Psicologia Giuridica. Danno Esistenziale, una difficile definizione

di Giulia Miglietta*

Il Danno Esistenziale, figura controversa tra le voci del Danno Non Patrimoniale, è stato soggetto a vari tentativi di ridimensionamento circa le sue potenzialità applicative, data anche la sfumata rintracciabilità. Tuttavia, nonostante  l’ alto dictum dell’ 11 novembre 2008, il Danno Esistenziale si propone e viene accolto nella giurisprudenza come voce viva e feconda, non facile da ridimensionare.

Il Danno Non Patrimoniale, oggi, si compone di tre diverse voci:

  • il Danno Morale soggettivo, inteso quale dolore, sofferenza interiore (socialmente attendibile e perciò definito come “normale”, non risarcibile);
  • Il Danno Biologico, inteso nel ristretto significato di malattia suscettibile di rilievo medico-legale;
  • il Danno Esistenziale, inteso come “ogni pregiudizio di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile, provocato sul fare areddituale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri”.
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Nel Danno Biologico vi è un evento corrispondente alla lesione della salute di qualcuno, fisica o psichica;  nel caso di Danno Esistenziale non Biologico, ci si trova di fronte all’aggressione di posizioni d’altro genere, quali onore, libertà di movimento, ambiente, privacy, normalità familiare, etc.(Cendon, Esistere o non esistere, RCP, 2000, 6, 1251 ss.). Il Danno Esistenziale si differenzia dal Danno Biologico, in quanto esiste a prescindere da una lesione della psiche o del corpo;da quello Morale, poiché non consiste in una sofferenza , ma in una rinuncia ad un’ attività concreta; da quello Patrimoniale, in quanto può sussistere a prescindere da qualsiasi compromissione del patrimonio (Cendon, Ziviz, 2000). Già nel 1992 gli stessi autori lo avevano definito quale “somma di ripercussioni relazionali di segno negativo”. Nel caso di Danno Biologico, dunque, è la lesione del diritto alla salute il fondamento giuridico del risarcimento, mentre nel caso del Danno Esistenziale la lesione della salute potrebbe anche non esserci stata. Gli autori citati, Cendon e Ziviz, ne attribuiscono una configurazione autonoma e  c’è chi, come Vinci (2001), ne parla in termini di “quarta categoria di Danno”, dopo appunto il Danno Patrimoniale, Biologico e Morale.

La nozione di Danno Esistenziale comprende qualsiasi evento che, per la sua incidenza negativa sul complesso dei rapporti della persona, è suscettibile di ripercuotersi in maniera consistente e talvolta permanente sull’esistenza di questi, pur senza arrivare a dar vita ad un disturbo di tipo psichico. Dalla sentenza del Tribunale penale di Locri n. 462 del 6 ottobre 2000, apprendiamo: “Al Danno Esistenziale vanno poi ricondotte anche altre figure di Danno già conosciute dalla giurisprudenza, tra queste si evidenziano il Danno alla vita di relazione, il Danno alla serenità familiare, il Danno alla serenità sessuale, con esclusione degli aspetti medico-legali afferenti al Danno Biologico”.

Con questa nuova tipologia di Danno è poi possibile anche risarcire iure successionis la perdita della vita da fatto ingiusto, finora irrisarcibile;  seguendo l’illuminante sentenza del Tribunale di Massa Carrara, possiamo dire che il “diritto alla vita”, definito in dottrina “essenziale tra gli elementi essenziali”, trova la sua fonte giuridica primaria nell’ art. 2 della Costituzione; pertanto collegando l’ingiustizia del Danno e le posizioni soggettive costituzionalmente protette (art. 2043 c.c. + art. 2 Cost.) arriviamo a definire il Danno ingiusto da perdita della vita come Danno Esistenziale iure successionis.

Dunque la tutela costituzionale del diritto al Danno Esistenziale va individuata nell’art. 2 della Costituzione che tutela i “diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo che nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (Trib. Milano, 21.10.1999, RCP, 1999, 1335). Pertanto, pregiudizi di tipo Esistenziale attinenti alla sfera relazionale della persona, ma non conseguenti a lesione psicofisica, quindi non rientranti nell’ambito del Danno Biologico, saranno risarcibili purché siano conseguenti alla lesione di un Diritto Inviolabile della persona, diverso dal diritto all’integrità psicofisica, poiché i Danni-conseguenza Non Patrimoniali altro non sono che pregiudizi attinenti allo svolgimento della vita professionale del lavoratore, e quindi danni di tipo “esistenziale”.

Parlare di Danno Esistenziale implica, dunque, parlare di Diritti Inviolabili:

Costituzione Italiana – Art. 2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Inviolabili non significa che lo Stato non possa in alcun caso limitare questi diritti (infatti la Costituzione pone dei limiti nel regolamentare le varie libertà), ma tali limitazioni devono essere fatte con atti aventi valore di legge. Il tema dei diritti fondamentali coinvolge il rapporto tra lo Stato e i suoi valori e gli ordinamenti internazionali e sovranazionali.Tra i diritti fondamentali dell’essere umano si possono ricordare, tra gli altri, il diritto alla libertà individuale, il diritto alla vita, il diritto all’autodeterminazione, il diritto a un giusto processo, il diritto ad un’esistenza dignitosa, il diritto alla libertà religiosa con il conseguente diritto a cambiare la propria religione, oltre che, più di recente, il diritto alla protezione dei propri dati personali (privacy).

La posizione delle Sezioni Unite -Cassazione civile , SS.UU., sentenza 11.11.2008 n° 26972

Le Sezioni Unite hanno affermato che il Danno Non Patrimoniale, ex art. 2059 c.c., non può essere suddiviso in diverse poste risarcitorie, ma va considerato essenzialmente come unicum.

Al di fuori dei casi determinati dalla legge, in virtù del principio della tutela minima risarcitoria spettante ai diritti costituzionali inviolabili, la tutela è estesa ai casi  di Danno Non Patrimoniale, prodotto dalla lesione di diritti inviolabili della persona  riconosciuti dalla Costituzione.Trova adeguata collocazione nella norma anche la tutela riconosciuta ai soggetti che abbiano visto lesi i diritti inviolabili della famiglia (artt. 2, 29 e 30 Cost.) (sent. n. 8827 e n. 8828/2003), concernenti la fattispecie del Danno da perdita o compromissione del rapporto parentale nel caso di morte o di procurata grave invalidità del congiunto.Trova adeguata collocazione nella norma anche la tutela riconosciuta ai soggetti che abbiano subito un Danno conseguente alla violazione del diritto alla reputazione, all’immagine, al nome, alla riservatezza, diritti inviolabili della persona incisa nella sua dignità, preservata dagli artt. 2 e 3 Cost. (sent. n. 25157/2008).

Oltre a tali casi, è possibile ottenere il risarcimento del Danno Non Patrimoniale, ma solo se sia accertata la lesione di un diritto inviolabile della persona: deve sussistere una ingiustizia costituzionalmente qualificata. Pertanto, non possono essere risarcite tutte le lesioni alla persona, ovvero tutti i pregiudizi non patrimoniali, ma soltanto quelli che realizzano un’ingiustizia costituzionalmente qualificata. La gravità dell’offesa costituisce requisito ulteriore per l’ammissione a risarcimento dei danni non patrimoniali alla persona conseguenti alla lesione di diritti costituzionali inviolabili. Il diritto deve essere inciso oltre una certa soglia minima, cagionando un pregiudizio serio. La lesione deve eccedere una certa soglia di offensività, rendendo il pregiudizio tanto serio da essere meritevole di tutela in un sistema che impone un grado minimo di tolleranza. Il filtro della gravità della lesione e della serietà del Danno attua il bilanciamento tra il principio di solidarietà verso la vittima e quello di tolleranza, con la conseguenza che il risarcimento del Danno Non Patrimoniale è dovuto solo nel caso in cui sia superato il livello di tollerabilità e di pregiudizio non  futile. Entrambi i requisiti devono essere accertati dal giudice, secondo il parametro costituito dalla coscienza sociale in un determinato momento storico.

Si può notare come  gli elementi che configurano il Danno Esistenziale sono al tempo stesso gli elementi che concorrono alla definizione del concetto di Qualità della vita, anche se ancora oggi in letteratura non è stata individuata una definizione univoca di “qualità della vita”.  La perdita di qualità della vita nel Danno Esistenziale, come è stato ben chiarito, non è vista come perdita di salute, ma come perdita di aspetti Non Patrimoniali della vita, come la serenità, il benessere, che si verifica pur non determinando alterazioni della salute. Sartorius definisce la qualità della vita come “percezione degli individui della propria posizione nella vita in relazione ai propri obiettivi e al sistema di valori che essi hanno accettato e incorporato nel prendere le loro decisioni”. La definizione di Sartorius rimanda  alla possibilità di “occasioni per la espressione e la realizzazione della sua personalità nel mondo esterno” citate nella definizione del Danno Esistenziale da parte delle Corti Unite della Cassazione. Glatzer (1991) definisce la qualità della vita come “costellazione individuale di componenti oggettive e soggettive del benessere. La definizione di Glatzer richiama la possibilità non solo di riconoscere un eventuale peggioramento della qualità della vita in termini di percezione soggettiva del benessere personale, ma anche in termini di perdita di elementi oggettivi accertabili.

Possiamo allora riferire la valutazione del Danno Esistenziale alla misurazione di un eventuale peggioramento nella qualità della vita e del benessere psicologico attraverso due principali ordini di Indicatori, quelli soggettivi e quelli oggettivi, che oggi si ritrovano nella letteratura scientifica sull’argomento.

Gli indicatori soggettivi si riferiscono  alla percezione e alla valutazione che il soggetto ha della propria vita  individuale e collettiva nelle diverse aree, ovvero alla personale soddisfazione per la propria vita.

Gli indicatori soggettivi maggiormente citati in letteratura sono:

  • percezione del proprio benessere psicologico e del proprio funzionamento fisico e sociale (uso adeguato delle opportunità offerte dalla società);
  • percezione soggettiva individuale della propria esistenza;
  • soddisfacimento delle proprie aspirazioni;
  • autovalutazione della propria realizzazione nel contesto del proprio sistema di valori e nelle varie aree della vita (famiglia, lavoro, amicizia, sessualità, pensionamento, salute);
  • stima globale di sé.

Gli indicatori oggettivi si riferiscono agli aspetti materiali della vita nelle sue diverse aree, come il lavoro, la famiglia, il luogo di vita, le relazioni sociali, eccetera.

Gli indicatori oggettivi maggiormente citati in letteratura sono:

  • abitazione;
  • lavoro;
  • livello economico;
  • reddito;
  • tempo libero e sua organizzazione,ambiente fisico, ecologico;
  • rete di relazioni sociali e culturali;
  • istruzione e sistema educativo;
  • livello di salute ed efficacia dei servizi sociali e sanitari;
  • sicurezza sociale;
  • provvedimenti per evitare disuguaglianze verso i membri più deboli della società;
  • rete di relazioni sociali e culturali;
  • istruzione e sistema educativo;
  • livello di salute ed efficacia dei servizi sociali e sanitari;
  • sicurezza sociale.

L’approccio multidimensionale nella valutazione del Danno Esistenziale sembra preferibile a quello globale per la quantità di informazioni che può fornire. Effettuando un’azione di misurazione di perdita della qualità della vita e di benessere psicologico in relazione al fatto lesivo, secondo tali indicatori, possiamo rilevare:

  • un peggioramento delle sue condizioni di vita, in relazione agli indicatori oggettivi;
  • un peggioramento della percezione che aveva della propria qualità della vita e del proprio benessere, in relazione agli indicatori soggettivi.

Il peggioramento delle condizioni di vita è messo in relazione agli indicatori oggettivi, come ad esempio alla perdita della capacità lavorativa specifica e a conseguenti cambiamenti di abitudini quotidiane; il peggioramento della percezione della qualità della vita e del benessere è messo in relazione agli indicatori soggettivi, quali ad esempio alla perdita di possibilità rispetto alla realizzazione delle proprie aspirazioni attraverso il lavoro, dunque calo dell’autostima e peggioramento della visione che si ha del proprio futuro e delle proprie aspettative.

Da questa prospettiva si ottiene una valutazione multidimensionale del Danno Esistenziale che si avvicina a rifletterne la complessa definizione.

Riferimenti Bigliografici:
Domicini R., Montesarchio G. (2003), Il Danno Psichico, Franco Angeli, Milano
Pernicola C. (2008), Guida alla valutazione del Danno Biologico di natura Psichica, Franco Angeli, Milano

*Psicologa Clinica – Taviano – giulia.miglietta@hotmail.it

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