Riflettendo un momento sulla pace

di Laura Rizzo

In un momento particolarmente segnato da episodi di sangue, sia per gli attentati in Francia che in Afghanistan, mi è giunto in modo del tutto casuale sotto gli occhi e dritto al cuore un messaggio del nostro  Papa Francesco. Tale messaggio  mi ha talmente colpita che non ho potuto fare a meno di condividerlo con voi.
Il tema che ha scelto per questo discorso richiama  la lettera di San Paolo Apostolo a Filemone, nella quale l’apostolo chiede al suo collaboratore di accogliere Onesimo, che è schiavo dello stesso Filemone ma convertito al cristianesimo e, quindi, meritevole di essere considerato un fratello. San Paolo infatti scrive: ” E’ stato separato da te per un momento: perchè tu lo riavessi per sempre; non più come schiavo, ma come fratello carissimo. Onesimo quindi, è diventato fratello di Filemone perché cristiano. Quindi è proprio la conversione a Cristo che genera la fraternità, valore imprescindibile sul quale si basa la famiglia e la società
Il Papa dice: “Nel libro della Genesi, leggiamo che Dio creò l’uomo maschio e femmina e li benedisse, affinché crescessero e si moltiplicassero: Egli fece di Adamo ed Eva dei genitori i quali, realizzando la benedizione di Dio di essere fecondi e moltiplicarsi, generarono la prima fraternità, cioè quella di Caino ed  Abele. Essi sono fratelli, perché provengono dallo stesso grembo, e perciò hanno la stessa origine, natura e dignità dei loro genitori creati ad immagine e somiglianza di Dio.
Purtroppo però, tra la prima creazione narrata dalla Genesi e la nuova nascita in Cristo, vi è la realtà negativa del peccato, che più volte interrompe la fraternità creaturale e continuamente deforma la bellezza e la nobiltà dell’essere fratelli  e sorelle della stessa famiglia umana. Non soltanto Caino non sopporta suo fratello Abele, ma lo uccide per invidia commettendo il primo fratricidio. L’ uccisione di Abele da parte di Caino attesta tragicamente il rigetto radicale della vocazione ad essere fratelli.
La loro vicenda evidenzia il difficile compito a cui tutti gli uomini sono chiamati, di vivere uniti, prendendosi cura gli uni degli altri. Purtroppo la sempre diffusa piaga dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo, ferisce gravemente la vita di comunione e la vocazione a tessere relazioni interpersonali improntate a rispetto, giustizia e carità.”

Questo orribile fenomeno che calpesta i diritti fondamentali del prossimo e annienta  la libertà e dignità, assume  purtroppo molteplici forme, prova ne sono gli attentati degli ultimi giorni che in nome di un Dio mietono vittime innocenti e seminano terrore. Sorge lo spunto per una riflessione: ma proprio alla luce della Parola di Dio, non dovremmo considerare tutti gli uomini fratelli?
Gennaio è il mese di riflessione sulla pace….ma  la pace non può regnare tra gli uomini se prima non regna nel cuore di ciascuno di noi.

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Redazione

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