Nicola Romeo, l’altra metà dell’Alfa.

di Giancarlo Panico

imageNel cuore degli appassionati di automobili italiani un posto speciale è riservato alle alfa romeo. Non tutti sanno, però, che quel carattere sportivo che contraddistingue i modelli della casa del biscione ha origini meridionali. Nel giugno del 1910 un gruppo di imprenditori milanesi fondò a Portello una fabbrica di automobili denominata A.L.F.A (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili). Le vendite della neonata casa automobilistica aumentarono gradualmente dagli 80 esemplari del 1911 ai 207 del 1915. Ma l’ entrata in guerra dell’ Italia nel ’15 determinò l’ inizio di una crisi economica per questa piccola fabbrica. Il settore produttivo industriale nazionale cambiò le proprie attività al fine di soddisfare la richiesta di forniture belliche, ma i proprietari dell’ ALFA non erano in possesso di un fondo economico sufficiente per convertire la fabbrica a tale scopo e, per scongiurare la chiusura della fabbrica, decisero di venderla alla Banca Italiana di sconto. A questo punto entrò in scena un giovane e brillante imprenditore napoletano, l’ ingegnere Nicola Romeo.
Nicola Romeo nacque a Sant’ Antimo, alle porte di Napoli, nel 1876 da una famiglia modesta e fu il primo di otto figli, il padre, lucano, era insegnante di matematica. La vita di Nicola ci appare con caratteri eccezionali e potrebbe servirci come esempio da seguire. Negli studi Nicola si dimostrò particolarmente capace in matematica e tecnologia e, per continuare gli studi superiori e universitari, ogni giorno si sobbarcava, dal suo paese a Napoli, un tragitto di ben 14 chilometri che oggi possono sembrare pochi, ma con le strade di allora non era certo una gita, né col bello né col cattivo tempo. Si laureò a 23 anni al politecnico di Napoli (oggi la famosa università Federico II) e si trasferì a Liegi, in Belgio, per compiere gli studi in elettromeccanica, una branca in forte espansione, e lavorando contemporaneamente. Poi in romeo_al_box_alfaFrancia e Germania per acquisire nuove nozioni nella meccanica e nell’ idraulica che in quei paesi si stavano evolvendo rapidamente. Quindi tornò in Italia alla ricerca di un lavoro che lo soddisfacesse. Durante uno dei viaggi, per un colloquio di lavoro, conobbe in treno casualmente un dirigente della “Robert Blackwell, società inglese forte nel campo ferroviario e dell’ impiantistica elettrica, intenzionata ad espandersi in Italia. Nicola fu assunto e diresse la filiale con ottimi risultati per alcuni anni, dopodiché, maturata una certa esperienza e dopo aver messo da parte una cospicua parte dei suoi guadagni, nel 1906 con altri imprenditori fondò la società “Ing. Nicola Romeo & Co.”, che commercializzava macchinari per le aziende siderurgiche e macchinari per la produzione di aria compressa, importati dall’America e dall’Inghilterra. Nel 1911 la sua società iniziò la produzione di macchinari per le attività estrattive (grazie a questi macchinari a Carrara ci fu un forte incremento dell’ estrazione del famoso marmo). L’ azienda si specializzò anche nella produzione di rotabili ferroviari e si accaparrò la licenza per la produzione di alcune delle prime motrici ferroviarie italiane. Così Nicola Romeo in poco tempo divenne uno dei maggiori imprenditori meccanici italiani, forte delle sue competenze in quel ramo, fu per questo motivo che la Banca Italiana di sconto individuò in lui l’ uomo a cui affidare le sorti dell’ ALFA. Nicola non si fece pregare, rilevò una grossa fetta di azioni dell’ALFA e, da ingegnere capace qual’ era, non fu difficile per lui convertire la fabbrica alla produzione bellica. Finita la guerra (1918) la fabbrica fu nuovamente riconvertita alla produzione civile, in particolare alla produzione automobilistica cambiando il nome in ” Società Anonima Ing. Nicola Romeo & Co.”.
4Ma si sa che noi meridionali siamo di buon cuore (magari non tutti, ma la maggior parte si), così dopo una piccola vertenza con i vecchi proprietari, il buon Nicola accettò di ridare al marchio il vecchio nome accoppiandolo col suo: ALFA ROMEO. Le nuove auto dell’ azienda di Nicola Romeo dimostrarono un carattere sportivo e prestazioni mai viste prima in Italia tanto che divennero, rapidamente, famose anche fuori dai confini nazionali, grazie anche agli eccellenti risultati ottenuti nelle competizioni sportive (Henry Ford, fondatore dell’ omonima fabbrica automobilistica, oggi primo produttore mondiale, disse: quando vedo passare un’ Alfa Romeo mi tolgo il cappello). Erano gli anni in cui si affacciava sulla scena delle quattro ruote un certo Enzo Ferrari, ma le sue auto non potevano certo competere con le Alfa Romeo in quel periodo. Purtroppo le difficoltà economiche non tardarono ad arrivare a causa del fallimento della Banca Italiana di sconto (niente di nuovo considerando quello che succede alle banche moderne). Così mentre da una parte l’azienda produceva auto di assoluto successo, Nicola doveva combattere con i creditori. Si arrivò all’accordo del 1928 con il governo del Regno italiano: Nicola lasciava l’ azienda che aveva creato, che passava sotto il controllo dell’ ente statale IRI, in cambio il governo lo nominò Senatore. Da quel momento l’ Alfa Romeo e Nicola Romeo continuarono le loro vite separatamente: la casa automobilistica è arrivata, tra alti e bassi, ai giorni nostri, l’ ingegner Romeo ritornò ai suoi vecchi interessi nel campo ferroviario. La vita familiare del nostro Nicola fu molto tranquilla, si sposò nel 1905 con una donna portoghese ed ebbe, tra maschi e femmine, sette figli. Ma il destino lega ancora il nome della casa del biscione a quello dell’ ingegner Romeo, se si pensa che tra le auto di maggior successo ci sono i modelli, prodotti in vari periodi, chiamati “Giulietta”, il nome della figlia prediletta di Nicola. Si spense il 15 agosto del 1938 a Magrello, sul lago di Como.

 

Giancarlo Panico

Giancarlo Panico

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