Legge elettorale? Guardiamoci intorno: i sistemi elettorali proporzionali

Si parla quotidianamente di legge elettorale e allora perché non porre le basi per un dibattito competente? Si eviterebbe così di farsi imboccare dalle varie fazioni politiche. A ciò è utile guardare ai diversi sistemi elettorali esistenti. Per rendere a noi utile questa analisi prenderemo in considerazione i sistemi elettorali di alcuni Paesi europei; sarebbe, infatti, più difficile voler innestare nel nostro Paese un sistema nato in contesti ontologicamente e storicamente differenti. Per una maggiore chiarezza divideremo l’analisi fra sistemi proporzionali e sistemi maggioritari, partendo in questo articolo con i primi.

Nell’analisi dei sistemi elettorali proporzionali è fondamentale la definizione dei tre metodi usati per trovare il quoziente elettorale.

Il primo è il Metodo Hare (o dei resti più alti). Per dividere i seggi con questo metodo si divide il numero dei votanti con il numero dei seggi da assegnare, la lista che dopo la divisione ha il resto di voti più alto ottiene un altro seggio.

Numero totale dei votanti ( V) : seggi S) =
Quota per ottenere un seggio (Q)

V/ S= Q

Facciamo un esempio pratico: in un collegio ci sono 423000 elettori e i seggi da assegnare sono 8.  423000 : 8 = 52875. Quindi la quota per ottenere un seggio è 52875. Adesso bisogna dividere i voti ottenuti da ciascun partito e assegnare i seggi.
Lista A = 171000    3 seggi (158625)  resto 12375
Lista B = 132000    2 seggi (105750)  resto 26250
Lista C = 84000     1 seggio (52875)   resto 311250 +1 seggio
Lista D = 36000    0 seggi (36000)    resto 36000  +1 seggio

Le liste C e D grazie al resto più alto hanno ottenuto i seggi che rimanevano da assegnare dopo la divisione.

Il secondo è il Metodo D’Hont (o delle medie più alte). In base a questo metodo si dividono i voti di ciascuna lista per una serie di coefficienti lunga fino al numero di seggi da assegnare e si assegnano quindi i seggi alle liste in base ai risultati in ordine decrescente, fino ad esaurimento dei seggi da assegnare. Questo metodo favorisce le liste più forti.

Numero totale dei voti di ogni lista (V) : 1,2,3, fino al numero di seggi da assegnare ( S) =
Quota per ottenere un seggio (Q)

V/ S= Q

Esempio pratico: in un collegio ci sono 423000 elettori e i seggi da assegnare sono 8.

 1                      2                     3                     4                    5              6              7            8
Lista A = 171000(1) 85500(3) 57000(6) 42750(8)    34200    28500
Lista B = 132000(2) 66000(5) 44000(7)    33000
Lista C = 84000(4)     42000            28000           21000
Lista D = 36000            18000            12000

 Il Metodo Saint-Lague, il terzo della nostra analisi, si differenzia da quello precedente solo perché la divisione è effettuata con soli numeri dispari.

Passiamo ora a vedere quale sistema utilizzano i nostri “vicini”. In Germania vi è un sistema proporzionale (d’ora in avanti non lo specificheremo più). La metà dei seggi viene assegnata con seggi uninominali. Il Paese, infatti, è diviso fra collegi uninominali e collegi a liste territoriali. I candidati che non vengono eletti nei collegi uninominali, quindi, possono entrare comunque in parlamento grazie alle liste territoriali. Un partito per entrare nella suddivisione dei seggi deve raggiungere il 5% di consensi oppure eleggere 3 deputati nei collegi uninominali. Il metodo usato è quello Saint-Lague. Resta inteso che il vincitore del collegio uninominale entra in parlamento a prescindere se il Partito partecipa o meno alla divisione dei seggi. I vantaggi di questo sistema sono: compresenza di rappresentatività e di governabilità; possibilità di governo monopartitico nonostante la larga proporzionalità; possibilità di votare un candidato di un partito come rappresentante di collegio e di votare un altro partito per la formazione del governo; alla base di questi vantaggi vi è quello più grande e cioè la capacità di discernere fra incarichi ministeriali e rappresentanze di collegio, che richiedono capacità differenti e possono essere affidate a candidati di partiti differenti. Vi sono anche degli svantaggi: il forte potere che hanno i partiti, grazie alla possibilità di scelta su chi far entrare in lista e in che posizione inserirlo all’interno della lista stessa; la conservazione dei collegi uninominali ostacola il raggiungimento di alti livelli di proporzionalità.

In Irlanda il sistema è con voto singolo trasferibile. Il Paese è diviso in collegi plurinominali. I partiti possono presentare tanti candidati quanti sono i seggi disponibili. Gli elettori fanno una classifica dei candidati che sarà utile per l’assegnazione degli ultimi seggi, come vedremo. I candidati vengono eletti se raggiungono una quota stabilita di volta in volta da questa formula: somma dei voti validi / (numero seggi + 1) +1. I seggi non assegnati con la prima preferenza, sono assegnati con la ridistribuzione a turno di tutti voti attraverso le seconde preferenze. I pro del sistema irlandese sono: l’altissima proporzionalità che questo sistema riesce a raggiungere; la presenza di competizione tra i candidati dello stesso partito spinge questi a lavorare per guadagnarsi la vittoria e l’eventuale riconferma grazie al loro operato e alle loro idee, che potrebbero quindi anche non seguire quelle del partito. I contro, invece, sono: l’improbabilità di un governo monopartitico; le forti divisioni possibili all’interno dei partiti.

Infine, per quel che riguarda i sistemi proporzionali, guardiamo alla Spagna. Il Paese è diviso in piccoli collegi plurinominali, con una media di 7 seggi per collegio. I seggi sono divisi a seconda delle circoscrizioni con una soglia di sbarramento per i partiti del 3%. Le liste sono bloccate e non si può dare voto di preferenza. Il metodo utilizzato è quello D’Hont. Gli aspetti virtuosi di questo sistema sono: la possibilità dei partiti minori di entrare in parlamento grazie alla bassa soglia di sbarramento; Il sistema con collegi piccoli e la presenza di molti partiti regionali disincentiva la presenza di partiti nazionali minori favorendo la riduzione dei grandi partiti. Ciò che di negativo ha questo sistema è rappresentato dalla mancanza delle preferenze che costringe il cittadino a votare solo la lista e il conseguente potere che assumono i partiti, che decidono la composizione delle liste.

Questi sono gli esempi più veri di sistemi proporzionali utilizzati nei Paesi europei. Nel prossimo articolo vedremo come altre realtà a noi vicine hanno preferito un sistema maggioritario e cosa questa scelta ha comportato.

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Marco Mariano

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