Prima che anche la speranza venga distrutta, riflettiamo!

Sapete quanti bambini siriani sono morti in questi sei anni di conflitti nel loro Paese? Certo che non lo sapete, l’Onu ha smesso di contarli nel 2013 quando erano 11mila e sembra che ad oggi il numero si sia quintuplicato. Siamo troppo impegnati con TAV, TIP, TAP, TOP, e altri pretesti per scontrarci fra di noi, perché in realtà è solo questo che facciamo tutti i giorni, schierarci da una parte o dall’altra e, nel farlo, attaccare a testa bassa chi ha “la divisa di un altro colore”. E mentre continuiamo a perdere tempo che potremmo sfruttare per costruire la società che potremmo essere visti i mezzi tecnologici e culturali che abbiamo, dall’altra parte del mondo usano il sarin. Ieri sono morte 72 persone (per adesso è questo il numero ufficiale) e tante altre sono state ferite, molti bambini, troppi. Continuiamo a definire questi episodi “inumani”, ma forse è arrivato il momento di ridefinire il concetto di ciò che è umano, perché la realtà è che tutto questo sta diventando normale. Prendiamo ad esempio l’attacco alla metro di San Pietroburgo in cui hanno perso la vita 14 persone, vediamo cosa dicono a proposito sui social: «È stato Al-Assad», «È stato Putin», «Sono stati gli americani», e chi ha voglia potrebbe divertirsi a vedere centinaia di queste teorie. Dovremmo rabbrividire davanti a tutto questo, non metterci a fare gli esperti di politica internazionale. Non si tratta del problema dei social che danno parola agli imbecilli, il vero problema è che abbiamo perso nel vero senso della parola la nostra “umanità”. Oggi 14 morti non ci fanno più effetto, domani quanti dovranno essere per farci riflettere? Forse tutto questo perché questi tragici eventi sono materialmente lontani dalle nostre casa, forse sì, ma dobbiamo sperare che capiti a noi qualcosa del genere per vedere qualche animo segnato da certe atrocità? Abbiamo a nostra disposizione uno strumento unico e straordinario come internet, perché invece di fotografare il piatto di pasta con le cozze e postarlo su instagram, di commentare l’impossibile su Facebook, di guardare un cretino che bestemmia al volante, non usiamo quei Gb (perchè ovviamente c’è anche il problema di rimanere senza “dati”) per girare il mondo virtualmente. Almeno questo, se non abbiamo possibilità di farlo fisicamente. Questo pianeta è nostro, tutto! Se distruggono Aleppo dobbiamo incazzarci come se fosse la spiaggia di San Foca, come se fosse la Val di Susa. I 14 russi e i 74 siriani sono (frase inflazionata e forse troppo religiosa) nostri fratelli. Purtroppo sembra che la malattia che fa più vittime nel XXI secolo sia l’egoismo.

In tutto questo, però, c’è chi ha ancora la forza di lanciare un urlo di protesta. Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, piange al telefono mentre commenta per Ansa le immagini di questa strage. Allora quella voce rotta dal pianto deve rappresentare una speranza, la speranza che i sentimenti sono ancora lì al loro posto. Quindi, grazie Andrea per la tua testimonianza grazie, sperando almeno che la nostra classe politica accolga il tuo appello. Ad Andrea va il nostro abbraccio, a noi, invece, non resta che riflettere…

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Marco Mariano

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