Lorenzo Lotto e la sua meticolosità artistica nei Musei Vaticani

di Serena Palma

Lorenzo Lotto, autoritratto

Svelare l’arte è come raccontare delle fiabe ai bambini, dove il lieto fine lascia sempre un po’ tutti a bocca aperta e ‘avresti voluto che non finisse mai’! Evidentemente raccontare episodi ed enigmi della Storia dell’arte significa discorrere di argomenti quasi fiabeschi, che, perché no, potrebbero far innamorare il pubblico lettore, proprio come accade nelle favole. Ed allora è oggi, 18 settembre 2017, giunto il giorno di svelare le ricchezze che si celano dietro quegli affreschi effigiati sulle pareti nelle sale dell’appartamento di papa Giulio II in Vaticano; proprio quel papa che pochi anni dopo l’inizio del suo pontificato, si rifiutò di utilizzare l’Appartamento Borgia,  i cui dipinti erano indissolubilmente legati ai nomi di Andrea del Castagno, Piero della Francesca e Luca Signorelli.

Sarà il Vasari, invece, a svelare i nomi dei pittori che hanno ridecorato le spettacolari sale di Giulio II, dedicando le loro giornate ad abbellire e ad arricchire pittoricamente e in maniera certosina l’appartamento papale fino a che, Lorenzo Lotto, Raffaello Sanzio, il Sodoma e il Bramantino hanno lasciato in eredità ai posteri un vasto e affascinante patrimonio artistico degno della Roma capitale.

Correva, infatti, il 18 Settembre 1509 e Lorenzo Lotto ricevette il saldo per gli affreschi eseguiti nella sede di Giulio II, nei Musei Vaticani, e l’artista di formazione veneta ebbe modo di far mostrare al pubblico intenditore la magnificenza della ‘ bella maniera’ che si contraddistingue per il modo originale ed anticonformista delle sue pennellate pittoriche, probabilmente meno fluide di quelle del Giorgione ma altrettanto realistiche, e tali da meritarsi la fama nella laguna veneta. Dopo secoli di oblio, la figura di Lorenzo fu riscoperta alla fine dell’Ottocento dal grande critico d’arte Bernard Berenson che ripercorse gli itinerari del peregrinare del Lotto svelando a poco a poco un eccellente artista rinascimentale, di fama non inferiore a quella del Tiziano, giacché, peraltro la sua formazione stilistica ed artistica ne risentì tanto della maniera veneta, da cui ben apprese l’utilizzo eclettico della luce ferma e zenitale, i colori smaglianti e i contorni nitidi e il pulviscolare tonalismo di Giorgione e del Bellini.

Senz’altro enigmatico, meticoloso e delizioso nel dipingere assieme a Raffaello le stanze di papa Giulio II, a Lorenzo Lotto il momento di dedicare con questo alcune righe che lo hanno visto partecipe di un ciclo pittorico quanto mai effimero e significativo per innalzare ad epiteti di regalità, maestosità e magnificenza parte delle sale dei Musei Vaticani, contenitore di salvaguardia artistica giammai esistito in Italia e a tal proposito degno di salvaguardia da parte della nostra Costituzione.

 

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