Ricette del buon vivere: paparina fucata cu lu lapazzu

di Salvatore Venneri

Queste due verdure selvatiche mi fanno venire il voltastomaco al solo pensiero di mangiarle; però voi, con qualche accorgimento e un po’ di pazienza, potete ottenere un piatto gustoso ed economico. Ve lo consiglio quindi, quando siete a corto di quattrini. Prima di passare alla preparazione, è bene che sappiate di cosa si tratta.

LAPAZZU:

In italiano lapazio, detto anche erba pazienza e romice crespa; erba perenne che raggiunge anche due metri di altezza; coltivata originariamente nell’ Europa orientale e nell’ Asia occidentale per uso terapeutico; ora, inselvatichita, si trova facilmente in tutto il centro-sud dell’Italia. Di tutto ciò però, voi sbattetevene e imparate soltanto a riconoscerla nei campi se non volete avvelenare vostro marito.

PAPARINA:

E’ lei la regina ma “senza lu lapazzu non vale nu cazzu!”

Non credo sia necessaria una lunga descrizione perché è una pianta molto comune, ha più di cento varietà con fiori rossi, gialli e bianchi molto vistosi e, se volete saperne di più, con la prossima tredicesima, comprate un vocabolario e cercate sotto la voce papavero.

Ricetta per 4 persone

Occorrente: Kg. 1.5 paparina, Gr. 100 lapazzu, sale, olio, peperoncino q.b., una manciata di olive nere, mezzo bicchiere di vino bianco.

Procedimento: Mettete l’olio in una pentola, lasciatelo riscaldare e, appena comincia a fumare, versatevi le verdure (naturalmente dopo averle mondate e lavate abbondantemente). Dopo averle leggermente soffritte, aggiungete il sale ed il peperoncino, quindi coprite la pentola e fate cuocere le verdure con la loro acqua. Una decina di minuti prima della fine della cottura, aggiungete le olive e, se di vostro gradimento, mezzo bicchiere di vino. Lasciate evaporare e servire, accompagnando le verdure con delle fette di pane casereccio.

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