Pillole di teatro – lo spettacolo teatrale in…Grecia

Pillole di teatro – lo spettacolo teatrale in…Grecia

Pillole di teatro – lo spettacolo teatrale in…Grecia

Nel mondo greco il teatro era un importante evento politico dal forte scopo paideutico che coinvolgeva l’intera popolazione ateniese.

Il suo massimo splendore fu raggiunto ad Atene nel V secolo a. C., periodo a cui risalgono le migliori opere teatrali messe in scena, anche se intense attività teatrali furono condotte anche in altre πολɛɩς, quali Siracusa, Samo e Delfi.

Le rappresentazioni teatrali, inoltre, erano viste come delle vere e proprie cerimonie di carattere religioso, tant’è che avevano luogo durante le feste in onore del dio Dioniso: Le Grandi e Le Piccole Dionisie (le prime in marzo-aprile; le seconde a dicembre), le Lenee (gennaio-febbraio) e le Antesterie (maggio-giugno). La struttura del teatro, che sfruttava il naturale pendio della collina, era composta dalla cavea, destinata ad ospitare il pubblico, l’orchestra, lo spazio riservato al coro e la scena, l’edificio che faceva da sfondo alla messa in scena.

L’organizzazione dello spettacolo, la selezione della “compagnia” e il finanziamento degli agoni tragici spettava ai principali organi statali: l’arconte eponimo, nonché il magistrato che dava il nome all’anno, provvedeva alla scelta dei tragediografi o dei commediografi in base al copione provvisorio che veniva proposto e, nel caso in cui la candidatura fosse stata accettata, si procedeva alla realizzazione dell’opera. Per sancire lo spettacolo migliore veniva formata una giuria, composta da dieci giudici, uno per ciascuna delle dieci tribù ateniesi e decisi dall’arconte all’inizio della gara per evitare ogni possibile forma di corruzione. Al termine delle rappresentazioni ciascun componente della giuria scriveva su una tavoletta la propria classifica; quindi l’arconte ne estraeva soltanto cinque e decretava il vincitore.

La πολɛɩς si impegnava a pagare gli attori versando il ϴɛῶϱɩϰᴏv, un contributo dato ai cittadini meno abbienti come retribuzione per le giornate lavorative perse; mentre al privato e, in particolare, al cittadino più ricco era affidata la cosiddetta “coregia”, cioè l’allestimento del coro e il pagamento di vestiti e maschere.

In Grecia, a differenza di Roma, gli attori erano cittadini liberi e godevano di un alto prestigio: grazie ad Eschilo e Sofocle, due dei più grandi tragediografi del passato insieme ad Euripide, sulla scena iniziarono ad alternarsi più attori, tassativamente maschi, che potevano interpretare più ruoli all’interno del dramma o essere vestiti in modo bizzarro nelle commedie per far suscitare il sorriso nello spettatore. Importantissimo era l’uso della maschera, in grado di amplificare la voce e di far identificare immediatamente il personaggio. Tuttavia, il vero protagonista dell’opera era il coro, formato da quindici coreuti di qualsiasi condizione sociale per la tragedia e ventiquattro per la commedia, che entrava in scena durante la “parodo” dai due corridoi laterali e si disponeva sull’orchestra cantando e danzando.

Per quanto riguarda il pubblico, è certo che i bambini fossero accompagnati per assistere allo spettacolo. Quanto alle donne, pare che diverse testimonianze attestino la loro presenza nonostante fossero costrette a vivere in una stato di segregazione domestica.

Giacomo Rimo

Giacomo Rimo

Diciassette anni, passione per il teatro e per il giornalismo, amo lo sport e la letteratura. Per La Piazza Magazine parlo di calcio e di mercato.

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