Parliamone…con Andrea Camilli, presidente della sez. AIA di Casarano

La sezione di Casarano e il suo raggio di azione. Il nostro territorio è delimitato dalle località di Gallipoli, Maglie, Otranto e S. Maria di Leuca. Gestiamo circa 50 partite a settimana, per arrivare alla fine della stagione a 1100-1200 gare. Ci delegano anche gare regionali, di seconda categoria e del settore giovanile, per cui pur sembrando una piccola sezione ha un lavoro impegnativo da affrontare ogni anno.

Andrea Camilli e il presidente dell’AIA Marcello Nicchi

La terza categoria è gestita solo dalla nostra sezione, questo per quanto riguarda il girone gestito dalla delegazione distrettuale FIGC di Maglie.  La nostra è una zona molto fertile anche relativamente al periodo che sta vivendo il mondo del calcio, un periodo di vera e propria crisi; basti pensare che fino a due anni vi erano tre gironi di allievi provinciali e tre di giovanissimi provinciali, oggi sono scesi a due; la terza categoria era a tre gironi, adesso è uno solo. La scure dell’economia ha colpito in modo significativo il calcio. Comunque è una sezione che conta circa 120 associati, di cui 70 operano a vari livelli come arbitri effettivi o assistenti arbitrali, e gli altri sono osservatori e dirigenti. È una sezione che si dà da fare.

Gli arbitri e la violenza. Nella nostra terra com’è la situazione?

Ogni località può diventare un posto “caldo”. Ogni domenica il mio telefono si infuoca per il numero delle telefonate. Un anno ho dovuto rifiutare le gare nel nord del leccese perché lì i nostri arbitri in quel periodo avevano dei problemi. Verso S. Maria di Leuca è più tranquilla la situazione. Di casi eclatanti ne abbiamo avuto solo uno che ha avuto rilievo mediatico a livello nazionale. In quell’occasione fu un genitore l’autore dell’aggressione. Il problema oggi non sono i dirigenti, né i calciatori, ma i genitori. Ogni domenica io sono sugli spalti e ne vedo di tutti i colori. Quello che sento dalle bocche dei genitori è qualcosa di schockante.

Gli episodi, però, nascono sicuramente da una non conoscenza del regolamento. Assolutamente sì. Posso fare l’esempio della scorsa domenica. Un nostro arbitro ha applicato una delle modifiche al regolamento fatta quest’anno dall’IFAB (International Football Association Board ndr) , che prevede una differenziazione rispetto al passato del provvedimento disciplinare da adottare in caso di fallo in area di rigore durante una chiara azione da rete, ed è stato bersagliato con parole non riportabili. Da quest’anno ci sono due tipologie di provvedimento disciplinare da adottare, oltre all’assegnazione del calcio di rigore: se il difendente contrasta irregolarmente l’attaccante, questi viene ammonito; se, invece, vi è una trattenuta volontaria, una spinta volontaria, e quant’altro che non sia, per così dire, un contrasto “genuino”, l’autore del fallo viene espulso. Fuori dall’area di rigore è sempre espulsione, come gli altri anni. In area invece ci sono state queste modifiche, perché si è voluto eliminare la “tripla sanzione” (espulsione, squalifica per la gara successiva, rigore ndr). Se le tante regole che sono state cambiate, come questa, non si conoscono è ovvio che ci sono proteste e e episodi di violenza.

Quest’anno l’IFAB, tramite la sua circolare n°1 ( strumento con il quale ogni anno si comunicano le modifiche del regolamento) ha cambiato 10000 parole su 20000 del regolamento. Noi non siamo riusciti a spiegarla in meno di tre ore. È davvero impegnativo conoscere il regolamento, per questo esistono gli eventuali errori arbitrali. Nell’attimo che precede il fischio, un arbitro si deve porre tante domande, a cui deve dare una risposta in una frazione di secondo. Prendiamo l’esempio di prima. Fischio per un contatto in area: è fallo o è simulazione? È un fallo intenzionale o è un normale contrasto di gioco? Quindi, che provvedimento dice il regolamento che devo prendere?

Raduno precampionato 2016-17, Andrea Camilli e il presidente del CRA Giacomo Sassanelli

Tutto questo in una frazione di un secondo, durante la quale tutti aspettano la decisione dell’arbitro. Ora, in Serie A decidono in sei, ma proprio per questo dico ai miei ragazzi di non guardare al massimo campionato, perché non vivono una realtà da Serie A, loro sono soli. Devono decidere da soli, in poco tempo, sapendo di poter determinare l’esito di una gara. Tutto questo dovrebbero capirlo quelli che vanno a vedere la partita.

Per permettere ad un arbitro di subire meno proteste, in cosa e come viene preparato?

Oltre alla conoscenza del regolamento, la prima cosa a cui teniamo è la preparazione atletica. Quanto più un arbitro è vicino all’azione, tanto più ha possibilità di valutare meglio.

Test atletici sezione di Casarano

Un allenatore che sta a 40 metri non può permettersi di protestare contro l’arbitro, se questi sta a dieci metri. Forse avrà ragione l’arbitro?! Noi testiamo atleticamente i nostri ragazzi, anche durante il campionato, non solo nel raduno estivo. L’arbitro è l’unico che corre su tutto il terreno di gioco. Un difensore al massimo arriva a metà campo, idem l’attaccante, ma l’arbitro fa 100 metri avanti e dietro per tutti i 90 minuti. Ecco perché è più atleta l’arbitro dei calciatori.

C’è chi propone gli assistenti già a livello giovanile, cosa ne pensa?

L’errore umano non è che sparirebbe con un ausilio per i ragazzi, il problema è eliminare le proteste. Oltre al fatto che pensare di inserire gli assistenti anche a livello giovanile è utopico economicamente parlando. I campionati giovanili servono a far crescere gli arbitri, così come crescono i calciatori. L’esperienza non si può pensare di metterla già a servizio dei giovanissimi provinciali. E comunque è un discorso anche economico. Se si pensa che, qualche anno fa, ai nuovi arbitri si assegnavano partite di esordienti e poi le società, non potendo sostenere tali spese, hanno deciso di gestire autonomamente le gare di quel campionato, figuriamoci se possiamo aggiungere ad ogni gara il costo di due assistenti. Questo, però, è andato a scapito dei nuovi arbitri, che per quanto vengano mandati all’inizio ad arbitrare partite meno importanti, si vedono catapultati nel campionato giovanissimi provinciali, che non è proprio facilissimo.

Che esperienza è fare l’arbitro?

Io dico sempre a loro che fare l’arbitro è un’esperienza importante. Oggi un ragazzo può iniziare a 15 anni a fare l’arbitro. È un’esperienza particolare perché prendere decisioni importanti nelle condizioni che dicevo prima non è facile per un ragazzo di quell’età. Non è facile tenere testa a 22 calciatori sul terreno di gioco, 14 in panchina, più i 2 allenatori, più tutti i dirigenti, più il pubblico. É quindi, un’esperienza di grande crescita umana. Si migliorano le capacità relazionali, si tempra il carattere.

Se qualcuno leggendo quest’intervista volesse fare l’arbitro, che percorso si troverebbe davanti prima di scendere in campo?

Partecipa ad un corso che dura circa un mese e mezzo durante il quale, grazie al materiale che ci invia settimanalmente il settore tecnico dell’AIA, viene formato sulle regole del gioco del calcio, vigenti in quel momento. Ovviamente la formazione continua, sia per motivi di continuo aggiornamento, sia perché il regolamento va studiato sempre, cosa che facciamo durante le riunioni tecniche qui in sezione.

La sezione di Casarano incontra Paolo Valeri

Nonostante in Italia siamo vituperati come arbitri, l’AIA può vantare la migliore organizzazione mondiale. Siamo gli unici ad avere una struttura associativa tale. Abbiamo un settore tecnico che si occupa esclusivamente della formazione degli arbitri. Non a caso i posti rilevanti a livello internazionale sono occupati da arbitri italiani. Esportiamo la nostra conoscenza arbitrale in tutto il mondo. Le esperienze che formano un arbitro italiano sono uniche, in nessun paese al mondo per arrivare nel massimo campionato è richiesta tanta esperienza. Poi, una volta superati i test atletici e i quiz tecnici oltre al colloquio con un delegato del CRA (Comitato Regionale Arbitri), può essere designato.

foto di Giancarlo Panico

Marco Mariano

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