I sistemi produttivi locali: specializzati o diversificati

I sistemi produttivi locali: specializzati o diversificati

I sistemi produttivi locali: specializzati o diversificati

Oggi parliamo del terzo criterio con cui poter categorizzare i sistemi produttivi locali.
Se guardiamo dal punto di vista competitivo all’orientamento di una rete economica, possiamo riscontrare due modelli: specializzazione e diversificazione. A differenza degli altri criteri visti nei precedenti articoli, questi sono facilmente riscontrabili, anche senza particolari conoscenze tecniche.
Per cui, un sistema specializzato è tale se il fine produttivo converge verso un’unica tipologia di prodotti. Di contro, un sistema diversificato è tale se le aziende puntano su diversi settori di mercato, ovviamente non correlati.

Quanto detto fino ad adesso è quasi banale, per cui proviamo ad addentrarci in qualcosa di più specifico, ma non per questo meno facilmente intuibile.
Per quanto riguarda il primo modello di cui stiamo trattando, vi sono tre tipi di specializzazione: settoriale o tecnologica, di prodotto e di filiera. La prima di tipologia è quella in cui possiamo collocare i poli scientifico-tecnologici; la seconda è il caso dei sistemi produttivi che producono il medesimo prodotto; infine, un sistema con specializzazione di filiera presenta realtà con produzioni differenti, ma complementari sia dal punto di vista tecnologico, sia perché le singole diversità servono ad unico prodotto finale.

È ovvio che un sistema specializzato vanti il trasferimento diretto delle conoscenze tecnologiche (o know-how, come dicono gli ‘inglefili’), in più questo sistema si può autoregolare dal punto di vista della fornitura, che in questo caso sarà una sub-fornitura. Per cui un sistema specializzato risulta più flessibile, in quanto autogestisce la strategia e la produzione.
Il difetto principale di tali sistemi è la loro dipendenza assoluta dall’evoluzione del mercato, perché essendo appunto specializzato verso un solo prodotto, o comunque producendo qualcosa per un unico settore, rischia fortemente di seguirne il ciclo della vita, arrivando in quel caso perciò inevitabilmente alla fase di declino difficilmente reversibile.
È anche vero, però, che un sistema può entrare indipendentemente in crisi indipendentemente dal prodotto; è il caso dei tantissimi sistemi italiani che pur puntando su prodotti in fase di ascesa, chiudono a causa della perdita del vantaggio competitivo rispetto ad altri distretti. Qui, però, si apre il discorso della delocalizzazione internazionale ed è tutta un’altra storia…

Le economie diversificate hanno il difetto di non poter contare su una crescita esperienziale nella produzione, per cui i prodotti potrebbero non avere un livello tecnologico alto. Questo, però, è bilanciato dall’evidente vantaggio competitivo che questi sistemi hanno riguardo il costo del prodotto.
Qui si potrebbe aprire un ampio dibattito su come evitare che la qualità, data dall’esperienza e (perché no?) dalla storia sociale e culturale, lasci il posto alla quantità, ma evitiamo…quante scarpe avranno fatto in R.P.C. mentre leggevate quest’articolo?

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Marco Mariano

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