Pittura e scultura: viaggio nell’arte dei tavianesi Giuliano Rainò e Donato Ungaro

Di Serena Palma

Taviano, “Città dei fiori”. Così gli abitanti la riconoscono, ma non certamente come la culla delle belle arti, che, invece, sono lo status symbol di ben altri paesi e città italiane. Eppure, la nostra Taviano è lo scrigno di piccoli studioli artistici, dove pittori e scultori faticano a realizzare opere inedite con il sudore dello loro mani ed il genio creativo della loro mente. Ebbene, a tal proposito è prezioso far conoscere ai tavianesi, e non solo, due artisti, figli della ‘Terra del Sud’, che fin da giovanissimi hanno dimostrato un’inclinazione al disegno, alla creatività, e alla manualità.
Parliamo, a tal proposito, del pittore Giuliano Rainò e dello scultore Donato Ungaro, due figure emblematiche per le differenti forme figurative tipiche dell’Arte: pittura e scultura.

pitturarainoRainò, artista tavianese, per anni ha realizzato con le sue pennellate vorticose di colore bellissimi scorci architettonici e paesaggistici dei nostri territori salentini, e non per ultimo quelli suggestivi della ‘Valle d’Ottaviano’. L’esperienza artistica ha permesso al Rainò di crescere professionalmente nel tempo e, dunque, di mutare le sue forme artistiche, che in un’età matura, quando dalla cosiddetta ‘pittura di genere’ ha intrapreso la ‘pittura caratterizzante e psicologica’, ha catturato l’attenzione di alcuni critici italiani che hanno voluto partecipasse ad esposizioni d’arte in diversi contenitori museali d’Italia. Ne consegue, tra le diverse premiazioni attribuitegli, l’esordio artistico nell’estate 2016, quando in seno alla collettiva d’arte “Esposizione Magna Grecia in Art” a Corigliano Calabro, si classifica al primo posto con l’opera pittorica “La donna mascherata”. La tela, carica di simbolismo è frutto della fantasia e delle vibrazioni dell’animo del pittore. Ogni pennellata è un’armonia di colori e sfumature che rimandano al mondo onirico, quel mondo dei sogni freudiani cui è dato non conoscere alla mente umana. Appare quasi un sogno questo dipinto, uno di quelli del mondo pirandelliano, fatto di molteplici maschere (quelle raffigurate) che noi tutti indossiamo in questa società, e di altrettanti molteplici volti. Rainò ha voluto farsi portavoce dell’ eterogeneità del nostro ego, che diventa, poi, un super es, rappresentato, qui, da una donna, creatura metamorfica e di molteplice spiritualità, che già travestita siede a penzoloni, in alto sulla luna, in attesa della prossima maschera bianca da sfoggiare all’umanità.

sculturaungaroMa, non meno importante per l’iter artistico della città di Taviano è l’esuberante peronalità dello scultore Donato Ungaro, che nato e cresciuto nella ‘Terra del sole e degli ulivi’, fa di quest’ultimo bene prezioso l’opera della sua vita, durante la quale ha conosciuto momenti di sviluppo artistico partecipando ad esposizioni figurative, collettive e personali, in gallerie e musei italiani, non da ultimo nella Ferrara degli Estensi. Ungaro ascolta in silenzio quanto raccontano quei tronchi d’ulivo, poi li ammira e così, delicatamente, ma allo stesso tempo con fermezza caratteriale, scava quel legno, quasi lo sbanca della sua essenza per dargli nuova linfa, nuove forme ed un’eternità.
Ed allora lo scultore diventa un artista del legno, che lo trasforma e poi lo forma, conferendogli una straordinaria plasticità che si materializza e si espande nello spazio, con il quale diventa un tutt’uno. Evidentemente lo scultore è abile nella sua manualità e nel suo estro creativo, che tra i suoi numerosi lavori plastici eseguiti “La Primavera” (h 55cm, diametro 55 cm) è quella che racchiude questo suo turbinoso modus operandi. L’opera avvolge completamente lo spazio e l’ambiente ad essa circostante, quasi lo vuole conquistare, quasi si vuole imporre su di esso, in un tempo senza fine. La scultura, dunque, sfoggia un dettagliato lavoro di profilatura e di estrema minuzia dei particolari, che intagliati nel legno creano un travolgente e frenetico gioco di forme geometriche, che in quest’opera si umanizzano.

Ad entrambi gli artisti è doveroso riconoscere un’attitudine non indifferente nel campo delle belle arti, che da sempre hanno segnato il percorso storico di ogni popolazione.

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