Non arriviamo agli sgoccioli!

Fin dalle prime lezioni di geografia ci insegnano che 2/3 della superficie terrestre sono ricoperti d’acqua. Ciò è chiaramente visibile da qualsiasi immagine che ritrae il nostro pianeta. Quello su cui, però, poco ci si sofferma è che di tutta quest’acqua sol il 3% è dolce e di questa solo 1/3 può essere utilizzata dall’uomo. Quindi possiamo utilizzare solo l’1% del “blu” che ricopre il pianeta. Comincia a non sembrare più così illimitata? L’Italia ha a disposizione il 7% delle precipitazioni annue. Cosa vuol dire? Dell’acqua che cade sui nostri territori con la pioggia, solo il 7% riusciamo ad utilizzarne; il resto o viene intercettato dalla vegetazione o si disperde, defluendo in mare. Di questa quota, il 2,5% è risorsa disponibile (acqua che affiora spontaneamente: sorgenti e corsi d’acqua), il restante 4,5% è una risorsa potenziale (acqua che resta nelle falde, eventualmente emungibile artificialmente). La percentuale più alta di acqua in Italia viene utilizzata per l’irrigazione (45%), il resto va a colmare i bisogni industriali (20%), energetici (15%), e quelli idropotabili (20%). Quest’ultimo utilizzo è così ripartito: 10% consumo umano, 30% igiene personale, 30% scarico del wc (no comment!), 30% altri usi domestici (elettrodomestici, innaffiamento giardini, etc).

A livello mondiale la situazione si sta rivelando drammatica con una sempre più grande percentuale della popolazione che deve affrontare la siccità per periodi sempre più lunghi. Risulta perciò evidente che non bastano le precauzioni a livello individuale (ovviamente restano FONDAMENTALI), ma l’intervento deve essere politico e necessariamente sovranazionale. Sì, perché l’oro blu non è sostituibile come le altre risorse e quindi necessità si una politica di controllo e redistribuzione. 

L’idea che, però, sembra sempre più prendere piede è quella di desalinizzare l’acqua del mare. Sono già nate delle imprese pronte ad offrire il servizio, ma anche questa strada ha degli aspetti negativi. Innanzitutto se si dovesse scegliere questa strada per sopperire alla siccità, si dovrebbe comunque imporre un controllo per non mettere a rischio la fauna acquatica e compromettere per l’ennesima volta l’ecosistema terrestre. Poi, il ricavato di questo emulgimento di acqua del mare dovrebbe subire delle imposizioni nella distribuzione, perché se si utilizzasse questa soluzione (così contraria alla natura) almeno ci si dovrebbe preoccupare di risolvere non il problema dell’approvvigionamento per le attività economiche, ma quello della sete.

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Marco Mariano

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