Il Santo Cavaliere: a proposito del culto di San Martino

Il Santo Cavaliere: a proposito del culto di San Martino

Il Santo Cavaliere: a proposito del culto di San Martino

di Anna Maria Chirienti

L’11 novembre si festeggia San Martino.

Martino nacque a Sabaria (Ungheria) nel 316 e morì l’8 novembre del 397 a Candes_ San Martin. L’11 novembre fu la data della sepoltura.

Fu cavaliere dell’esercito romano nella prima parte della sua vita, poi dopo la conversione al cristianesimo si diresse verso una vita religiosa e monastica. Finché nel 371 i cittadini di Tours (Francia) lo vollero loro vescovo.

Fu tra i primi santi non martiri proclamati dalla Chiesa Cattolica; è venerato anche dalla Chiesa ortodossa e da quella copta.

È considerato uno dei grandi Santi della Gallia e venerato in molti Paesi europei.

In Italia vi sono oltre 900 Chiese a lui dedicate e moltissime città hanno il suo patronato.

L’11 novembre i bambini delle Fiandre, in aree cattoliche della Germania, Austria e Alto Adige partecipano ad una processione di lanterne ricordando la fiaccolata in barca che accompagnò il corpo del Santo a Tours.

Nel Salento in particolare a Lecce e provincia il culto del Santo è molto sentito sia a livello religioso (basti pensare che è patrono di Taviano), ma soprattutto folkloristico.

Si organizzano imponenti pranzi e cene con la famiglia e amici festeggiando con carne, castagne, pittule salentine, selvaggina e soprattutto vino.

Spesso il giorno successivo viene concesso un ingresso posticipato a scuola o al lavoro.

Anche a Calimera San Martino è molto conosciuto dal punto di vista religioso perché viene associato al Santo Patrono S. Brizio che è stato suo discepolo e che venne eletto anche lui vescovo di Tours alla morte di Martino stesso. Tutti e due personaggi provenienti dalla Francia e il loro culto nel Salento si ebbe grazie proprio alla dominazione francese. Tanto è vero che ai paesi in cui erano stanziate le guarnigioni  francesi poi, spesso,  veniva attribuito il protettorato di un  Santo che era venerato da loro; ed è così che a Taviano fu dato il protettorato di San Martino e a Calimera quello di San Brizio e a tanti altri paesi vennero dati come protettori santi della stessa origine latina sostituendo così quelli di origine bizantina.

L’11 novembre è simbolicamente associato alla maturazione del vino nuovo ( da qui il proverbio “ A San Martino ogni mosto diventa vino “ ) ed è occasione di ritrovo e festeggiamenti nei quali si brinda, appunto, stappando il vino appena maturato e accompagnato da castagne.

San Martino è protettore dei mendicanti, dei cavalli e delle oche, degli osti, degli albergatori e dei viticoltori. In Francia è protettore degli animali da cortile e, specialmente delle oche che vengono consumate in grande quantità. Il consumo di oche pare che discenda da un episodio occorso al Santo: per non farsi riconoscere dai messi del Papa che lo cercavano per farlo vescovo di Tours si nascose in un pollaio, ma fu scoperto grazie proprio alle oche che, con il loro starnazzare, indicarono la sua presenza.

Il nome Estate di San Martino, ha origine dal racconto secondo cui il cavaliere Martino nel 335 durante una ronda, incontrò un mendicante seminudo. Vedendolo sofferente, tagliò in due il suo mantello e lo condivise con il povero. Da quel momento il cielo si schiarì e la temperatura si fece più mite. La leggenda vuole che il mendicante fosse Gesù. Da allora nei giorni vicini all’11 novembre ogni anno il tempo è più mite. Questa leggenda è diffusa anche in alcuni Paesi di cultura iberofona, francofona e anglosassona.

Il giorno di San Martino, in alcuni Paesi, viene fatta coincidere con la chiusura dei contratti vecchi e la riapertura dei nuovi.

Fare San Martino – Si usa per dire traslocare.

Pare ca vinne Santu Martinu – Frase che si usa quando si vuole dire che, in cucina nella preparazione dei pasti, o in campagna nella raccolta dei prodotti, si ha una resa abbondante.

In alcuni Paesi San Martino veniva invocato per la guarigione dai dolori intestinali.

Da un vecchio racconto popolare pubblicato su “Spitte” di Vito Bergamo è tratto la seguente poesia:

“Santu Martinu de Roma venìa.

Volìa sse ddifrisca e nnu potìa

e sse fermau a nna massaria.

Spina de pesce e punta de ala

sutta acqua sutta sarmente

alla massara dolori de ventre.

Fanne cu lli passa lu dolore de ventre.

Masculu vessiu lu nuovu natu

e Martinu fu chiamatu.

 

*De Santu Martinu lu granu meju an terra ca allu mulinu

*Santu Martinu l’invernu è vicinu

*De Santu Martinu simmena an chinu

*Pocu pane pocu vinu pocu zzappa lu Martinu

 Due parole in grico:

*Atton A’ Martino sto’ Kristù dàmmia ce ponu ju’ ptechù

(Da San Martino a Natale lacrime e dolori per i poveri)

Redazione

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