Parliamone…con Corrado Bertonazzi

Parliamone…con Corrado Bertonazzi

Parliamone…con Corrado Bertonazzi

Oggi parliamo di musica, più specificamente di batteria, facendo quattro chiacchiere con Corrado Bertonazzi, batterista piacentino di 37 anni, che vanta collaborazioni con Marco Carta, Loredana Errore, Immanuel Casto e molte cover o tribute-band del nord Italia. Da un anno ha creato un sito, www.suonarelabatteria.it con le relative pagine YouTube, Facebook e Instagram, in cui parla di batteria e batteristi a 360 gradi, offrendo consigli, piccole lezioni o guide PDF per tutti gli appassionati di questo strumento. Ha anche creato un videocorso completo sull’accordatura della batteria (www.accordarelabatteria.it).

 

Ciao Corrado, innanzitutto grazie per la disponibilità. 

La tua pagina fb è diventata uno spazio virtuale in cui chi ama questo strumento (professionisti, amatori, etc) si ritrova per discutere. Questo è sicuramente favorito dal tuo modo di gestire i contenuti. Volevi questo dal primo giorno o hai seguito quello che il pubblico “richiedeva”? 

Ho sempre pensato a questa pagina come a un bar, dove ci si trova e si commenta, si discute, ci si passa idee e informazioni. Non ho la pretesa di fare il maestro, ma cerco di stimolare le persone ad affrontare la quotidianità dello strumento in maniera ampia. Io parlo solo di ciò che mi piace, mi appassiona e di quello che conosco meglio. Non parlo di jazz ad esempio, perché è un genere che rispetto moltissimo ma non conosco abbastanza. Di conseguenza si è creato un pubblico simile alle mie caratteristiche.

Pochi giorni fa il tuo video su Ringo Starr ha raggiunto 500’000 visualizzazioni (clicca qui per vederlo). L’hai fatto senza riflettere o sapevi che stavi per affrontare uno dei temi più controversi del mondo della batteria?

E’ stato un gioco. Un giorno vedo un amico che su FB parla dei musicisti più fortunati, quelli che a sua detta non se lo meritavano. Escono nomi come Slash, come Lars Ulrich, come Angus Young, addirittura Eric Clapton! E ovviamente Ringo, bersagliato da molti. Io sono un appassionato di Beatles e ritengo che siano la band più importante della musica contemporanea, quindi ho pensato di dire quello che sapevo su Ringo per far cambiare idea a chi non conosce a fondo le sue innovazioni. Un musicista non va valutato solo per la tecnica, ma anche per l’influenza che ha avuto sulle generazioni successive.

Una cosa bellissima che si può notare guardando i tuoi video è la semplicità con cui ti porgi. Riesci ad essere professionale, simpatico, vicino. Vicino nel senso che non interponi la tua bravura fra te stesso e chi ti ascolta. Sei molto apprezzato anche perché parli molto spesso del rapporto fra la carriera musicale e la famiglia, facendo anche esempi personali. Ti rendi conto di essere un’eccezione in un mondo in cui sempre più “personaggi” finiscono per perdersi in atteggiamenti altezzosi? Come credi che debba essere il rapporto insegnante-allievo?

Ho sempre fatto attenzione a questo aspetto, come detto parlo alla camera come se stessi parlando con il mio amico al bar sport sotto casa, in maniera diretta e sincera, a costo di entrare nella mia sfera intima. Però credo che questa cosa non solo piaccia, ma sia utile, non ho paura di esporre le mie debolezze, tutti le abbiamo.

Per quanto riguarda le mie storie personali, mi piace raccontarle perché rendono meglio l’idea di cosa significhi fare il musicista, non quello di serie A, perché purtroppo non lo sono, ma vivere comunque bene, felicemente, facendosi una famiglia e tutto il resto. Credo che la musica sia un lavoro come gli altri se fatto in un certo modo, ma in Italia non c’è questa cultura.

Per quanto riguarda il rapporto insegnante-allievo, io cerco di essere vicino ma professionale, non autoritario, ma fermo e deciso sul piano di lavoro che abbiamo stabilito. Loro ti pagano per imparare, per migliorarsi, per avere un riscontro e l’insegnante deve lavorare seguendo un piano preciso e farlo rispettare, possibilmente facendo divertire ed appassionare l’allievo. Non tutti hanno gli stessi obiettivi o la stessa quantità di tempo da dedicare allo studio, ma i progressi devono esserci sempre.

Fondamentali nei tuoi insegnamenti sono le tue esperienze, che racconti sempre. Di contro, ciò fa pensare a tantissimi insegnanti, che svolgono la loro attività didattica pur non salendo su un palco da decenni. Qual è il tuo pensiero al riguardo?

Penso che suonare e insegnare siano cose diverse e che ottimi insegnanti magari suonano poco per l’età o perché hanno scelto volutamente quella carriera. L’importante è che siano in grado di trasmetterti la voglia, la positività e che ovviamente siano preparati. Personalmente studio moltissimo, compro corsi dei miei batteristi preferiti, ascolto podcast, interviste, qualsiasi cosa mi aiuti a formarmi meglio, perché la difficoltà di insegnare è anche saper rispondere alle domande più varie degli allievi.

I live sono carburante per noi musicisti, io amo suonare live, ma ci devono anche essere le condizioni professionali per farlo, però non riuscirei mai ad insegnare e basta. Anzi sto gradualmente diminuendo il numero degli allievi per passare più tempo con le mie tre figlie.

Infine, cosa vorresti dire a chi domani ha la sua prima lezione di musica?

Di chiedere al proprio futuro insegnante quale sarà il piano di lavoro per i prossimi tre mesi e che cosa ne pensa di Ringo Starr…

Grazie di tutto Corrado, Groove and Peace.

Marco Mariano

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