‘Noi siamo la mafia’: il discorso a Radio Aut la notte della morte di Peppino Impastato

‘Noi siamo la mafia’: il discorso a Radio Aut la notte della morte di Peppino Impastato

‘Noi siamo la mafia’: il discorso a Radio Aut la notte della morte di Peppino Impastato

La notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978, nel pieno della campagna elettorale che lo vedeva candidato con la lista di Democrazia Proletaria, Peppino Impastato viene assassinato. Col suo cadavere viene inscenato un suicidio per minare l’immagine del giornalista che da anni si batteva contro i poteri mafiosi. A pochi giorni di distanza, il giorno delle votazioni, i cittadini di Cinisi votano comunque il nome di Peppino, riuscendo ad eleggerlo simbolicamente al consiglio comunale. Questo è il discorso pronunciato dai microfoni di Radio Aut quella notte di quarant’anni fa.

No, non sorprendetevi perché le cose sono andate veramente così. Lo dicono i carabinieri, il magistrato lo dice. Dice che hanno trovato un biglietto: “voglio abbandonare la politica e la vita”. Ecco questa sarebbe la prova del suicidio, la dimostrazione. E lui per abbandonare la politica e la vita che cosa fa: se ne va alla ferrovia, comincia a sbattersi la testa contro un sasso, comincia a sporcare di sangue tutto intorno, poi si fascia il corpo con il tritolo e salta in aria sui binari.

Suicidio. Come l’anarchico Pinelli che vola dalle finestre della questura di Milano oppure come l’editore Feltrinelli che salta in aria sui tralicci dell’Enel. Tutti suicidi.

Questo leggerete domani sui giornali, questo vedrete alla televisione.  Anzi non leggerete proprio niente, perché domani stampa e televisione si occuperanno di un caso molto importante. Il ritrovamento a Roma dell’onorevole Aldo Moro, ammazzato come un cane dalle brigate rosse. E questa è una notizia che naturalmente fa impallidire tutto il resto.

Per cui chi se ne frega del piccolo siciliano di provincia, ma chi se ne fotte di questo Peppino Impastato. Adesso fate una cosa: spegnetela questa radio, voltatevi pure dall’altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa che niente può cambiare. Voi avete dalla vostra la forza del buonsenso, quella che non aveva Peppino.

Domani ci saranno i funerali. Voi non andateci, lasciamolo solo. E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma no perché ci fa paura, perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace.

Noi siamo la mafia.

E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso, tu sei stato un ingenuo, sei stato un “nuddu miscato cu niente”.

Gabriele Pasca

Giornalista, anche sportivo. Interista, zapatista, pessimista e tante altre cose in -ista. Classe 1992, studente di giurisprudenza. Leccese ma anche modenese. Insomma, tutto e niente.

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