Quattro chiacchiere con la Signora Micale

di Giancarlo Panico

Abbiamo avuto una piacevole conversazione con Lucia Cagnazzo, novantaduenne molto arzilla, conosciuta a Taviano da tutti come la Signora Micale, che ci ha raccontato un po’ di frammenti del passato della nostra comunità tavianese.

la lunga fila di persone in attesa del razionamento del sale

Io sono originaria di Melissano ma, dopo essermi sposata con Benito Micale, mi trasferii a Taviano, dove mi ambientai velocemente e dove conobbi subito tanta gente per via dell’attività di rivendita tabacchi che mio marito  ereditò dal padre Giuseppe, ex maresciallo dell’arma dei carabinieri, che a sua volta aveva comprato la licenza (rivendita tabacchi n° 1) da un tal Cosimo Zompì se non ricordo male.

Una foto di Benito Micale

A casa nostra veniva tanta gente, non solo per le sigarette, ma anche perché mio marito Benito fu il primo sindacalista CISL di Taviano e, in quegli anni, la figura del sindacalista era molto più importante di quanto possa essere oggi. Erano gli anni ’50, gli anni del dopoguerra, gli anni in cui veniva razionato anche il sale e vi era un analfabetismo molto marcato: immaginate che molti contadini non conoscevano neanche i loro diritti. Il mio Benito iniziò l’attività di sindacalista dopo che sua sorella Aida conobbe e sposò Mario Scalinci, segretario provinciale della CISL, uomo assai influente in quel periodo. Ricordo le lunghe fila che i contadini facevano per essere iscritti negli elenchi dei contadini per avere, in seguito, diritto alla pensione. Poi Benito sapeva farsi amare e, per essere più veloce nel disbrigo delle pratiche, si faceva aiutare da Salvatore Caputo (detto “Totu”), un ragazzo molto sveglio e volenteroso, che continuò l’attività di sindacalista dopo la morte di Benito e, per un periodo, fece anche il sindaco.

La Signora Lucia Micale da giovane

In quegli anni via Matteotti non era solo un via di transito, ma era un luogo di ritrovo tra paesani, infatti, oltre al nostro tabacchino, vi erano barbieri, fruttivendoli e il negozio di alimentari del sig. Caputo, un uomo tutto d’ un pezzo, serio e rispettoso nei confronti di tutti. Vi erano anche un paio di osterie dove le persone si ritrovavano la sera per degustare del buon vino, assaggiare qualche gustosa pietanza e, soprattutto, per parlare e discutere dei fatti di vita quotidiana. Erano anni sicuramente difficili quelli, eppure la gente aveva una dignità e un forte senso dello stare insieme che oggi non vedo più; c’era voglia di aiutarsi e non di competere a tutti i costi.

Mentre parliamo, la Signora ci dà una foto, testimonianza del periodo di razionamento del sale. Parlare con una persona di una certa età, piena di saggezza, non può fare altro che aiutarci a comprendere la forza d’animo che avevano i nostri nonni nel superare le difficoltà di vita quotidiana.

Grazie Lucia Micale per questa piacevole chiacchierata…

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Redazione

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