L’ex convento dei francescani riformati di Taviano

Di Rossella Federico

La fondazione del Convento e della Chiesa dei Francescani Riformati di Taviano è strettamente legata alla nobile famiglie De Franchis che per più di un secolo fu proprietaria del ricco feudo salentino. Furono infatti i marchesi i principali promotori e finanziatori della dimora minoritica costruita tra il 1643 e il 1646. Come tutti i conventi francescani, anche il nostro sorgeva ai margini del centro abitato, affinché i frati fossero lontani dalle tentazioni della vita cittadina, ma sulla strada che collegava Taviano e Racale, per poter raggiungere facilmente i luoghi in cui predicare e chiedere l’elemosina. I lavori furono portati a termine in breve tempo e, il Convento appena ultimato, venne occupato dai Padri della Serafica Riforma di Sant’Antonio da Padova, eletto titolare. Iconograficamente, secondo la tradizione francescana, il complesso costituito da chiesa e convento era inscrivibile in un rettangolo, ma tale schema è stato modificato dalle recenti addizioni delle due campate, del campanile, e degli ambienti a servizio della catechesi. I luoghi del convento, perfettamente allineati con le normative costruttive della Serafica Riforma, riprendono alcune tipologie edilizie proprie di un altro grande sito francescano: il convento di Galatina. Al 1720 così era descritto il chiostro: “sostenuto da pilastri ed archi di fabbrica con un pozzo sorgivo in mezzo”. Il chiostro del Convento conserva tuttora inalterata la struttura originaria con forma quadrangolare, con tre dei quattro lati completamente affrescati da un ciclo pittorico avente come soggetto la vita e i miracoli di Sant’Antonio, tratti dalle iconografie dell’epoca e resi famosi da tutta una narrativa agiografica (i Fioretti di Sant’Antonio) sul tema. Sono ancora visibili, anche se in mediocre stato di conservazione (perché mai restaurati e sottoposti all’umidità, infiltrazioni meteoriche a attacchi naturali e climatici), alcune scene raffiguranti: il Miracolo del giumento, La predica dei pesci, Il neonato che parla, Morte di Sant’Antonio, Visione di Sant’Antonio del Bambin Gesù, ed altre aventi come soggetto la vita monastica. Le scene sono inserite all’interno di una cornice pittorica composta da putti recanti fiori, cornucopie e frutta con le personificazioni delle quattro stagioni. Nelle immagini più piccole si possono anche scorgere rappresentazioni iconografiche attribuibili al Convento, come l’antico organo a canne, o scene di miracoli ambientate straordinariamente nel nostro Convento. Sono riconoscibili in basso, al centro di ogni scena, gli stemmi della famiglia francescana, oltre a quelli dei De Franchis. Adiacente al chiostro vi era al pianoterra il refettorio (ora adibito a oreficeria), affrescato con scene mariane, ma meglio conservato, dove sono raffigurati la Vergine, al centro della lunetta superiore del soffitto voltato a botte adorata da due santi; sulla destra riconosciamo S. Antonio in contemplazione, e sulla sinistra un santo identificabile con Sant’Ignazio.

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