Pillole di cultura – L’oratoria…in Grecia

Pillole di cultura – L’oratoria…in Grecia

Pillole di cultura – L’oratoria…in Grecia

Nonostante fossero già presenti alcuni riferimenti sull’abilità retorica nei poemi omerici (Iliade e Odissea), è soltanto con il passaggio dalla cultura orale a quella scritta e con l’affermazione della πολɩς, che l’arte retorica acquisì un ruolo fondamentale nella Grecia del V secolo a.C.

Secondo la tradizione, i padri fondatori dell’arte retorica furono Corace, allievo del filosofo Empedocle, e Tisia; i quali, intorno alla seconda metà del 400 a.C. scrissero una sorta di “manuale” per aiutare coloro che avevano subito l’esproprio di terre da parte del tiranno siracusano Trasibulo. Già in età ellenistica fu stipulato un canone dei dieci principali oratori attici tra cui ricordiamo Lucano, Lisia, Demostene e Isocrate.

Nella Retorica, Aristotele fu il primo ad indentificare tre generi dell’oratoria in base ai temi trattati e alle occasioni in cui venivano pronunciati:

  • Oratoria giudiziaria
  • Oratoria politica
  • Oratoria epidittica

L’oratoria giuridica si articolava in quattro fasi:

  1. L’introduzione con l’intento di attirare l’attenzione dei giudici
  2. La narrazione in cui venivano presentati i fatti oggetto della controversia
  3. L’interrogatorio dei testimoni e la presentazione delle opere
  4. L’atto conclusivo finalizzato ad accaparrarsi il voto dei giudici

Secondo l’ordinamento giuridico greco, il cittadino doveva sostenere la propria causa in prima persona, senza fare affidamento ad un avvocato. Pertanto, solo i cittadini più abbienti potevano permettersi la possibilità di rivolgersi ad uno specialista, il cosiddetto logografo, il quale, sotto pagamento, scriveva il testo che sarebbe poi stato pronunciato durante il processo. A distanza di secoli, tali discorsi si sono rivelati essere una delle principali fonti per la conoscenza del diritto ateniese; tuttavia, mancano di termini tecnici dal momento che venivano rivolti a giudici popolari, privi di una vera e propria conoscenza giuridica.

Rispetto all’oratoria giudiziaria, quella politica non seguiva uno schema fisso: fu favorita dalla formazione delle πολɩς e si adattava alle diverse situazioni storiche e sociali. I discorsi, tuttavia, venivano pronunciati oralmente, tant’è che, non essendo stati riportati per iscritto, lo storico Luciano Canfora ne parla come “un primato di dispersione di un patrimonio artistico e di pensiero”. Fonte essenziale per l’oratoria politica è l’opera “Le Storie” di Tucidide anche se, nonostante quest’ultimo adotti un metodo di analisi molto più scrupoloso rispetto agli altri storici del suo tempo, ovvero Erodoto e Senofonte, non si può affermare con assoluta certezza che i discorsi da lui inseriti siano validi e autentici.

L’oratoria epidittica trattava temi più leggeri e veniva recitata in occasione di cerimonie e festività per commemorare persone defunte o per encomiare cittadini meritevoli. Con il corso del tempo, divenne finalizzata esclusivamente all’applauso del pubblico e all’esercizio nelle scuole, fino a cadere in disuso.

Giacomo Rimo

Giacomo Rimo

Diciassette anni, passione per il teatro e per il giornalismo, amo lo sport e la letteratura. Per La Piazza Magazine parlo di calcio e di mercato.

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