Renzi Vs Zagrebelsky, ovvero riverenza beffarda contro pleonasmo sapiente

Quanto i duelli a singolar tenzone fossero molto più genuini dei moderni dibattiti TV lo abbiamo riscoperto poche sere addietro, grazie all’incontro/scontro tra il presidente del consiglio Matteo Renzi e Gustavo Zagrebelsky, garbato giurista torinese, non fosse altro che per l’uguaglianza dei mezzi adoperati nel combattimento: le spade, ad eccezione della fattura, più o meno pregevole, bastano a sé stesse, possiedono la medesima lama e la medesima forza lacerante. Il peso del verdetto grava sul duellante, abile a far soccombere l’avversario o sciagurato nel soccombere egli stesso, in nome di un “ideale” (volendo enfatizzare, posto che la gran parte dei duelli si combattevano per questioni “carnali”).

Lo spettacolo al quale abbiamo assistito l’atra sera, invece, è stato tutt’altro che pari, meglio, si è combattuto su due piani assolutamente diversi e distinti: il primo, quello del presidente Renzi, apparteneva alla dimensione (legittimamente) propagandistica, il secondo, quello del professor Zagrebelsky, poggiava sul terreno dell’argomentare dovizioso e, se vogliamo, spesso pleonasticamente barbuto, boccone ghiotto per chi elegge il tweet a caposaldo della comunicazione. Da una parte la riverenza beffarda e gradassa, dall’altra il tecnicismo sapiente e scocciato.

Una sorta di guerra di metodo, se vogliamo: il metodo classico (non parliamo di vini) contro quello moderno. L’arte dello studio contro la potenza degli spin doctors, bravi a prevedere, a pianificare, a redigere ipotetici schemi di comportamento in risposta ad ancora più ipotetiche “leggerezze dell’avversario”. Che senza dubbio arrivano, “colpevole anche l’età”, come si troverà ad ammettere lo stesso Zagrebelsky per giustificare una contraddizione con alcune dichiarazioni passate. Una resa, più che di merito, di opportunità, perché magari discettando meglio ci sarebbe stato spazio per chiarire. Invece i tempi della Tv sono corti, troppo corti per un discorso ampio e circostanziato. E per fortuna c’è Mentana, il sergente di ferro, conoscitore attento e maniacalmente ossessionato dai tempi rapidi, animo più radiofonico che da schermo. Chissà la fatica nell’ascoltare Zagrebelsky impegnato a perdersi in commi, paragrafi e combinati disposti. Poca fuffa per un pubblico pronto a contare i punti in assenza di un KO.

E che non ci fosse una giuria lo si è visto nel “post-partita” quando, ai punti, hanno vinto tutti e, soprattutto, ha sicuramente perso qualcuno.

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Gabriele Pasca

Giornalista, anche sportivo. Interista, zapatista, pessimista e tante altre cose in -ista. Classe 1992, studente di giurisprudenza. Leccese ma anche modenese. Insomma, tutto e niente.

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