Migranti, qual è il nostro compito?

Dante Coronese, tra i tanti impegni nel sociale e nel volontariato, ha avuto il privilegio di essere il Presidente Nazionale del Centro Turistico Giovanile, l'associazione cattolica italiana, diffusa in tutto il territorio italiano e ricca di tanti entusiasmi giovanili, che promuove e realizza progetti formativi di tutti i propri aderenti nel campo del sociale e del turismo giovanile.

Una postazione speciale, quindi, attraverso la quale può farci comprendere bene il fenomeno migratorio sotto la luce vivida del riconoscimento della dignità di esistere ad ogni uomo, specialmente a quello più debole.

La presente riflessione ha dato vita ad alcuni monologhi dello stesso Dante, che verranno messi in scena con la compagnia teatrale "INDISCIPLINATI", guidata da LILIANA PUTINO, il 9 agosto a Mancaversa.


di Dante Coronese

Quale il nostro compito di persone di fronte al dramma epocale della immigrazione dai paesi poveri? Terzo mondo lo chiamano, forse perché non hanno il coraggio di usare la parola “ultimo”. Io non voglio assolutamente mancare di rispetto a chi non la pensa come me, anzi mi sforzo di comprenderne le ragioni, ma penso di poter dire che questa vicenda, questo vero e proprio esodo, oltre a far emergere le grandi responsabilità storiche, politiche ed economiche dei cosiddetti paesi civili, dell’occidente, dei paesi che da sempre hanno avuto nelle loro mani le sorti del mondo, ci pone davanti alla ineluttabilità degli eventi. Questo è un fenomeno epocale che va oltre le nostre teste, la cui soluzione avrà bisogno di tempi molto lunghi, un fenomeno che può essere solo governato e non eliminato. Ma questo discorso ci porterebbe molto lontano. La cosa che più mi colpisce di tutto questo fenomeno è sta tirando fuori la parte peggiore del carattere di certe persone. Odi, rancori, cattiverie e paura governano ormai da tempo la coscienza di molti italiani. Tutti si sentono governanti e classe dirigente, tutti hanno pronte soluzioni definitive e tutti distribuiscono verità a mani basse. E non fanno meglio gli stati europei che stanno mettendo in evidenza i loro egoismi straripanti come l’Ungheria e la Polonia che non ricordano di essere stati fino a ieri vittime delle oppressioni politiche, come la Francia che si vanta della sua democrazia, ma che la fa terminare a Ventimiglia o come la Gran Bretagna che ha dimenticato in fretta di essere stato il paese più imperialista di tutti nella storia degli ultimi cinquecento anni. E’ pur vero però che gli stati rispondono ad esigenze politiche ed elettorali, ma le persone che compito hanno? Si devono salvare o no le persone che rischiano di morire in mare? Si devono fare i conti di quante se ne possono salvare e quelle in più si devono lasciar morire? Qual è il nostro compito di persone? Questa domanda mi ha accompagnato e mi accompagna da tanto tempo. E’ capitato poi, per puro caso, di scrivere la prefazione di un libro fotografico sui minatori italiani in Belgio e quelle immagini mi hanno inchiodato a un dovere di responsabilità. Ho compreso molto meglio cose che pensavo di sapere, ma vedere quelle immagini mi ha fatto entrare in quella dimensione e capire molto meglio ciò che tanti italiani hanno dovuto fare e subire solo per poter fare un lavoro che rendesse loro un briciolo di dignità. E’ vero che ogni fenomeno deve essere contestualizzato, ma vedere tante persone stipate in delle baracche, ammassate le une sulle altre, mi ha fatto pensare che non c’è alcuna differenza con le persone che oggi sono ammassate in tuguri alla ricerca di un lavoro per pochi euro al giorno, un lavoro da schiavi concesso proprio da quelle persone che magari urlano contro gli immigrati. E’ un’ipocrisia grassa, melmosa che quasi si taglia con il coltello. E ancora di più, di fronte a queste vere e proprie porcherie mi chiedo: “Qual è il nostro compito di persone?”
Da queste domande, dicevo, insieme all’attrice Liliana Putino della cooperativa Gli Indisciplinati è nata l’idea di raccontare questi due mondi così lontani eppure così vicini e uguali nella loro tragicità: il mondo della miniera e l’immigrazione di questi anni. Due facce della stessa medaglia, quella delle politiche di sfruttamento, quella di un’economia tesa solo a concentrare la ricchezza mondiale nelle mani di pochi. Le facce di una medaglia che tanto somiglia a quelle dei Trenta Denari. Nasce da qui NAVIGANTI, un racconto attraverso la vita di tanti emigrati e di tanti immigrati che in comune hanno solo la disperazione.
Quale è il nostro compito, allora? Cosa è giusto fare? Che doveri abbiamo nei confronti di chi soffre? Da queste domande, come detto, nascono questi monologhi, dal tentativo di dare risposte coerenti e sincere. Il tema dell’immigrazione è oggi uno dei temi più importanti e più scottanti. E’ la vita che presenta il conto, è la natura che si riprende i suoi spazi ed è la giustizia che reclama il suo senso. Ed è per raccontare dolore, fame e speranza che è giusto parlarne. Ci ho provato. Per questo nasce “NAVIGANTI”, per raccontare del “navigare” degli uomini alla ricerca di un approdo che restituisca la vita , la libertà, la dignità. Vita, libertà e dignità rubate dalla cieca violenza delle guerre, dalla fame, dalla disperazione e dallo sfruttamento. “NAVIGANTI” racconta del lungo cammino verso la dignità di essere uomini e donne nel senso vero dei termini e racconta, pertanto, del duro cammino di tanti italiani che hanno cercato altrove il lume di una speranza altrimenti impossibile. E ho scelto la Miniera come paradigma della vita fatta di sofferenze, di buio e di paure con l’unica speranza di una vita migliore, se non per se stessi, per le proprie famiglie. Ed ho scelto l’immigrazione di oggi per capire e far capire che non c’è alcuna differenza e per combattere una grande ipocrisia. “Migranti economici” li definiscono, per distinguerli da chi scappa dalle guerre. Ma la FAME non è forse una guerra? Non sono forse, costoro, uomini, donne e bambini come tutti? E’ necessaria una migliore organizzazione? Sì. E’ necessario un maggiore controllo? Certamente. Bisogna aumentare i livelli di sicurezza? Senza dubbio. Ma la fame, dobbiamo combatterla la fame? Dobbiamo offrire a tutta questa gente una nuova occasione? Quale è il nostro compito? La politica faccia le scelte, gli organi di controllo garantiscano sicurezza, le istituzioni svolgano le loro funzioni. Noi, persone fatte di carne, di sangue, ma anche di cuore e di anima, dobbiamo solo aprire le braccia … entrerà sempre qualcuno. Questo è il nostro compito. Perché i NAVIGANTI arrivino in porto.

Avatar

Redazione

leave a comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Create Account



Log In Your Account