L’eccidio di Buggerru e il primo sciopero nazionale

L’eccidio di Buggerru e il primo sciopero nazionale

L’eccidio di Buggerru e il primo sciopero nazionale

di Giancarlo Panico

È noto sin dai tempi antichissimi che la Sardegna ha un sottosuolo ricco di minerali, infatti già i Fenici avevano il loro avamposti sull’isola per l’approvvigionamento di metalli che poi commercializzavano in tutta l’area del Mediterraneo. Nella seconda metà del 1800, periodo in cui iniziò  la produzione industriale, dopo aver studiato il territorio sardo con i propri ingegneri, alcune società francesi volevano iniziare l’attività estrattiva mineraria sull’isola, ma poiché i proprietari terrieri non volevano concedere l’autorizzazione a tale attività, i capitalisti francesi fecero approvare dal governo Sabaudo una legge mediante la quale si separava la proprietà di superficie dalla proprietà del sottosuolo e quindi ottennero dai Savoia le successive concessioni per l’inizio di questa attività.

La societè anonyme Des mines de Malfidano di Parigi iniziò l’estrazione mineraria a Buggerru un piccolo borgo di pescatori, pastori e agricoltori che si affaccia sulla costa sud occidentale della Sardegna, incastonato tra montagne e costoni di roccia che calano a picco sul mare, dando vita a  paesaggi incantevoli e mozzafiato. Poiché la sede centrale era lontana dai luoghi di estrazione, la societè anonyme decise di inviare un bel po’ di dirigenti a Buggerru per aprire una sede operativa questo comportò uno sviluppo culturale in quel paesino, fu aperto un teatro, un circolo intellettuale, arrivarono le prime automobili, vennero costruite nuove abitazioni tanto da meritarsi l’appellativo di Le Petit Paris. Numerosi operai si trasferirono a Buggerru, alcuni da altre zone della Sardegna, ma la maggior parte erano provenienti dalla Lombardia, dal Veneto e dal Piemonte, tanto che quel paesino raggiunse in pochi decenni una popolazione di circa 8000 abitanti, fu aperta la laveria(luogo in cui veniva lavato il minerale estratto) e la falegnameria per la miniera(forniva il legname per il rivestimento delle pareti della miniera).

La vita dei minatori non era certo agiata, obbligati a turni massacranti di lavoro, soggetti a soventi incidenti di cui molti mortali e, per di più, anche mal pagati. Inoltre la cooperativa per l’approvvigionamento dei generi alimentari di prima necessità era controllata dagli stessi dirigenti della società mineraria, che applicavano prezzi particolarmente alti in rapporto al salario degli operai, i quali per difendersi da tali soprusi si riunirono in una lega, per poter avere un maggior peso contrattuale (siamo verso la fine del 1800). In quel periodo in tutta Italia nascevano leghe operaie e contadine per chiedere il riconoscimento di diritti che fino a quel momento erano negati, cominciarono i primi cortei di protesta, i primi scioperi che, tra l’altro, non erano consentiti per legge. Purtroppo  alcuni cortei furono repressi dal governo Sabaudo con l’intervento dell’esercito a cui era stato dato l’ordine di sparare sulla folla. Anche a Buggerru si vive in questo clima di tensione soprattutto nel 1904, quando già dai primi mesi, i minatori iniziarono una serie di scioperi che si andarono a rinvigorire nel mese di maggio, quando all’ennesimo incidente furono in quattro a perdere la vita.

Il momento di massima tensione si raggiunse il 2 settembre del 1904, cioè quando il direttore della miniera decise di ridurre l’orario di riposo pomeridiano da 4 a 3 ore, considerando il caldo estivo che c’è in Sardegna i minatori non ritennero giusto riprendere le attività alle 13:00 di pomeriggio, quindi ci fu un nuovo sciopero e la richiesta di contrattazione fra i rappresentanti sindacali e la dirigenza della miniera. La domenica mattina del 4 settembre, mentre la delegazione dei minatori trattava con i dirigenti e gli operai stavano riuniti di fronte alla sede della direzione, arrivarono due compagnie del 42 esimo Reggimento Fanteria, il cui intervento era stato richiesto il giorno prima proprio dai dirigenti. Si decise di sistemare i soldati nella falegnameria e a tre minatori fu dato l’ordine di sistemare i locali della falegnameria. Vedendo che passava molto tempo, la folla già nervosa cominciò a tirare sassi contro le finestre della Falegnameria nell’intento di far uscire i tre operai, la tensione raggiunse l’apice e in risposta l’esercito sparò sulla folla. Due operai morirono subito e, tra i numerosi feriti, due morirono dopo alcuni giorni per le ferite riportate.

Questo avvenimento suscitò molto scalpore in tutta Italia, i giornali ne parlarono a lungo e per il grave impatto emotivo la Camera del Lavoro di Milano decise di indire il primo sciopero generale della storia d’Italia. Tra aperture e chiusure, l’attività estrattiva mineraria di Buggerru proseguì fino alla fine degli anni sessanta del secolo passato. Oggi Buggerru è solo un piccolo borgo con appena 1000 abitanti che vive di turismo, i visitatori, oltre che per lo splendido mare, vi si recano anche per visitare la galleria Henry (questo è il nome dato alla miniera già alla sua apertura) e vi assicuro, avendo visitato questo posto di  persona, che percorrere quelle miniere e le sue diramazioni che sfociano sui costoni di roccia che scendono a picco sul mare, regala emozioni suggestive uniche.

Redazione

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