Raimondo Di Sangro, storia e leggenda di un genio napoletano

Di Giancarlo Panico

image“Napul’è mille culure, Napul’è nù sole amaro, Napul’è addore è mare, Napul’è na carta spuorca e nisciunu se ne importa…”, così il cantautore Pino Daniele descrive la sua amata Napoli, come a dire che Napoli è tutto e il contrario di tutto, Napoli è croce e delizia, insomma possiamo citare Napoli per cattive faccende, ma anche per cose buone come la
cultura e l’arte partenopea. Napoli città d’ arte e tra le opere d’arte di particolare rilevanza vi è Il cristo velato, una scultura bizzarra e misteriosa, ma al contempo, bella e affascinante tanto da essere considerata patrimonio dell’ arte mondiale, un’ opera che racchiude in se lo spirito del suo committente, Raimondo di Sangro principe di Sansevero (1710 – 1771). Di lui Benedetto Croce scrisse. “… per il popolino delle strade che attorniano la cappella dei Sangro, il principe di Sansevero fosse l’incarnazione del dott. Faust…che ha fatto il patto col diavolo, ed è divenuto un quasi diavolo esso stesso, per padroneggiare i più riposti segreti della natura”.

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Il Cristo Velato

E’ stato un esoterista, inventore, anatomista, alchimista, scultore, massone, letterato e accademico italiano. Nacque a Torremaggiore (FG) nel 1710, dove la famiglia possedeva diversi feudi, ma poiché la madre, Cecilia Gaetani dell’ Aquila d’ Aragona, morì nel dicembre dello stesso anno ed il padre Antonio, duca di Torremaggiore, fu costretto per fatti personali ad allontanarsi dall’ Italia, Raimondo fu affidato al nonno, Paolo di Sangro VI principe di Sansevero, residente nel palazzo di famiglia a Napoli, in piazza San Domenico Maggiore. Fu dunque a Napoli che Raimondo ricevette la sua prima educazione e dove formò il suo carattere, in quelle viuzze zeppe di scugnizzi e guappi poco raccomandabili, dei quali spesso i nobili si servivano per faccende “poco legali”, insomma un ambiente non per deboli ma per persone mentalmente sveglie ed argute. Raimondo dimostrò di avere un intelligenza vivacissima e, per questo, fu inviato a compiere il suo percorso di studi, all’ età di 10 anni, presso il collegio dei Gesuiti a Roma. Raimondo, enfant terrible, ebbe un profitto straordinario raggiungendo notevoli risultati in filosofia, lingue, pirotecnica, scienze naturali, idrotecnica. Durante il periodo Romano frequentò anche circoli filosofici ermetici che ne influenzarono il pensiero. All’età di 19 anni la sua prima importante invenzione, si trattava di un palco per rappresentazioni pieghevole e facilmente trasportabile, col quale si guadagno la stima di Nicola Michetti, ingegnere dello zar Pietro il grande. Morto il nonno Paolo e grazie alla rinuncia del padre all’ eredità, nel 1726 Raimondo divenne il VII principe di Sansevero ed ereditò, tra i vari beni, il palazzo di famiglia a Napoli dove si stabilì definitivamente, dopo aver sposato una lontana cugina, Carlotta Gaetani dell’ Aquila d’ Aragona, dalla quale avrà ben otto figli. Fu questo il periodo di maggiore fama per Raimondo. Divenuto amico di Carlo III di Borbone, ricevette numerose cariche ufficiali, tra le quali anche quella di Cavaliere dell’ ordine di San Gennaro (titolo riservato a pochissime persone di assoluta fiducia alla corona borbonica). Contemporaneamente alle onorificenze continuava la sua instancabile attività di inventore, tra le più importanti citiamo una nuova macchina idraulica particolarmente efficiente, un cannone che poteva sparare sia con polvere pirica sia ad aria compressa e un cannone costruito con una nuova lega metallica molto più leggero e con una gittata molto superiore rispetto ai cannoni in uso all’ epoca, con evidenti benefici in campo di battaglia. Nel 1744 fu tra i colonnelli dell’ esercito borbonico nel conflitto contro l’ Austria e si distinse per la notevole astuzia e destrezza tattica nel comandare le sue truppe in battaglia. Frutto di quell’ esperienza bellica, scrisse l’opera Esercizj Militari per l’Infanteria (1744): fu talmente apprezzata quest’ opera che alcuni eserciti europei ne adottarono gli esercizi suggeriti e il principe Raimondo fu lodato addirittura da Luigi XV di Francia e Francesco II di Prussia. Divenne anche accademico della crusca ed ebbe dal papa Benedetto IV il permesso di leggere i libri proibiti: poté leggere finalmente le opere degli illuministi radicali e dei philosophes francesi, testi che trattavano argomenti alchemici e trattati scientifici più disparati. Nel 1750 Raimondo, seguendo i suoi ideali rivolti all’illuminismo europeo, aderì alla massoneria. Quando la cosa si seppe cominciarono i problemi con la santa sede e a Raimondo, dopo la bolla del papa Clemente XII con la quale si condannavano i massoni, non restò che rinunciare alla massoneria sotto giuramento davanti a Carlo III di Borbone. I rapporti con la santa sede si inasprirono definitivamente quando il principe pubblicò (1751)l’opera Lettera apologetica dell’ Esercitato Accademico della Crusca contenete la difesa del libro intitolato Lettera d’ una Peruana per rispetto alla supposizione Quipu scritta alla Duchessa di S*****e dalla medesima fatta pubblicarequest’ opera conteneva temi che andavano dall’ esoterismo alla cabala, temi cari agli illuministi ma ritenuti pericolosi dalla chiesa, per questo il libro fu inserito nella lista dei libri proibiti. Da quel momento, caduto in disgrazia, deluso e disilluso, Raimondo si dedicò solo alla sua attività di inventore (installò nei sotterranei del suo palazzo un laboratorio con ogni sorta di fornello) e alla realizzazione del progetto iconografico della cappella  del suo palazzo (grazie agli artisti assunti alle proprie dipendenze portò alla luce sculture dal ricco simbolismo come il cristo velato, la Pudicizia e il Disinganno, ritenute oggi capolavori dell’ arte mondiale). Da quel momento nacquero numerose  sinistre leggende sulla figura del principe, Salvatore di Giacomo descriveva così l’ atmosfera  che animava la fantasia dei popolani: “Fiamme vaganti, luci infernali passavano dietro gli enormi finestroni che danno, dal pianterreno, nel vico di Sansevero….si scuoteva e tremava il selciato del vicoletto come pel passaggio prossimo d’ enormi carri invisibili”, e poi ancora altre leggende: “fece uccidere due suoi servi per imbalsamarne  stranamente i corpi”, “ammazzò nientemeno che sette cardinali per ricavare dalle loro ossa e dalla loro pelle altrettante sedie”, “riduceva in polvere marmi e metalli”, “entrava in mare con la sua carrozza e i suoi cavalli senza bagnare le ruote”. Erano tutte queste leggende che nascevano di volta in volta ad ogni sua invenzione o progetto. Fu senza dubbio quello che oggi viene definito un ingegnere dei materiali,  ma in quel periodo, sotto l’oscurantismo della chiesa, veniva considerato un stregone. Alcune invenzioni le abbiamo citate, ma è importante ricordare anche che Raimondo era un grande appassionato di pirotecnica tanto che diede vita a numerosi spettacoli pirotecnici creando, con l’ esplosione dei fuochi, figure come templi, giochi d’ acqua, vedute architettoniche e addirittura trovo nuove sostanze da mescolare alla polvere pirica per ampliare la gamma dei colori pirotecnici (fu il primo che produsse il fuoco verde in tutte le sue tonalità). Fu capace di imitare le pietre preziose tanto che le sue pietre contraffatte non si riusciva a distinguerle dalle naturali, si dedicò allo studio dei metalli per l’invenzione di nuove leghe. Progettò una carrozza galleggiante con cavalli di sughero che si muoveva con la stessa tecnica dei moderni pedalò, realizzò stoffe impermeabili e macchine idrauliche straordinariamente efficienti. Ma la fama di stregone forse non era del tutto immeritata se si pensa che in una lettera indirizzata ad un fisico francese, lo stesso Raimondo affermava di aver trovato una sostanza che una volta accesa produceva una fiamma che rimaneva viva per tre mesi e forse tale sostanza era ricavata dal cranio umano. Nelle sue sperimentazioni, Raimondo si cimentò anche nella palingesi, un’antica arte sacra,  riuscendo a ricostruire alcuni corpi naturali dalle proprie ceneri ma si guardo bene dal rilevare il procedimento considerati i suoi precedenti con la santa sede. Ma ora occupiamoci della cappella di famiglia tanto cara al nostro principe, oggi conosciuta come chiesa di Santa Maria della pietà o Museo Sansevero, accanto al palazzo dei Sangro: qui Raimondo commissionò le tre sculture che abbiamo già citato, il Cristo velato, la Pudicizia e il Disinganno: tra gli esperti c’è chi sostiene che il velo e la rete presenti su queste sculture siano opera di Raimondo che aveva ricreato, dal marmo in polvere, delle lastre semimorbide che avrebbe posato sulle statue per la successiva solidificazione, e vi si trovano anche le macchine anatomiche, che altro non sono che la riproduzione di scheletri umani con annesso tutto il sistema cardiovascolare (c’è chi sostiene che siano i due servi uccisi ai quali Raimondo aveva fatto bere un preparato che gli avrebbe fatto solidificare tutto il sistema cardio vascolare). Tra storia e leggenda, vi abbiamo raccontato la vita di un uomo che certamente meritava una maggiore fama e vi invitiamo, se vi recate a Napoli di visitare la cappella dei Sangro principi di Sansevero.

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