Melissano e Taviano: una storia lunga tre secoli

di Fernando Scozzi 

L’aggregazione di Melissano al Comune di Taviano, disposta in virtù del decreto reale 4 maggio 1811, n. 922, sancì un’unione che durava dal 1618 quando Iacopo De Franchis, marchese di Taviano, acquistò anche il feudo melissanese legando, per molti aspetti, le vicende delle due comunità. Ma, in genere, fra i Comuni capoluogo e le Frazioni non corre buon sangue perché gli amministratori comunali ritengono di agire con equità, mentre i “frazionisti” sono convinti di

L’albero di carrubo, emblema originario di Melissano, raffigurato nell'antica chiesa parrocchiale.
L’albero di carrubo, emblema originario di Melissano, raffigurato nell’antica chiesa parrocchiale.

ricevere dal Comune molto meno di quello che danno.  Nel 1812, per esempio, i melissanesi versavano alla cassa comunale L. 751.90, ma le spese in loro favore non raggiungevano le 300 lire, per cui in una situazione di miseria e di sottosviluppo generale Melissano si distingueva per l’assoluta mancanza di intervento pubblico in grado di migliorare almeno la viabilità interna del paese, ancora allo stato naturale e del tutto impraticabile nei mesi invernali. Fra l’altro, le richieste servivano a ben poco tanto che “una supplica dell’arciprete, del capo-eletto Quintino Marsano, di un decurione e di due naturali, tutti di Melissano, che domandano l’accomodamento delle strade del loro paese, non poté essere accolta perché – secondo il Decurionato – non c’è alcun introito in quel Comune onde poter addivenire all’accomodamento delle strade”. Diverso era il trattamento che gli amministratori riservavano al Capoluogo per la cui sistemazione stradale furono stanziati, sempre nel 1812, ben 40 ducati. E se per la festa patronale di Sant’Antonio il Comune impegnava 4 ducati, per la ricorrenza di San Martino ne stanziava 20, mentre il maestro della scuola primaria insegnava solo a Taviano.

Antica fotografia della statua lignea di S. Antonio di Padova, venerata a Melissano.
Antica fotografia della statua lignea di S. Antonio di Padova, venerata a Melissano.

D’altronde, potevano i tre decurioni della Frazione (che rappresentavano appena un terzo degli abitanti del Comune) opporsi ai sei decurioni e al Sindaco di Taviano? C’era una sola strada per uscire da questa situazione di subalternità e fu tentata nel 1850 quando “i naturali di Melissano chiedono di segregarsi dal Comune di Taviano per reggersi in isolata amministrazione”.

La Frazione contava in quel periodo 981 abitanti, ma il Sottointendente di Gallipoli si espresse negativamente perché i 35 eleggibili presenti a Melissano “sono troppo pochi per la elezione ed il rimpiazzo de’ funzionari comunali ed inoltre la rendita di ducati 306,50 è troppo scarsa per supplire ai bisogni comunali”. Il Consiglio di Intendenza, quindi, respinse la richiesta, “non essendo conveniente la segregazione” e, in alternativa, pregò il Sottointendente di Gallipoli di “risolvere in proposito quel che di meglio sarà per suggerirle la di Lei saviezza”.

Il primo tentativo di svincolarsi dal Comune di Taviano era dunque fallito soprattutto per l’assenza di una classe di proprietari terrieri che poteva costituirsi solo quando la Frazione, con lo sviluppo dell’agricoltura, avrebbe imboccato la strada dell’economia di mercato, unico modo per affermare l’esistenza di una Comunità che per molti aspetti non era ancora uscita dalle nebbie del Medioevo.

(foto Velotti) Melissano, antica chiesa parrocchiale del Rosario (sec. XVII)
(foto Velotti) Melissano, antica chiesa parrocchiale del Rosario (sec. XVII)

Intanto, l’accentramento amministrativo previsto dallo Stato unitario peggiorò ancora di più le condizioni della Frazione perché furono chiusi la farmacia, l’ufficio di Conciliazione e perfino l’Ufficio dello Stato Civile per cui i melissanesi (ne furono censiti 1.101 nel 1861) dovevano recarsi a Taviano per sottoscrivere gli atti dello Stato Civile. Fra l’altro per collegare la Frazione con la strada consolare Lecce-Gallipoli-Racale-Ugento, aperta in quel periodo, fu fatta una “volontaria soscrizione” dopo di che il Sindaco di Taviano “sopraffatto dalle giuste querele de’ naturali di Melissano” chiese al Sottintendente di approvare il progetto disegnato dall’architetto Domenico Marsano di Parabita.

Prime rivendicazioni sociali della borgata

     Nelle elezioni amministrative del 1883 furono eletti i consiglieri melissanesi Vito Fasano, Michele Pizzolante, Vincenzo e Vitantonio Manco, Francesco Corvaglia, Vito e Saverio Panico i quali chiesero al Consiglio l’allargamento della piazza “in quanto anche il sottoprefetto, nella sua recente visita alla borgata ne formò oggetto di speciali raccomandazioni” e la riapertura della farmacia in quella Frazione che conta un movimento di 1600 abitanti”.

scozzi4
Melissano, Piazza del Mercato Vecchio ampliata nel 1877.

Ma i problemi non erano solo questi. Il cimitero, ad esempio, era esaurito da diversi anni ma solo nel 1884 il sindaco, Girolamo My , “non appena assunto il potere, si portò nella Frazione per istudiarne i bisogni e fu il suo pensiero badare ai servizi, come il più importante che trovò in stato orribile; vale a dire un cimitero senza porta nella stanza del custode e nella sala anatomica, i cadaveri sepolti ed ammucchiati nell’ossario perche le sezioni tutte riempite in dove, in maggior oltraggio de’ sepolti cresce l’erba sì rigogliosa da superare i muti di cinta. Il sindaco, quindi, riunì il Consiglio e lo rese edotto delle condizioni deplorevoli di quel cimitero, facendo un caldo appello a tutti i consiglieri per riordinare e sistemare questo servizio, essendo titolo di disdoro per un’amministrazione comunale che si rispetta e pretende il nome di civile, un oblio così colpevole per le più care memorie della vita. E in quella stessa tornata propose la provvista della terra, la sollevazione dei muri di cinta, l’ampliamento della zona facendo acquisto del suolo necessario dalle proprietà attigue al cimitero.”

Melissano, disegno dell’ex-torre civica.
Melissano, disegno dell’ex-torre civica.

Ma dopo le buone intenzioni occorreva trovare la copertura finanziaria per le opere da realizzare attingendo ad un bilancio che non permetteva alcuna spesa al di fuori di quella previste. Pertanto, il consigliere Saverio Panico, “visto non rinvenirsi altro margine di spesa, rendendosi interprete della volontà dei frazionisti, propose di immolare al santo scopo della salute pubblica le poche somme stanziate per l’impianto dell’orologio”. In questo modo i morti ebbero la loro terra ed i vivi rinunciarono all’orologio pubblico, ma il vero problema consistente nell’ampliamento del cimitero in relazione all’accresciuto numero degli abitanti non fu risolto e si sarebbe riproposto a breve termine contribuendo al aggravare le già precarie condizioni igieniche della frazione.

A Casarano per lo sviluppo

L’identità melissanese, fattasi strada fin dall’inizio degli anni settanta, andava sempre più consolidandosi in relazione allo sviluppo della viticoltura. La grande espansione della superficie vitata si ebbe allorché i vigneti francesi furono devastati dalla fillossera e quindi la forte richiesta di vini pugliesi indusse gli agrari a procedere rapidamente a nuovi impianti. Melissano, soprattutto per le caratteristiche dei suoi terreni, non rimase estranea a questa rivoluzione colturale che marciava di pari passo con uno straordinario aumento della popolazione dovuto al tasso di natalità e al trasferimento nella Frazione di numerosi braccianti, artigiani e commercianti che vi trovavano nuove opportunità di lavoro.  Le condizioni economiche migliorarono a tal punto che fu possibile costruire la nuova chiesa parrocchiale, un’opera straordinaria in relazione al periodo e al numero degli abitanti della Frazione.

scozzi6
Campasena – Disegno della nuova chiesa parrocchiale di Melissano, 1885 (propr. Paola Panico)

Tuttavia, agli amministratori di Taviano poco interessava l’ulteriore sviluppo della viticoltura melissanese non essendo l’impianto dei vigneti congeniale alle caratteristiche pedologiche dei terreni del capoluogo.  Tutto ciò spinse i viticoltori melissanesi ad intensificare i rapporti commerciali con Casarano, dove la produzione di vino si era affermata a tal punto da superare gli 8.000 hl nel 1775. All’insofferenza per il trattamento amministrativo ricevuto da Taviano, si aggiunse la diversificazione degli interessi economici e quindi il 24 febbraio 1884 la maggioranza degli elettori di Melissano presentò un’istanza al prefetto di Lecce tendente ad ottenere la separazione dal Comune di Taviano.

La contrarietà dei tavianesi era scontata in quanto il suo accoglimento avrebbe comportato la diminuzione di circa il 40% degli abitanti del Comune e un’altrettanta decurtazione del territorio amministrativo. Il sindaco ed i consiglieri del capoluogo, quindi, ostacolarono con ogni mezzo la richiesta dei melissanesi ritenendo di vitale importanza il mantenimento dello status quo. I due schieramenti si confrontarono nella riunione del Consiglio Comunale del 14 luglio 1884, quando il consigliere Vito Panico, “presa la parola, propone di approvare la domanda di separazione attesocchè i motivi per ottenere il distacco sono legittimi, dovendosi lasciare alla Frazione la libertà di aggregarsi a quel

Il consigliere comunale avv. Vito Panico (foto propr. Felice Panico)
Il consigliere comunale avv. Vito Panico (foto propr. Felice Panico)
scozzi8
(foto F. Scozzi) Vigneti nella campagna melissanese, loc. “Franze”.

Comune che meglio crede tornar di vantaggio ai propri interessi agricoli, commerciali e industriali”. Ma dopo accesa discussione, l’ordine del giorno proposto dal Panico ottenne otto voti favorevoli e otto contrari e quindi fu rigettato. Il successivo 9 agosto, invece, il Consiglio Comunale di Casarano, sentiti i consiglieri Lupo, Zompì, Pio e D’Astore, approvò la proposta di aggregazione “facendo voti che la Borgata Melissano, mercé il concorso delle più rette cittadine virtù abbia a trovare in Casarano il pieno esplicamento delle sue forze morali e materiali avvantaggiandosi vicendevolmente nell’opera sapiente di nazionale progresso”. Quindi, il prefetto di Lecce, inviando la pratica al Ministero dell’Interno, esprimeva parere favorevole all’accoglimento della richiesta dei melissanesi “in quanto più che nelle condizioni topografiche del territorio e nella sua vicinanza al Comune di Casarano, le ragioni sono da ricercare nelle condizioni di opportunità e di interesse agricolo cui si avvantaggerebbe la Frazione che ha un territorio ricco ed esteso che si protende verso quel Comune di Casarano. Un secolare antagonismo – continuava il prefetto – separa sensibilmente i naturali di Melissano da quelli di Taviano e per la sproporzione del territorio della Frazione e pel numero dei suoi abitanti. Que’ di Melissano mal sopportano la preponderanza troppo decisa che esercita il Comune centrale e l’abbandono cui lascia i loro interessi, mentre essi sostengono le maggiori spese di amministrazione generale. Pertanto – concludeva il prefetto – si compiaccia di prendere in esame gli atti e, ove lo creda opportuno, provocare il Regio Decreto” che fu pubblicato il 31 dicembre 1884 e dallo stesso giorno la Frazione Melissano fu distaccata dal Comune di Taviano e aggregata a quello di Casarano.  Non per questo la questione poteva dirsi conclusa perché l’ex-capoluogo contestò la divisione territoriale con Melissano e riscosse per due anni la sovrimposta sui terreni e fabbricati della Frazione rifiutando di versare il ricavato nelle casse comunali di Casarano. E non solo, gli amministratori di Taviano esigevano il pagamento di quota-parte dei mutui contratti durante la comunione con Melissano ed investiti per la realizzazione di opere pubbliche nel capoluogo. Sul punto, gli amministratori di Casarano affermavano che “se la Frazione deve concorrere con la sua quota al soddisfo dei debiti contratti da Taviano, giustizia vuole che si abbia ancora la sua parte nei crediti di quel Comune e cioè la terza parte dei beni acquistati dal Comune di Taviano durante la comunione”.

Per risolvere la questione furono interessate, senza esito, le autorità superiori; si nominarono due commissioni con il compito di addivenire ad un accordo, ma le stesse non furono in grado nemmeno di riunirsi.  Alla fine, il Consiglio Comunale di Casarano decise di “muovere lite al Comune di Taviano” dopo avere ascoltato l’avv. Vito Panico che fece presente come “Melissano, unita necessariamente al fatale Comune, fu sempre riguardata come mancipio cui fu eternamente data un’assistenza medioevale, e niun dritto fu riconosciuto se non quello di tributaria perpetua, per colmare i vuoti che il lusso della tutrice, lo sperpero ed il fallimento procurarono”.

scozzi9Comunque, Melissano era ormai Frazione di Casarano anche se l’aggregazione ad un altro Comune non poteva risolvere i problemi della comunità melissanese. Anzi, dopo la battaglia unitaria per la separazione da Taviano, i notabili melissanesi costituirono due partiti sempre pronti a darsi battaglia con il risultato di indebolire il peso politico della Frazione nei confronti del Comune-capoluogo.

Scarsità di risorse finanziarie e inconsistenza della classe dirigente caratterizzarono la vita amministrativa anche quando Melissano, nel 1921, ottenne finalmente l’autonomia. Infatti, il primo consiglio comunale fu sciolto dopo
appena un anno dal suo insediamento per i contrasti fra le opposte fazioni capeggiate dal Sindaco, avv. Felice Panico e dall’assessore Luigi Corvaglia.  Ci pensò il fascista podestà Luigi Sansò (proveniente da Gallipoli) a mettere fine alle polemiche, almeno per un ventennio.

Fonti:

  • Archivio Storico del Comune di Taviano, Archivio Storico del Comune di Casarano, Archivio di Stato di Lecce
  • Scozzi, “Melissano, società economia e territorio fra Ottocento e Novecento”. Edizioni del Grifo, Lecce, 1990

 

Redazione

leave a comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Create Account



Log In Your Account