Se l’umanità si misurasse in spiccioli…

“Se l’umanità si misurasse in spiccioli, non ci sarebbe fila per cambiar le banconote”, così mi disse un giorno un vecchio barbone che all’uscita di un discount tentava di passare la giornata. Mi convinsi fossero i fumi dell’alcol a renderlo farneticante ma dovetti ricredermi subito dopo, quando un uomo di mezza età, con fare frettoloso, fece il gesto di svuotarsi la tasca per poggiare sulle mani del mendicante una caramella Rossana, di quelle che a mia nonna non mancavano mai nel portagioie, e quando il vecchio, con sguardo sorridente ma in silenzio, gli fece notare la miseria di quel gesto, l’uomo, laconico, gli urlo: “Hai fame? Mangia!”

Ecco, aveva ragione: se l’umanità si misurasse in spiccioli, ai disoccupati andrebbe il più misero dei lavori e col resto chiederemmo pure sacrifici. Se l’umanità si misurasse in spiccioli, agli anziani toccherebbero abbracci estranei e col resto chiederemmo pure la pensione. Se l’umanità si misurasse in spiccioli, ai disabili andrebbe solo compassione e col resto chiederemmo di scansarsi, perché abbiam fretta. Se l’umanità si misurasse in spiccioli, ai poveri andrebbero i nostri avanzi e col resto chiederemmo di frignare meno. Se l’umanità si misurasse in spiccioli, ai rifugiati andrebbe pane ed acqua e ai loro figli vecchi pupazzi e con il resto chiederemmo di pulire la cantina perché sono lì da anni.

Ecco perché preferisco i barboni ai salvadanai: perché, almeno loro, di spiccioli son poveri.

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Gabriele Pasca

Giornalista, anche sportivo. Interista, zapatista, pessimista e tante altre cose in -ista. Classe 1992, studente di giurisprudenza. Leccese ma anche modenese. Insomma, tutto e niente.

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