Lu cantune (il focolare)

di Vito Bergamo

Ho voluto usare come titolo il termine dialettale perché mi sembra più appropriato per esprimere questa considerazione che sto per fare sull’educazione dei bambini che una volta adulti avranno un comportamento equivalente a tutte le esperienze ricevute nell’infanzia. Ciò che scrivo, non è nostalgia, ma solo narrazione di ciò che nel tempo la scuola, la famiglia e la società hanno fatto per l’educazione dei bambini.

LA FAMIGLIA – Mi limito a parlare, secondo la mia esperienza, di un periodo che va dal 1950 al 1960, in modo che sia più facile poi ragionare sul cambiamento avuto nel tempo del rapporto tra famiglia e bambino.

Seduti attorno al fuoco de lu cantune, grandi e piccini, ognuno parlava delle proprie esperienze di vita successe nella giornata, si commentavano i fatti del paese e piano piano ai bambini venivano insegnate tutte quelle regole di vita che non erano scritte in nessun manuale, ma che servivano loro per crescere e sapersi rapportare con gli altri.  Si insegnava soprattutto a rispettare se stessi e gli altri.

“Piega l’arberieddhu quandu è moddhiceddhu, ca quandu vae a ntostare, te bbinchi a castimare”

LA SCUOLA – Sempre nel decennio 50/60 bisogna dire che c’era un filo, un legame fra la famiglia e la scuola nel senso che la famiglia collaborava con la scuola per la formazione ed educazione dei bambini.

In pagella, dopo l’elenco delle materie di studio, c’era la dicitura educazione civica e, se il voto che si prendeva in quella materia non era più che buono, erano dolori….

“Mazziscia lu grande ca mpara lu picciccu”

Servirono davvero i ceffoni di allora per raddrizzare qualche pianta storta? Non lo so. Ma lo pongo come quesito a voi lettori affinché possiate fare un confronto tra ieri e oggi tenendo in debita considerazione le diverse condizioni di vita dei due diversi periodi.

LA SOCIETÀ – Già dagli anni 50 la tecnologia è entrata a far parte della nostra vita e quel filo di cui parlavamo prima tra scuola e famiglia teneva legata anche la società per la formazione educativa del bambino. Società che non esaltava il bambino né lo emarginava ma gli dava lo spazio giusto che meritava.

“Ciucciu ete ddhu fiju ca nu ssente consiju”.

Nella metà degli anni 50, entrò nelle case di tutti o quasi la televisione e diventò l’amica di ogni famiglia.

Si accendeva alle 20 per ascoltare le notizie di cronaca poi le informazioni pubblicitarie del Carosello e alla fine di questo programma, i bambini andavano a letto. Alle 21 iniziavano i programmi della serata che finivano alle 22,30. Poi tutti a nanna.

Mi voglio fermare qui sperando che non venga preso come uno che vuole criticare le nuove generazioni. Ma ho voluto dare degli elementi di discussione e confronto tra due epoche diverse, mettendo al centro del dibattito l’educazione dei bambini. Che il filo di unione fra famiglia, scuola, società si sia rotto è cosa arci nota.

Se qualcuno volesse fare per suo conto un confronto serio, prenda come esempio il decennio 50 e 60 con l’ultimo 2007/ 2017.

La domanda che mi pongo e che vi pongo è: l’educazione dei bambini a chi spetta?

 

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Redazione

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    E’ un articolo che offre risposte a tante domande che vengono poste da tante parti, a mio parere, ben sapendo dove trovare le risposte , ma facendo passare il messaggio che siano introvabili . La parola magica è ” educazione” nel senso etimologico del termine : fare affiorare l’humanitas, che si trova in ognuno di noi, è un compito che spetta a tutti coloro i quali hanno la responsabilità delle nuove generazioni, la famiglia , la scuola , la società. Negli ultimi anni però si assiste impotenti al cedimento delle prime due che ,” osmoticamente”, si ripercuote sulla terza . Gli ” exempla” , per dirla con Quintiliano , che da sempre , ” plus quam praecepta valent” , sono a dir poco catastrofici , a partire dai genitori egocentrici e permissivi. Noi, ragazzi degli anni Cinquanta , vedevamo i nostri intenti e preoccupati non solo a procurare il necessario ai propri figli , ma speranzosi che essi sarebbero stati migliori di loro, studiando. Essi inculcavano nei figli , fin da piccoli, il timore di Dio , il senso della vergogna per i comportamenti non confacenti ad una tacita ma eloquente visione del mondo , in cui i deboli, gli anziani, i genitori , gli amici (e si potrebbe continuare) dovevano essere trattati con garbo e rispetto . Il tutto passava anche dal decoro nel modo di parlare, di vestire , di rivolgersi all’altro . La scuola diventava ” il banco di prova” di quanto appreso nell’ambito familiare e la scuola stessa fungeva da ” organo di verifica” esigendo determinati comportamenti , e proseguendo nell’educazione con l’affinamento che derivava dalla lettura dei poeti e dallo studio delle varie discipline. Non era certamente un Paradiso terrestre, accadevano tante cose tremende e che sgomentavano allora come oggi, solo che allora si sperava di migliorare le cose con una maggiore attenzione all’educazione e ci si vergognava degli errori , oggi si tende a giustificare ogni cosa e si è diffusa una amara rassegnazione , come se non vi sia altra possibilità che accettare il mal costume, il turpiloquio, la mancanza di rispetto.

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