“Novelle popolari salentine”, il nuovo libro di Giuseppe Cassini

di Laura Lupo

L’identità storica – culturale e sociale di    Taviano che “c’era una volta”, ricostruita nel tempo da autori appassionati e da esperti di storia locale, si arricchisce del pregevole libro “NOVELLE POPOLARI SALENTINE”, scritto da GIUSEPPE CASSINI, pubblicato da Capone Editore nella Collana “La Terra e Le Storie”, diretta da Antonio Errico e Maurizio Nocera.

L’Autore sceglie il genere narrativo per rappresentare la realtà paesana del passato:

Giuseppe Cassini. “Sullo sfondo delle novelle raccontate in questo libro vi è la visione completa della società agricola salentina, compresa tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento.

Il percorso narrativo, basato sulla ricerca condotta nell’ambito del mondo contadino, ha due scopi ben precisi: il recupero di alcune novelle della tradizione orale dialettale, mediante la traduzione in italiano e, nel contempo, la salvaguardia di alcuni tratti della struttura sintattica del dialetto salentino parlato a Taviano.

Le novelle di questa raccolta restano saldamente legate alla vita vissuta anche le poche volte che assumono la forma della fiaba o della favola, perché…le novelle, i racconti, le storie popolari, le leggende sono sempre un frammento della realtà. Un pezzo di vita vissuta o sognata, nel senso di desiderata.

La raccolta si divide in due parti, la prima comprende 24 novelle che potremmo definire del “verismo contadino” perché rispecchia il modo di sentire e di vivere di quegli uomini e quelle donne che sono costretti a contendere la loro sopravvivenza alla dura realtà del lavoro dei campi …Sono bonariamente anticlericali e antipadronali, moralistiche ed educative.

La seconda parte comprende gli episodi de “La Congrega della comare Tetta” e riproduce la realtà delle donne e delle mogli dei contadini, in particolare di quelle che vivevano nella dimensione domestica, preposte alle cure domestiche e ai lavori di supporto dell’economia agricola… mogli e madri impareggiabili…vero pilastro di tutta l’architettura famigliare.

Si tratta di due mondi completamente diversi, sebbene facenti parte di uno stesso contesto. Il mondo dei braccianti- contadini era il mondo della realtà concreta, invece quello delle donne e delle mogli era il mondo fiabesco, e in particolare quello magico e soprannaturale…Quando poi si passava alla realtà concreta lo si faceva attraverso il pettegolezzo…ampliato e infiorato di fantasticherie e di congetture. “.

Su “Nuovo Quotidiano di PUGLIA”, che ha presentato il libro al vasto pubblico, Claudia Presicce scrive: “…I racconti di colloqui semplici, ma sempre imbevuti di esperienze e storie da non dimenticare, si spostano da una novella all’altra con grande facilità, tra pagine brevi e intense in cui scorrono piccole grandi avventure umane sospese tra commedia amara e narrazione incantata. Sullo sfondo scorre il meridione dell’epoca a cavallo tra la fine ‘800, i decenni decisivi che seguirono quelli immediatamente post-unitari e la prima metà del “secolo breve”, anni oggi lontanissimi in cui di fatto è però stato concepito il nostro futuro”.

Commenta Maurizio Nocera “…In questo libro Giuseppe Cassini raccoglie “storie” tavianesi che gli sono state raccontate oppure una storia prodotta dalla sua capacità narrativa…Sempre, in ognuna delle narrazioni, si sente il suo stare dalla parte di una delle componenti sociali coinvolte, dalla parte cioè di coloro che sulla terra venivano sfruttati, i braccianti, come pure stare dalla parte delle donne “costrette” al lavoro domestico. Lo fa con uno stile letterariamente accattivante, che induce il lettore a non smettere di leggere la pagina se non quando la storia narrata trova il suo punto finale. L’uso che fa del dialetto è corroborato dalla viva conoscenza della parlata del suo paese……..Ma c’è da dire pure che nel leggere queste novelle, si ha il  senso della gratificazione umana, come quando, ad esempio, leggendo le storie di tale o tal’altro “zappatore” turlupinato, ti viene da pensare che non tutto al mondo è fatto per degli insulsi obiettivi (….), che invece ci sono valori e ideali che stanno al di sopra di qualsiasi sopraffazione e sfruttamento dell’uomo sull’uomo, e che la vita vale sempre la pena di viverla, accada quel che accada.

Nella prefazione Antonio Errico scrive: “Non è facile riscrivere una fiaba; è difficilissimo. Occorre saper contemperare la narrazione orale con la scrittura, cercare di tradurre il timbro della voce, convogliare le digressioni, riprodurre il ritmo, conoscere quali rischi comporta una traduzione, in un certo senso, anche se non si tratta di una traduzione….

Le fiabe popolari appartengono ad una lingua dialettale, ad una lingua altra. Allora occorre confrontarsi con la fatica della combinazione, della rielaborazione del senso; occorre saper entrare nella sua struttura per rimodularla con un’altra struttura facendo in modo che l’una e l’altra riescano a coesistere. Ma tutto questo viene dopo. Prima c’è il richiamo da parte di una terra e delle sue creature; prima c’è la memoria; prima c’è la necessità di giustificare il nostro essere nel modo in cui siamo, il nostro sentire di appartenere a qualcosa, a qualcuno. Da sempre. Per sempre. Questo dice Giuseppe Cassini: la sua appartenenza da sempre, per sempre.”

I commenti degli illustri scrittori e critici, fin qui riportati, evidenziano egregiamente il valore dell’opera.

Da lettrice posso affermare che “NOVELLE POPOLARI SALENTINE” è un libro che si legge con grande piacere: le storie del passato raccontate dall’autore risultano attuali nel messaggio, fresche nello stile. Le realistiche descrizioni dello scenario nel quale si muovono i personaggi della storia, a volte soffuse di lirismo, (” …soffiava una brezza tiepida e leggera, che diffondeva nell’aria i tenui profumi dell’imminente primavera. L ’odore dell’aria, le nuvole vaganti nel cielo, gli sguardi ammiccanti delle giovani donne sembravano pervasi da una nuova esuberante energia e da tanta vivacità, le campagne erano festosamente ornate dai mandorli in fiore, che stendevano al suolo vacui tappeti di petali soffici e delicati, simili a pizzi candidi e inamidati. Nel rione di Santa Lucia però, nessuno sembrava accorgersi dell’arrivo della dolce stagione…”) disvelano, oltre all’amore per questa terra, la versatilità espressiva dell’Autore.

La sapiente narrazione trova eco immediata nei ricordi di ognuno di noi, in un susseguirsi di racconti che sentiamo “nostri”, poiché appartenenti alla nostra storia e alla nostra gente.

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