Rina Durante tra passato e presente: raccontare la raccontatrice

di Carolina Tundo

L’edizione 2016 della “Notte della Taranta” è stata dedicata a Caterina (Rina) Durante, ricordata – in apertura – dalla cantautrice siciliana Carmen Consoli, che a Melpignano ha ricoperto il ruolo di Maestro Concertatore, di colui cioè a cui spetta il compito di riproporre in chiave moderna i classici della tradizione musicale locale; in questo caso, interpretando il testo Quistione meridionale della Durante.

La scelta di tributare la diciannovesima edizione del festival alla scrittrice salentina è nata dalla volontà – piuttosto tardiva, a dire il vero – di offrire un riconoscimento alla scrittrice, sempre impegnata nel recupero e nella valorizzazione della cultura popolare salentina nelle sue diverse forme.

Rina Durante (1928-2004), originaria di Melendugno, fu attiva nella seconda metà del secolo scorso, in una stagione della letteratura salentina particolarmente fiorente. Strinse solidi rapporti con i principali intellettuali del tempo (Vittorio Bodini, Vittore Fiore, Oreste Macrì), collaborò a «Il Critone», la prestigiosa rivista di carattere politico-letterario, della quale il poeta Vittorio Pagano curava un supplemento letterario; successivamente, i suoi articoli apparvero sulle principali testate giornalistiche pugliesi (la «Gazzetta del Mezzogiorno», il «Quotidiano», il «Corriere del Mezzogiorno»).

Il suo esordio letterario si ebbe nel 1951 con una raccolta poetica intitolata Il tempo non trascorre invano; ma fu lei stessa ad affermare, in seguito, che la poesia aveva rappresentato una palestra per la narrativa, autodefinendosi – in un’intervista del 2003 – una «raccontatrice». Prendendo le mosse dagli studi antropologici di Ernesto De Martino – che aveva esplorato la storia etnologica del Salento, «terra del rimorso», scavando tra i suoi rituali e le pratiche del tarantismo – Rina Durante individuò l’origine della cultura popolare nella storia delle classi subalterne ed in particolare della lotta tra contadini e latifondisti. Si trattava di una storia amara, piena di sofferenza e sfruttamento, che obbligava a riflettere sulle sconfitte del Novecento e a restituire dignità alla cultura popolare salentina, solo apparentemente folklorica, con la quale stabilire un rapporto di compartecipazione e non di indifferente neutralità. L’interesse per la tradizione e la storia antropologica salentina culminarono nella stesura di un romanzo ambientato a Melpignano: La malapianta, edito da Rizzoli nel 1964. La narrazione, snodandosi attraverso scorci della campagna salentina, è incentrata sulla storia di una famiglia del Sud – la famiglia Ardito – gravata dalle fatiche del lavoro contadino, costretta a barcamenarsi in una realtà fatta di battaglie perse e di privilegi oligarchici. Se la descrizione antiretorica dei personaggi e del contesto potrebbero indurre a inquadrare il romanzo nel fenomeno del neorealismo, l’aver elevato quella degli Ardito a condizione esistenziale dell’intero mondo contadino, stravolto e disintegrato, testimonia l’accoglienza – da parte della Durante – di istanze sperimentalistiche vicine all’esistenzialismo. Il romanzo valse alla scrittrice salentina il prestigioso Premio Salento, che vedeva Maria Bellonci – fondatrice del Premio Strega – presidente di giuria.

Fedele all’idea di una partecipazione attiva al recupero della tradizione locale, desiderosa di contribuire in prima persona allo sviluppo del territorio, nel 1996 pubblicò – con l’editore salentino Manni – un gruppo di racconti dal titolo Gli amorosi sensi. Autrice versatile e poliedrica, scrisse articoli, saggi e testi teatrali; fu un’intellettuale all’avanguardia, attenta alle più moderne forme di espressione culturale (televisione, cinema, mondi che pure conobbe da vicino), sostenendo che avessero la stessa dignità della letteratura. Dalla sua visione interdisciplinare dell’arte e dalla radicata passione per tutte le sue manifestazioni scaturì la fondazione del primo gruppo di musica popolare salentina in Puglia: il Canzoniere Grecanico Salentino. Il gruppo gode oggi di vasta fama e, ponendosi nel solco della sua fondatrice, mira alla riscoperta e alla reinterpretazione in chiave moderna della tradizionale pizzica tarantata, un tempo (fino a De Martino) rituale catartico, oggi elemento caratteristico della cultura popolare; quest’ultima, da rivitalizzare nell’ottica del recupero della memoria e del suo racconto.
Per Cesare Pavese «ognuno ha bisogno del proprio paese»; questo punto di vista sembra trovare piena corrispondenza nell’eclettica autrice della Grecia salentina quando – a proposito del Salento – nei versi conclusivi della lirica Alla mia terra così scrive:

[…] Questa è la mia terra
ché tra le mani a clessidra
lentamente mi scorre
con lo stesso ritmo del sangue
che palpita nelle mie vene.

La Durante ha attinto ampiamente dal serbatoio della nostra tradizione popolare – fatta di storie, immagini, personaggi – per arricchire il repertorio di scrittrice, ma poi – nel racconto di quel mondo contadino, della sua cultura – si è lasciata guidare dalla propria naturale sensibilità, senza sbavature o scivolamenti verso il folklorismo ‘della domenica’.

RIna Durante e Edoardo Sanguinetti

Ricordare chi, prima di noi, si è speso personalmente per la tutela della tradizione autentica e dei suoi elementi fondanti, salvaguardando e tramandando un racconto vero, fedele alla storia fattuale e antropologica di un territorio, è – prima di ogni cosa – un atto di civiltà. Esso può aiutare a conoscere meglio la terra su cui poggiamo i nostri piedi, a comprenderne le problematiche, a sviluppare una coscienza storica.

A distanza di dodici anni dalla scomparsa della scrittrice, oggi tradizione e modernità, poesia e graffitismo s’incontrano in un omaggio alla sua figura: grazie all’artista Chekos’art (nome d’arte del writer Francesco Ferreri), il volto sorridente della Durante campeggia sui muri di Lecce. Il graffitista non è nuovo a questo genere d’imprese: aveva già realizzato due opere con i ritratti di Carmelo Bene e Vittorio Bodini, ottenendo un riconoscimento nell’ambito del “Premio Vittorio Bodini” per aver inciso, grazie al suo contributo, sulla memoria del territorio.

Raccontare la «raccontatrice» che ha sentito l’esigenza di riconoscere al Salento contadino la valenza di patrimonio collettivo è una sfida da raccogliere; la canzone-omaggio nel corso del Concertone dell’ultima edizione della “Notte della Taranta” e l’opera sui muri recentemente realizzata esprimono la necessità di raccontarla e, nel contempo, la volontà di riconoscimento. Si tratta di azioni che, senza scadere nel localismo, possono essere un valido strumento per definire l’identità di un luogo (il genius loci) in un panorama culturale ormai completamente globalizzato.

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