Lecce, il barocco e la frutta: un viaggio iconografico

Di Daniela Bacca (Presidente Associazione Guide Turistiche Regionali di Puglia)

baccaIl barocco leccese è un tripudio d’autunno. Capitelli, portali, finestre, cornici, stemmi, mensole, archi, lunette, trabeazioni e altari si impreziosiscono di frutti autunnali e natalizi, tipicamente salentini e mediterranei, come dono del lavoro contadino e della generosità della terra offerto a Dio.
Cesti e canestri, ghirlande e bouquet, cornucopie e corone, traboccanti di prospere melagrane, succosi grappoli d’uva, propiziatorie mele cotogne, fecondi agrumi, benaugurati mandorle, gustose bacche e more, ed infinita varietà di primizie, ornano ed arricchiscono il senso estetico e simbolico delle architetture.
Lapidee “nature morte” che prendono vita sulla scenografica pietra di tufo locale, rendendola prezioso scrigno d’avorio ed esuberante ricamo scolpito.
Prodotti della terra che furono prodotti dall’amore e dal pensiero cristiano e filosofico, sociale ed economico, fantasioso e geniale dei protagonisti del barocco, per rendere perpetua l’abbondanza di Dio, la ricchezza della creazione, la forza della Natura fruttifera, la ciclicità della stagione e del tempo che scorre, e la laboriosità dell’umanità punita, salvata e nobilitata dalle e nelle attività agricole e rurali della terra.
Ogni frutto nell’iconografia cristiana e barocca, spesso di derivazione pagana e dionisiaca, ha un suo albero genealogico e della vita, è la raffigurazione di un significato emblematico e possiede la sua propria natura carismatica.
La melagrana, presente nel passo del “Cantico dei Cantici”, tra i suoi molteplici ed affascinanti simboli, è emblema di purezza, fedeltà, fertilità e resurrezione. La sua origine allegorica inizia con la genesi della mela come frutto proibito del paradiso e metafora della caduta dell’uomo, che, in mano a Gesù Bambino, diventa indice della sua missione di salvezza. I suoi chicchi rosso rubino, richiamano, infatti, alla passione ed alle gocce di sangue versato da Cristo. La tradizione mediterranea pre-cristiana attribuiva, inoltre, a questo pomo il simbolo di rinnovamento cosmico ed il ciclo vita-morte-vita.
La mela cotogna è uno dei frutti tra i più tipici del Salento, che un tempo trionfava negli orti delle delizie d’ogni casa, campagna, monastero e masseria, e con la quale si produce la tipica cotognata leccese, marmellata gelatinosa confezionata a cubetti e mattonelle.
Simbolo dell’amore e della fecondità, viene anch’essa associata all’opera di redenzione del Messia.barocco2
L’uva si colloca tra i simboli più diffusi ed importanti dell’iconografia cristiana. La vigna ed il vino appartengono alla storica cultura e primordiale economia diffuse nel Mediterraneo e nel territorio salentino. Il suo grappolo di acini sferici richiama, come la maggior parte dei frutti allegorici, al simbolismo del cerchio che allude all’universo, alla completezza e perfezione, ed alla sfera celeste e divina. La vite nella Bibbia è allegoria delle fasi di lavoro e del valore relativo al raccolto. Proprio Gesù, nel Vangelo, rappresenta se stesso con la metafora della vite, e scelse il vino come suo segno di sangue eucaristico. Le campagne della provincia di Lecce sono costellate di splendidi vigneti dai polposi grappoli d’uva di Negroamaro e Malvasia nera, grazie ai quali si producono i noti e tipici vini locali.
Nelle colonne tortili del barocco, come tralci rampicanti della fede e della costanza, e nei panieri e nelle cornucopie di capitelli e cornici, simbolo di fertilegrembo della Madre terra ed evocazione dei doni paradisiaci, l’uva, nelle sue molteplici forme, rappresentazioni e varietà, trionfa ridondante nel segno della comunione, del nutrimento e dell’amore cristiano.
Arance e limoni abbracciano, anch’essi, i festoni di pietra, in ghirlande festose di buon auspicio e di connubio d’amore.
Questi frutti paradisiaci, infatti, i cui colori e forme richiamano al sole ed alla luce divina, alludono alla salvezza, alla fertilità ed al rinnovamento della vita.
La mandorla proviene dal giardino dei monasteri e dagli orti mediterranei e contadini. Fu considerata, insieme ad altre, pianta del Paradiso. Con i suoi dolcissimi frutti vengono tutt’ora preparati prelibati dolciumi locali di tradizione, come i pesci natalizi e gli agnelli pasquali di pasta di mandorla. Nell’iconografia medievale Gesù era spesso raffigurato all’interno della mandorla mistica, rappresentando la luce di Cristo e l’unione della sfera terrestre e celeste. Questo frutto è, quindi, allegoria della gloria, della spiritualità e della vita nascente.
La pigna è un’ulteriore raffigurazione di alchemico fascino metaforico che deriva, come tanti elementi floreali, dalla mitologia classica e dionisiaca. Similmente a molti frutti ricchi di semi, è considerata emblema della fertilità, riproduzione e potenza di vita, e simbolo di abbondanza ed immortalità dell’anima.
Non ultimo e solo, nello straboccante repertorio scultoreo-allegorico del Salento, si può incontrare qualche frutto di fico, che, da simbolo del peccato originale, assume il significato positivo di prosperità, fecondazione e salvezza, e di pero che indica la fertilità, la speranza e la salute.

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