teatro Olimpia di Milano, morì improvvisamente per un attacco di cuore.

La sua scomparsa colpì il mondo del teatro e del cinema, rammaricò i suoi estimatori e i suoi fans che lo apprezzavano moltissimo; il grande attore fu compianto da una folla immensa di persone.

La Compagnia Musco perdette così il suo capocomico e l’Italia un artista tra i più eclettici e geniali. Per commemorare la sua figura di insuperabile attore, negli anni ’50 fu realizzato un film- documentario sulla sua vita.

Lilia D’Ambrosio perdette un padre, un amico, un maestro.

E quando la Compagnia si sciolse, perdette anche quella che considerava la sua seconda famiglia.

Continuò a seguire il marito nel suo lavoro e respirò ancora aria di palcoscenico, ma la seconda guerra mondiale stravolse tutto e tutti.

I tempi cambiarono, un mondo intero svanì insieme ai personaggi che avevano illuminato i primi 50 anni del ‘900.

Quando anche il marito morì, Lilia, non avendo avuto figli, si ritrovò sola.

Ripensò alla sua famiglia di origine: i genitori non c’erano più da tempo, ma aveva ancora il fratello e la sorella…

Prese la sua decisione con il cuore, chiuse in un baule tutti i ricordi della vita trascorsa a teatro: tante foto di recite e di attori, di personaggi celebri, di amici, del suo amato marito, dei bimbi che aveva allevato, della Compagnia… Foto di sé stessa, bella, giovane, sul palcoscenico in costume di scena, sulla nave che la portava in America, in abiti di gala ai ricevimenti ufficiali…

Tutta una vita chiusa in quel baule e tanti ricordi custoditi nello scrigno del suo cuore.

Tornò a Taviano e andò ad abitare con la sorella in due stanzette sul Corso.

Viveva modestamente di pensione sociale, si rammaricava che mai nessuno l’avesse registrata come attrice e avesse versato per lei i contributi previdenziali necessari; sulla sua carta di identità, infatti, alla voce professione c’era scritto magliaia.

Era partita da Taviano povera ed era ritornata povera… l’unica sua ricchezza erano i ricordi.

Quando sedeva al tavolino del bar Italia e fumava la sua sigaretta, abitudine del passato e unico lusso che poteva concedersi, ripensava con rimpianto ai giorni felici e i suoi occhi si velavano di tristezza dietro le volute di fumo.

Il tempo continuò inesorabile la sua corsa; anche il fratello e la sorella la lasciarono.

Ora era rimasta davvero sola e non riusciva più a ricordare bene… Persone, nomi, avvenimenti si confondevano nella sua mente; pian piano tutto svaniva nella nebbia dell’oblio, tutto si cancellava. Non le era rimasto nemmeno il calore dei ricordi.

 Lilia D’Ambrosio morì a Taviano nel 1982, all’età di 87 anni.

Lasciò di sé un cofanetto con documenti ancor oggi conservati… Polvere di stelle!

 

NB: Ringrazio sentitamente Francesco Ria per aver messo a mia disposizione il suo pregevole lavoro: “Storia del teatro a Taviano”, una ricca raccolta di documenti originali, foto d’epoca e testimonianze orali. (2013),

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