A rapir le stelle con papiro e lente. Tra scienza e poesia…

Di Eleonora Tommasi

“Da quassù il cielo è enormemente buio, la Terra bellissima, di un azzurro chiaro, senza frontiere né confini”… queste le parole di Jurij Gagarin, il primo uomo nello spazio….

Allora, estasiati da tanta poesia, ci si domanda: “Chi guarda l’Universo, scomponendo in atomi le stelle, vede di meno o… forse di più?”

Scienza e poesia sono occhi curiosi e timidi sul mondo, che di incanto e brama s’infiammano.
“Scienza e poesia si fanno strada negli immensi spazi con piccoli passi e grandi ambizioni, cercano l’essenza della materia, dello spazio, del tempo…lanciando grandi domande con grandi megafoni…
Siano essi acceleratori di particelle, siano essi versi …”

Vi sarà capitato di innamorarvi del cielo! Gli occhi che scrutano l’orizzonte si interrogano, curiosi, su quale sia il colore dell’immenso: ci si lascia incantare dall’azzurro rapito al mare, di giorno, o dal roseo tramonto, la sera…o dalla notte che appare sconfinata distesa di seta nera… Ma allora di che colore è il cielo? Azzurro, rosa o nero? E perché? Il colore del suo manto è il risultato di un gioco di incontri…tra la luce e gli atomi dell’atmosfera… Rayleigh ci racconta novelle, narra che la luce bianca irradiata dal Sole si compone d’ogni colore e tra questi, al dì, sono maggiormente diffuse le onde azzurre perché hanno lunghezza d’onda pari alle dimensioni degli atomi dell’aria che incontrano…e la sera, al tramonto, quando il raggio di Sole, più basso all’orizzonte, deve compier più ampia strada, già diffuse nel blu, rimangon le rosa a tingere il cielo…

La fisica spiega l’Universo in versi… la bellezza dell’arcobaleno nella diversa velocità con cui pare muover la luce tra acqua e aria…

Non è straordinaria poesia scrutare, con gli occhi incuriositi di bambino, il firmamento e scorgere la bellezza del passato? Intanto che la luce giunge dalle stelle ai nostri occhi, numerosi istanti son già trascorsi e s’osserva il cielo d’un tempo andato. E a guardare tante che paion stelle e son invece galassie di miliardi di stelle…non vi rapisce il cuor?

E’ poesia osservare l’orizzonte e, tramite lettura di spettri di colore, scoprire delle stelle lontane la velocità del loro passo, la materia che le veste, la temperatura e i loro campi d’attrazione. E giocare col tempo, che appare così inesorabile, sfuggente alle mani che cercano d’abbracciarlo e pur si lascia condizionare da velocità e gravità: non è meraviglia sapere che esso possa rallentare perché grandi masse, come il Sole, curvano il tessuto spazio-temporale? Il tempo scorre non per tutti uguale, più rapidamente in montagna rispetto al mare….

E intanto, pur immaginando con grande sforzo la materia tutta, anche delle galassie più lontane, essa è solo poco più del 4% della materia esistente…A noi par sfuggire il 96% della materia/energia, perché appare oscura: nulla emette eppur deve esiste perché l’Universo sia così disposto ed accelerato…

E’ canto comprendere che una particella microscopica possa ruotare, in simultanea, in senso orario e antiorario o attraversare, nel medesimo istante, due fenditure diverse se non è osservata…Come il gatto di Schrodinger, vivo e morto, fintanto che non si apra la scatola… E non è poema che due particelle, con medesime caratteristiche quantistiche e carica opposta, nell’incontrarsi “svaniscano”, in annichilazione, per divenire energia…? E il fatto che nulla si crei e si distrugga, che tutto si trasformi nelle più eclettiche forme…?

La natura si esprime in versi, nel rigore scientifico, pur sempre pronto a ridefinirsi… Una teoria che dà vita a nuova teoria, vera solo in determinati contesti e condizioni al contorno, sempre vorace, pronta a rimettersi in discussione e rinascere dalla scoperta e dai nuovi errori…Perché il limite della conoscenza è la sua forza più grande…

Giocando con i raggi cosmici, lasciamo che i neutrini, particelle piccolissime che ci attraversano ogni giorno, a migliaia, ci lascino scoprire le stelle, guardarne all’interno… E allora consentiamo che l’infinitamente piccolo ci lasci scoprire l’infinitamente grande….e la scienza ci faccia innamorare, nella poesia, dell’Universo…

Foto di Ivan Ginnone

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Redazione

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