L’orso delle caverne incontra i Neanderthal: la storia della Grotta di Rio Secco

L’orso delle caverne incontra i Neanderthal:  la storia della Grotta di Rio Secco

L’orso delle caverne incontra i Neanderthal: la storia della Grotta di Rio Secco

In Italia, ogni regione ha una storia o una “preistoria” da raccontare. Dalla Preistoria al Medioevo, ripari naturali e antiche rovine si fanno protagonisti dell’antichità, raccontando a gran voce ciò che hanno vissuto.

Oggi è il Friuli a raccontare la sua preistoria, attraverso grotte e ripari naturali che lascia emergere tra la verde boscaglia, circondati solo da natura e silenzio.

Sin dall’antichità, l’uomo ha frequentato spesso queste terre, stabilendosi stagionalmente in gruppi o nuclei familiari in cavità nella roccia, per proteggersi dagli agenti atmosferici. Parliamo in particolare della specie più prossima alla nostra, l’Homo Neanderthalensis , Neanderthal più comunemente. I Neanderthal popolarono il continente europeo fra i 300mila e i 40mila anni fa circa. Ogni individuo esibiva caratteri fisici particolari quali un’altezza media di 1.60m, una postura eretta, una muscolatura robusta ed arcate sopraccigliari sporgenti.

Questa specie di cacciatori praticava la scheggiatura, la macellazione di animali, cottura delle carni e trattamento delle pelli, attività che svolgeva sia all’interno che all’esterno della grotta o del riparo che sceglieva di frequentare.

Rio Secco, in provincia di Pordenone, costituisce uno degli esempi più significativi dell’incontro di questi abili cacciatori con la fauna locale. La grotta di Rio Secco si posiziona nell’Altopiano di Pradis, sulle Prealpi Carniche (PN). Si tratta di uno dei rari siti del Paleolitico medio italiano, ad una ventina di metri d’altezza rispetto al corso del torrente.

La grotta offriva riparo ai Neanderthal ed è al suo interno che gli archeologi hanno ritrovato la maggior parte dei resti che hanno dato al sito un’impronta importante anche in ambito internazionale. Le ricerche sono state condotte dal Prof.re Marco Peresani, docente presso l’Università degli Studi di Ferrara, Dipartimento di Studi Umanistici, sezione di scienze Preistoriche ed Antropologiche e dal Dott.re Matteo Romandini, oggi in servizio presso l’Università di Bologna, Dipartimento di Beni Culturali. Durante le indagini vennero alla luce resti di focolari, ossa combuste, carboni e selci bruciate, un vasto numero di selci scheggiate, alcune delle quali lavorate per ottenere degli strumenti atti alla lavorazione della carcassa animale, come rinvenuto nei livelli stratigrafici datati tra i 48/42.000 anni da oggi. Accanto a cervi giganti, alci e caprioli, stambecchi e bisonti, gli archeologi hanno riportato alla luce numerosissimi resti di Ursus spelaeus, l’orso delle caverne, che pure nella zona aveva il suo habitat naturale. Ecco dunque la rivelazione: gruppi di Neanderthaliani che si trovano a dover condividere con questi grandi animali non solo il territorio in cui vivere e di conseguenza le sue risorse, ma anche i luoghi in cui ripararsi. raschiatoi per il trattamento delle pelli o per la macellazione della carne. A questi si aggiunsero presto accumuli di ossa animali, riferenti alla fauna nella quale l’uomo si era imbattuto e che gli archeologi hanno rinvenuto nei livelli stratigrafici datati tra i 48/42.000 anni da oggi. Accanto a cervi giganti, alci e caprioli, stambecchi e bisonti, gli archeologi hanno riportato alla luce numerosissimi resti di Ursus spelaeus, l’orso delle caverne, che pure nella zona aveva il suo habitat naturale. Ecco dunque la rivelazione: gruppi di Neanderthaliani che si trovano a dover condividere con questi grandi animali non solo il territorio in cui vivere e di conseguenza le sue risorse, ma anche i luoghi in cui ripararsi.

Grotta del Rio Secco, livello 5+8, ossa di orso speleo e relative tracce di taglio, da Bears and Humans, a Neanderthal tale. Reconstructing un common behaviors from zooarchaeological evidence in southern Europe, di Romandini et al. ,2018

Oggi ciò che si ipotizzava è confermato da uno studio specifico archeozoologico e tafonomico dei resti dei grandi plantigradi (Romandini et al., 2018): nella grotta del Rio Secco, (così come a Grotta di Fumane nei monti Lessini, in provincia di Verona), si è verificato un incontro ed

Schegge in selce il cui utilizzo comprendeva lo scuoiamento ed il taglio delle carcasse, come mostrano i segni sulle ossa dell’orso speleo (da Gli ultimi Neanderthal a caccia di orsi in Friuli di V. Monastero, National Geographic Italia, 2014).

uno scontro tra gli uomini Neanderthal e gli orsi delle caverne. L’ipotesi è stata confermata dal ritrovamento di ossa appartenenti al grande animale, combuste e con tracce di  taglio, indizio rivelatore del fatto che una volta ucciso, all’animale veniva rimossa la pelliccia ed era recuperata la carne, che poi veniva cotta e mangiata.

 

 

 

 

 

 

Gli orsi divengono dunque un elemento importante nell’economia dei Neanderthal, che ne servono per la propria sopravvivenza e con i quali entrano in competizione per lo stesso territorio. Dallo studio dell’età di morte e dell’eruzione dentale, è emerso inoltre come parte degli individui animali, in prevalenza giovani, erano stati abbattuti nel periodo compreso tra la fine dell’inverno e gli inizi della stagione primaverile. La numerosa presenza infine di elementi ossei appartenenti a tutte le classi d’età dell’orso hanno fatto pensare che la cavità del Rio Secco fosse utilizzata ripetutamente dall’animale come luogo per il letargo.

Museo della Grotta, Pradis

Con le ricerche condotte dall’Università di Ferrara, la storia dei Neanderthal a caccia di orsi sull’altopiano di Pradis è ormai conosciuta da tutti. Custode delle memorie di questi uomini cacciatori è il piccolo Museo della Grotta che sorge a Pradis di Sotto (PN), con all’interno le ossa dell’orso delle caverne ricomposte anatomicamente ed una sua fedele riproduzione, assieme a molti dei reperti ritrovati non solo nella Grotta del Rio Secco ma anche in moltissime altre località vicine di grande importanza archeologica, paleontologica e geologica.

 

Lì nei boschi dell’Altopiano di Pradis, il tempo sembra aver fermato il suo scorrere ad un punto preciso della preistoria, un punto che racconta di abili e saggi cacciatori e di grandi animali estinti e non, che con loro si contendevano il verde e vasto territorio ed i ripari nascosti, dove solo il più forte riusciva a sopravvivere.

 

 

 

Bibliografia essenziale:

  • PERESANI M., CESCUTTI G., ROMANDINI M., DUCHES R., PICIN A., Primo rapporto sulla campagna di scavi 2010 nella grotta del Rio Secco, Altopiano di Pradis, Bollettino Soc. Naturalisti “Silvia Zenari” , Pordenone, 2010;
  • PERESANI M., GURIOLI F., ROMANDINI M., La fine del Paleolitico medio nel Friuli occidentale. Le evidenze emerse da un sondaggio archeologico nella Grotta del Rio Secco, Altopiano di Pradis, , Bollettino Soc. Naturalisti “Silvia Zenari”, Pordenone, 2009;
  • PERESANI M., ROMANDINI M., DUCHES R., JEQUIER C., NANNINI N., PASTORS A., PICIN A.,SCHMIDT I., VAQUERO M., WENIGER G.C., New evidence for the Neanderthal demise and earliest gravettian occurrences at Rio Secco cave, Italy. J. F. Archaeol 39, 401e416, 2014;
  • ROMANDINI M., PERESANI M., NANNINI N., SCARAMUCCI S., L’orso e i Neanderthal. Incontri ravvicinati sull’altopiano di Pradis, Archeologia Viva n.163 – gennaio/febbraio 2014;
  • ROMANDINI M., PERESANI M., LAROULANDIE V., Metz, L., PASTOORS A., VAQUERO, M., SLIMARK L., Convergent evidence of eagle talons used by Late Neanderthals in Europe: a further assessment on symbolism. PLoS One 9 (7), e101278, 2014;
  • ROMANDINI M., TERLATO G., NANNINI N., TAGLIACOZZO A., BENAZZI S., PERESANI M., Bears and Humans, a Neanderthal tale. Reconstructing un common behaviors from zooarchaeological evidence in southern Europe, Journal of Archaeological Science, volume 90, Pages 71-91, February 2018;
  • TALAMO S., et alii, Detecting Human Presence at the Border of the Northeastern Italian Pre-Alps. 14C Dating a Rio Secco Cave as Expression of the First Gravettian and the Late Mousterian in the Northern Adriatic Region, PLos ONE, 2014;
  • TERLATO G., ROMANDINI M., PERESANI M., Grotta di Rio Secco (PN): orsi vs neandertal, evidenze di interazione alla fine del Paleolitico medio in Italia nord-orientale, XLIX Riunione Scientifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria Preistoria e Protostoria del Caput Adriae, Udine, 8-12 ottobre 2014;
Roberta Giannì

Roberta Giannì

Roberta Giannì. Nata a Gallipoli, residente a Taviano. Da cinque anni vivo a Lecce, dove frequento il corso di laurea in Archeologia, presso il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento. Con una laurea triennale in Archeozoologia, mi appresto ad una specializzazione in Antropologia Fisica. Ad un buono studio teorico ho da sempre affiancato numerose attività sul campo prendendo parte a campagne di scavo in Italia e all’estero. Devo la mia passione per la storia antica e per l’archeologia ai libri e ai racconti di studiosi e avventurieri, nonché ai documentari. Tutto ciò ha da sempre alimentato la mia curiosità per l’antico, tanto convincermi di voler far parte del mondo della ricerca. Studiare l’uomo e il suo progredire nel tempo mi ha fatto capire quanto importante possa essere per noi conoscere il nostro passato, perché è da questo che l’uomo può imparare come affrontare il presente e il futuro.

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