Stiamo imballando la natura

Immaginate un’isola di plastica in mezzo all’oceano. No, non qualcosa di colorato, galleggiante, gonfiabile su cui far giocare dei bambini. Si tratta di un’isola di RIFIUTI, per la precisione 38 milioni di pezzi di plastica, che sono diventati il nuovo habitat di tantissimi uccelli marini. Se si unissero tutti questi pezzi si costituirebbe un ammasso di 17,6 tonnellate; considerando che annualmente ne vengono prodotte 8’000’000, teoricamente si potrebbe dire che l’ecosistema di quest’isola è stato distrutto in poco più di un minuto. Sono dati pubblicati dall’Unep (United Nations Environment Programme), per il lancio della campagna #CleanSeas. Per la sensibilizzazione vengono pubblicate le stime riguardo quello che sarà l’impatto della plastica sul nostro pianeta nei prossimi anni. Se non vi saranno politiche al riguardo, entro il 2050 il 99% delle specie di uccelli avrà ingerito plastica. Delle 600 delle specie marine che si sono imbattute nei nostri rifiuti, il 15% è a rischio estinzione. Tutto ciò dovuto anche alle nebbie di micro e nanoplastiche presenti nell’aria e nell’acqua.

Ritorniamo alla “nostra” isola. Si chiama Henderson, una piccola isola corallina che si trova nell’Oceano Pacifico, una di quelle da sogno, ma che possiamo davvero solo sognare, come ha

l’isola Henderson in rosso

dimostrato la ricercatrice Jennifer Lavers dell’Universotà della Tasmania: «Ho viaggiato in alcune delle isole più lontane del mondo – ha spiegato la ricercatrice al Guardian – e ovunque, in qualsiasi zona dell’Oceano, in qualsiasi periodo dell’anno, la storia è sempre la stessa: le spiagge sono disseminate dai rifiuti della nostra attività. Ma speravo che la straordinaria distanza dell’isola di Henderson l’avrebbe protetta da tutto questo. Non potevo sbagliarmi di più».

Quindi cosa si può fare? Esistono decaloghi di buona condotta che sicuramente vanno seguiti, perché quotidianamente ci potremmo rendere conto di quanto inutilmente usiamo la plastica, ma davanti a certe cifre l’unica soluzione è l’unione d’intenti dei governi di tutto il mondo. Ovvio che i Paesi in via di sviluppo siano restii a privarsi durante la loro fase di crescita economica di uno strumento come la plastica, ma se almeno fossero i paesi fortemente industrializzati a rinunciarvi, allora si potrebbe fare un primo passo verso la scongiura di un disastro planetario.

La Fondazione Ellen MacArthur e il Foro economico mondiale in una relazione hanno dimostrato la necessità e la possibilità di realizzare una nuova economia della plastica. La produzione di plastica in termini di danni ambientali e produzioni di gas serra costa circa 37 miliardi di euro, contro i 24-36 di utili derivanti dagli imballaggi di plastica. La maggior parte di questi viene utilizzata una sola volta e circa un terzo dei rifiuti di plastica non viene raccolto né gestito. Questa plastica «usa e getta» costa al mondo 74-110 miliardi di euro, considerando il valore dei prodotti andati persi. La relazione fornisce anche una stima dell’evoluzione del rapporto pesci-plastica nei prossimi trent’anni: si passerà da 5:1 a 1:1 nel 2050. Come ogni relazione propone una serie di obiettivi, nel caso specifico fondamentali per creare una vera economia circolare:

  • creare un’economia secondaria della plastica allo scopo di incrementarne drasticamente il riciclaggio, il riutilizzo e la compostabilità;
  • migliorare la raccolta e la ritrasformazione per ridurre al minimo la dispersione della plastica nell’ambiente e aumentare la biodegradabilità dei materiali come strategia di trattamento della plastica eventualmente non immessa nell’ambiente;
  • operare la transizione della produzione della plastica a metodi caratterizzati da basse emissioni di carbonio e da un fabbisogno ridotto di materie prime vergini ricavate da combustibili fossili.

Nihil sub sole novum dice la Bibbia (Qohelet, 1,9), ed è proprio il caso di dirlo visto che si parla di incrementare il riciclaggio – come delle altre soluzioni proposte – da troppo tempo ormai e senza frutti. L’Onu, nell’ambito della già citata campagna #CleanSeas, ha come obiettivi principali l’eliminazione dell’uso della microplastica nella produzione di cosmetici e la drastica riduzione dell’utilizzo di plastica usa e getta, come buste e bottiglie, tutto questo entro il 2022. Vedremo, nel frattempo non restiamo “plastificati”.

P.S. Quanto ci vuole per leggere questo articolo? Un minuto? Bene, nel mondo adesso ci sono 15 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica in più.

Avatar

Marco Mariano

leave a comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Create Account



Log In Your Account