Sembra la Guerra Fredda

E mentre tutti sono alle prese con il referendum costituzionale, che purtroppo in Italia è diventato occasione di un dibattito meno oggettivo di una discussione da bar fra interisti e juventini su calciopoli, ad Aleppo negli ultimi 5 giorni sono stati assassinati 69 bambini siriani e 223 sono stati feriti (dati Unicef Italia). Questo a dir la verità accadeva anche durante lo sconvolgimento procurato dall’attacco alla redazione di Charlie Hebdo. Le vite venivano spente giornalmente anche il 13 novembre dello scorso anno. I massacri si compivano anche mentre Nizza piangeva durante la festa nazionale francese. In effetti tutto questo accade fin dal 24 maggio 2014, quando a Bruxelles Mehdi Nemmouche aprì il fuoco di fronte al Museo Ebraico uccidendo quattro persone. Questo evento è riconosciuto, infatti, come il primo attentato jihidista in Europa, anche se accaduto un mese prima della proclamazione del Califfato.

Il Papa esorta “in particolare le Nazioni Unite, per il lavoro di sostegno e di mediazione presso i diversi Governi, affinché si concordi la fine del conflitto e si ponga finalmente al primo posto il bene delle popolazioni inermi. È una strada che dobbiamo percorrere insieme con pazienza e perseveranza, ma anche con urgenza, e la Chiesa non mancherà di continuare a dare il suo contributo”. Nulla da eccepire, certo, se non fosse che le nazioni che devono concordarsi fra loro non siano quelle che formano i fronti del conflitto, ma quelle che dovrebbero condurre un’azione unilaterale. I governi discordi sono in particolare quelli degli USA e della Russia, che bisticciano sulla durata delle tregue. Il segretario di Stato Kerry ha minacciato di interrompere la discussione con i russi, visto l’ennesimo rifiuto alla proposta americana di tregue di 7 giorni. Attualmente durano 48 ore, che secondo i russi, sono il massimo lasso di tempo che si può concedere, senza dare la possibilità alle forze del Califfato di riorganizzarsi.  Gli USA, al riguardo, hanno il sostegno dell’UE che, attraverso il suo Alto rappresentante Federica Mogherini, chiede sanzioni per Mosca.

La diatriba continua con il portavoce del Dipartimento di Stato USA, il quale non esclude la possibilità di ricorrere ad “opzioni non diplomatiche“, preoccupato dall’offensiva di terra che le forze governative siriane, sostenute dall’aviazione russa, da militari iraniani e dagli Hezbollah libanesi, si preparano ad effettuare contro Aleppo. A questo lo stato Maggiore russo risponde dichiarando di essere “pronto a riprendere i colloqui a Ginevra con la controparte americana”, proposta che sembra essere stata subito accolta da Kerry il quale non perde tempo a dare una chance asserendo che “le parti belligeranti dovranno perseguire altre alternative per un periodo di tempo, salvo una più chiara indicazione delle parti belligeranti di essere pronte a prendere in considerazione un approccio più efficace“. Sembra di essere tornati alla Guerra Fredda con la tensione che cresce e si sgonfia subito. Nel frattempo, così giusto per ricordarlo, Andrea Iacomini – portavoce Unicef Italia – svela che “le Nazioni Unite hanno smesso di contare i bambini morti in Siria nel 2013, quando erano 11 mila in un anno. Ora si teme che le vittime si siano almeno quintuplicate rispetto ad allora ed anche se non ci sono dati certi sono certamente cifre da genocidio“.

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Marco Mariano

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