A Modena il Festival della Migrazione per affermare il diritto al viaggio

A Modena il Festival della Migrazione per affermare il diritto al viaggio

A Modena il Festival della Migrazione per affermare il diritto al viaggio

Rifugiati, migranti economici, clandestini, minori non accompagnati: tanti, forse troppi nomi che ci parlano di un unico grande fenomeno che interessa più di 65 milioni di persone in tutto il mondo. Numeri senza precedenti, specchio di un mondo che cambia, martoriato da conflitti e dilaniato da crisi umanitarie o, più semplicemente, affamato da un capitalismo malsano e senza regole. Tutte contingenze che rendono scelta obbligata gli spostamenti, spesso massicci, di intere popolazioni verso terre più sicure, più ricche o semplicemente più belle.

L’ITALIA da molti anni non smette di interrogarsi su questi fenomeni, non fosse altro che per un obbligo morale impostoci dai quasi 2.800 migranti morti e dispersi nelle acque del Mediterraneo nei soli primi dieci mesi di quest’anno, confermandosi uno dei Paesi più sensibile e accorto a queste tematiche. Proprio a Modena, infatti, da due anni a questa parte il Festival della Migrazione riunisce accademici, politici, alti prelati, professionisti e attivisti con l’obiettivo dichiarato di conoscere, riflettere, ascoltare, discutere, dare voce a chi non ne ha. Dichiarato, sì, e senza dubbio più che centrato, ma, a leggere bene, gli organizzatori si sono posti un altro, ambiziosissimo traguardo, quello di dare compiutezza ad una teorizzazione del tutto innovativa e, fino al 2016, mai affrontata né dal dibattito accademico né da quello politico: il diritto al viaggio.

IL DIRITTO AL VIAGGIO è cosa ben diversa dal dettato dell’articolo 13 della dichiarazione universale dei diritti umani che, al secondo comma, afferma il diritto al libero spostamento. E se spesso, per dirla con De André, la sola ragione del viaggio è viaggiare, molto più spesso chi parte porta con sé esperienze, attitudini e conoscenze dalle quali non è disposto a prescindere. Si potrebbe dire, quindi, che la famosa integrazione parta proprio dal viaggio, da quel bagaglio culturale che nessuno ragionevolmente vorrebbe smarrire per strada. Concedere nuovi diritti in un presente che tende a negare quei pochi esistenti: forse un’impresa donchisciottesca ma sicuramente una sfida all’Occidente sempre più prosaicamente civile ma ancora terribilmente attanagliato dalla sindrome del benaltrismo, perché a girare il capo si trova sempre qualcosa di più importante da fare.

TRE GIORNI INTENSI, con relatori prestigiosi come il Segretario Generale della Cei, mons. Nunzio Galantino che, nei giorni subito precedenti il festival lamentava la violenza con la quale il tema migrazioni veniva trattato. il rappresentante di Unhcr Andrea De Bonis ha parlato di “braccia tese” contro i tanti, troppi muri innalzati in tutto il mondo, e lo ha fatto insieme all’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio Giancarlo Perego, già direttore della Fondazione Migrantes, tanto cara a Papa Francesco. Tra gli altri relatori anche il commissario Agcom Mario Morcellini, Maria Chiara Prodi del Consiglio generale italiani all’estero, il sottosegretario del Ministero dell’Interno Domenico Manzione, l’arcivescovo di Modena-Nonantola mons. Erio Castellucci, la direttrice di Moas Regina Catrambone, Marco Bertotto di Medici Senza Frontiere e l’europarlamentare Cecile Kyenge.

NON SOLO CONVEGNI, però, ma tante altre attività “collaterali”: spettacoli musicali e teatrali, la mostra interattiva ‘In fuga dalla Siria promossa da Missio Modena, appuntamenti per il mondo dell’informazione e per i più piccoli, col fumettista Massimo Bonfatti.

Da sinistra l’Avvocato Luca Barbari, presidente dell’Associazione Porta Aperta e il Prof. Gianfrancesco Zanetti, Direttore del CRID

IL CONTRIBUTO DI UNIMORE si è rivelato fondamentale per la buona riuscita del festival, non solo per gli spazi fisici, luogo degli incontri, ma anche per gli studiosi che, insieme alle altre professionalità, hanno composto il comitato scientifico, dove figura fra l’altro Gianfrancesco Zanetti, Direttore del CRID, Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e vulnerabilità, che ha collaborato all’organizzazione del Festival.

 

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Gabriele Pasca

Giornalista, anche sportivo. Interista, zapatista, pessimista e tante altre cose in -ista. Classe 1992, studente di giurisprudenza. Leccese ma anche modenese. Insomma, tutto e niente.

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