Legge elettorale? Guardiamoci intorno: i sistemi elettorali maggioritari

Dopo aver parlato dei sistemi elettorali proporzionali, affrontiamo l’analisi di quelli maggioritari. Di questi ne esistono principalmente due varianti che sono: il maggioritario puro, quindi a turno unico, e il maggioritario a doppio turno. Senza continuare a parlarne teoricamente, vediamo alla Gran Bretagna e alla Francia che adottano questi sistemi.

In Gran Bretagna il sistema maggioritario è a turno unico. Il Paese è diviso in collegi di uguali dimensioni, in cui ogni partito esprime una sola candidatura. Viene eletto un solo candidato per collegio. Dal punto di vista dei vantaggi si può dire che il sistema stabilisce un chiaro collegamento tra i candidati e i collegi; viene offerta una chiara scelta tra i potenziali partiti di governo; in più si bandisce l’estremismo data la possibilità davvero remota che i piccoli partiti possano conquistare seggi; infine porta alla creazione di un governo forte ed efficace, nel quale spesso il partito più grande controlla la maggioranza dell’assemblea legislativa. A tutto questo, però, corrispondono alcune pecche. Questo sistema spreca tantissimi voti, quelli dei perdenti e quelli del vincente attribuiti oltre la soglia; può creare instabilità, perché un cambiamento del governo potrebbe significare un capovolgimento della direzione politica fino ad allora assunta; l’assemblea legislativa passa in secondo piano rispetto all’esecutivo, il che può renderla irresponsabile nei confronti degli elettori.

La Francia ci offre l’esempio del sistema a doppio turno. Fino ad un certo punto l’elenco delle caratteristiche è uguale a quello della Gran Bretagna (collegi uninominali, collegi uguali in grandezza, ogni partito presenta un solo candidato), ma quando si arriva a determinare la percentuale con cui il candidato deve vincere, le due realtà si allontanano. Mentre in Gran Bretagna basta la maggioranza semplice, in Francia serve al primo turno la maggioranza assoluta (50%+1) dei voti. Se questo non avviene, tutti i candidati che hanno raggiunto la soglia dei 12,5% degli aventi diritto al voto vanno al ballottaggio, dove poi basterà la maggioranza semplice. Sicuramente rispetto all’esempio britannico questo sistema allarga la scelta elettorale, un elettore infatti può votare nel primo turno anche le piccole forze politiche, senza pensare che il suo sia un voto perso, e poi nel secondo turno può guardare con raziocinio alla prospettiva di governabilità che offrono i candidati che hanno raggiunto il ballottaggio. Anche questo sistema offre la possibilità di un governo forte e stabile. Ci sono altrettanti “contro”, infatti: il ballottaggio potrebbe svogliare l’elettorato e i candidati potrebbero scegliere una campagna elettorale “sicura”, cioè senza idee rivoluzionarie così da garantirsi una più ampia base elettorale, anche in vista del ballottaggio.

In questi due articoli abbiamo visto l’applicazione nei Paesi vicini delle più usate forme di sistemi elettorali. Quello che serve non è copiare un modello usato da qualche parte nel Mondo solo perché in quel Paese funziona bene. La comparazione serve esclusivamente a guardarsi intorno, a studiare la realtà e rendersi meno inclini a ripetere errori commessi da altri, ma è inteso che tutto ciò che si può e si vuole importare deve essere “cucito su misura” per la società, per il Paese che deve “indossare” questo sistema elettorale. E poi al di là di questo, forse bisognerebbe puntare sulla formazione di una coscienza dell’elettorato, che è quella che realmente manca. Ogni sistema adottato sarà vano senza di questa.

http://www.lapiazzamagazine.com/2017/05/legge-elettorale-guardiamoci-intorno-i-sistemi-elettorali-proporzionali/

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Marco Mariano

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