Momenti di trascurabile felicità: quelle quotidiane imperfezioni che ci rendono umani

Momenti di trascurabile felicità: quelle quotidiane imperfezioni che ci rendono umani

Momenti di trascurabile felicità: quelle quotidiane imperfezioni che ci rendono umani

di Giulio Pasca

L’opportunità data ad un morto di tornare per un’ora e mezza sulla terra. Ogni secondo scandito dalle lancette di un qualche orologio che appare sullo sfondo di quasi tutte le scene e quel tic tac da cui nessuno scampa. Una trama che si sviluppa fra salti temporali continui. Un pendolo che oscilla tra momenti di vita trascorsa e quella manciata di minuti concessa per rifletterci su.

Un passato di piccole fissazioni, rituali, dilemmi irrisolti, vizi, desideri, tentazioni. Situazioni che riempiono le nostre giornate, in cui è impossibile non immedesimarsi.

Un presente, quell’ora e mezza, fatto di bilanci, riflessioni, resoconti.

“Momenti di trascurabile felicità” è un originale interrogativo sul senso della vita. Questa volta, però, la morte non è usata come espediente per rilanciare l’unicità dell’esistenza o per incitare al carpe diem. E la
temporanea risurrezione non è un tentativo di rimuginare sugli errori commessi per evitare di ripeterli. Nessuna lezione di crescita personale. La morale del saper imparare dai propri sbagli qui è messa da parte. “O non fate errori, o imparate a perdonarvi”. Una dichiarazione gentile della nostra condizione. “Noi siamo errore e quando abbiamo finito di sbagliare, finisce la vita”.

Gabriele Pasca

Giornalista, anche sportivo. Interista, zapatista, pessimista e tante altre cose in -ista. Classe 1992, studente di giurisprudenza. Leccese ma anche modenese. Insomma, tutto e niente.

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